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Forse sarebbe l’ora di far un bel tagliando al referendum

Politica italiana

Forse sarebbe l’ora di far un bel tagliando al referendum

Votare o non votare, diritto o dovere, appelli e nascondimenti vari tra retoriche diffuse e plastiche manifestazioni d'indignazione selettiva. Si è rincorso il potenziale cittadino votante, lungo spiagge dorate e acque cristalline, tentando invano di convincerlo, mediante analisi serissime e argomentazioni incontestabili, a detta di alcuni

Luca Bugada10/06/2025Aggiornato 10/06/20252 min lettura376 parole

Votare o non votare, diritto o dovere, appelli e nascondimenti vari tra retoriche diffuse e plastiche manifestazioni d’indignazione selettiva. Si è rincorso il potenziale cittadino votante, lungo spiagge dorate e acque cristalline, tentando invano di convincerlo, mediante analisi serissime e argomentazioni incontestabili, a detta di alcuni ovviamente, del doversi preferire la cabina elettorale a quella degli stabilimenti balneari.

Si è urlato e si arringato sul niente, eludendo questioni di metodo e di contenuto. La chiamata alla responsabilità collettiva è rimasta, di fatto, del tutto inascoltata. La mobilitazione non ha varcato la soglia fisica e mentale dei seggi elettorali.

Chi crede davvero nell’efficacia dell’istituto referendario? Perché, nel corso degli ultimi anni, il raggiungimento del quorum è spesso sembrato un miraggio, un’oasi distante e lontanissima?

Le carovane politiche si seguono e si susseguono, conoscendo perfettamente le criticità formali del referendum, ma nulla cambia e, soprattutto, nulla sembra voler cambiare. Il referendum è, o dovrebbe essere, l’espressione più bella del voto popolare.

Assistiamo da anni, forse proprio per questo, a occasioni e opportunità, reali o fittizie, sistematicamente lasciate in balia del proprio destino, condannate a non contare, a non lasciare il segno.

La politica avrebbe i mezzi per operare chirurgiche correzioni, sostenendo, non con proclami e annunci inconcludenti, ma introducendo modifiche funzionali, l’istituto del referendum.

Basterebbe aumentare il numero delle firme necessarie da raccogliere ed eliminare la tagliola del quorum, selezionando, infine, quesiti moderni, vicini alle esigenze reali dei cittadini.

Sarebbe saggio, infine, evitare la politicizzazione eccessiva dei quesiti, tentando, invece, di spiegarne la ratio profonda, offrendone un’interpretazione “larga”, aperta a sensibilità differenti, rivolgendosi così a un pubblico il più eterogeneo e diversificato possibile.


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4 pensieri su “Forse sarebbe l’ora di far un bel tagliando al referendum

  1. Alessandro Armaroli dice:

    Politicamente improponibile una modifica dell’istituto. Si arenerebbe subito in aula, mentre alle porte del parlamento si assembrerebbe una fauna simile a quella di Capitol Hill.
    Piuttosto chi deve saggiarne l’ammissibilità sia più selettivo.
    “Esfernalizzare” la funzione legislativa alla massa plebiscitaria sarebbe demenziale.
    Non è questa la ratio assegnata all’istituto, che è eccezionale.

  2. blogdibarbara dice:

    Il termine “tagliando” mi ha riportato alla mente la più bella traduzione dal latino mai incontrata, ad opera dello scrittore dialettale padovano Dino Durante Jr: “Catilina daghe un tajo”, e per affinità mi viene voglia di dire: Cari referendari ossessivi compulsivi, dèghe un tajo. E se loro non sono in grado di farlo da soli, lo dia il parlamento, innanzitutto innalzando, e di molto, il numero di firme richieste per avviarlo, e poi anche intervenendo sui contenuti, perché un conto è interpellarci sul divorzio, cioè su una questione che almeno teoricamente può riguardare tutti noi, altro è pretendere di farci decidere su questioni astruse, delle quali solo gli addetti ai lavori conoscono tutti i risvolti, e che riguardano solo una frazione dei cittadini, come quella volta che siamo stati chiamati a esprimerci sull’abolizione dell’ordine dei giornalisti, di cui nessuno di noi profani conosce la funzione e le implicazioni. E dunque sì, basta, dèghe un tajo.

  3. Maria Nadia dice:

    Forse non ho capito bene “togliere la tagliola del quorum” ?
    Significa consegnare il potere decisionale a qualsiasi minoranza.
    Al contrario alzerei di parecchio la soglia per l’ammissibilità dei referendum.

    • Fotis dice:

      Ma stiamo scherzando? In Italia, non esiste un quorum minimo di votanti necessario per eleggere un governo perciò possono (per assurdo) bastare 3 votanti ma per essere valido un referendum che annulla le sue leggi servono 25.650.688 votanti. Ti sembra normale?
      Serve rimuovere il quorum ai referendum in modo che chi va a votare decide l’esito, come si fa anche alle amministrative e ai referendum confermativi.

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