Stile, moda e costume
Frank Lloyd Wright e la preveggenza di un genio
Fallingwater, ovvero la Casa sulla Cascata, fu commissionata da Edgar J. Kaufmann a Frank Lloyd Wright e costruita tra il 1936 e il 1939 sul ruscello Mill Run nei pressi di Bear Run a 70 miglia da Pittsburgh in Pennsylvania. È considerata una dei capolavori di



Fallingwater, ovvero la Casa sulla Cascata, fu commissionata da Edgar J. Kaufmann a Frank Lloyd Wright e costruita tra il 1936 e il 1939 sul ruscello Mill Run nei pressi di Bear Run a 70 miglia da Pittsburgh in Pennsylvania.
È considerata una dei capolavori di Wright, autore tra l’altro del Guggenheim Museum di New York, ma anche di Taliesin West a Scottsdale in Arizona, sede della sua scuola di architettura, dove visse dal ‘37 al ‘59 anno della sua morte a 91 anni.
Frank Lloyd Wright (Richland Center nel Wisconsin 1867), otto opere del quale sono state insignite del titolo di “patrimonio dell’umanità”, è stato uno dei fondatori del cosiddetto “Movimento moderno” nell’architettura del ventesimo secolo, insieme a giganti quali: Ludwig Mies van der Rohe, Le Corbusier, Walter Gropius (Bauhaus) e Alvar Aalto.
Ricordarlo come progettista della Casa sulla Cascata ha un senso perché la sua visione di architettura organica e naturale lo pone come indubbio antesignano di un giusto rapporto tra la casa dell’uomo e l’ambiente che lo circonda.



Il “Bosco verticale” realizzato a Milano dallo studio di Stefano Boeri è idealmente legato alla stessa concezione, con l’adeguamento dovuto ai tempi, cioè l’intento non solo di ridurre l’impatto con il contesto urbano, ma di contribuire alla cattura di CO2 ed essendo autonomo e non inquinante dal punto di vista energetico.
Tutto questo ha fatto scuola, tanto che in molte parti del mondo sono in progetto città intere edificate sul concetto della vivibilità coniugata con l’impatto minimo sull’ambiente, ad esempio la “città-foresta” di Liuzhou in Cina.
La Casa sulla Cascata fu un progetto ardito che destò perplessità anche nel committente e nella ditta appaltatrice del cantiere, perché tutti, tranne Wright, dubitavano dell’equilibrio precario di un manufatto in calcestruzzo e travi d’acciaio sospeso sul letto di un torrente.
Gli aspetti più innovativi della costruzione sono l’uso, sia all’esterno che all’interno e finanche i pavimenti, di una pietra locale, per la quale fu riaperta una cava in disuso, oltre a finestre senza angoli per evitare zone d’ombra a causa degli stipiti.
La concezione dell’opera è tutta nel limitare qualunque aspetto artefatto, inserendola nell’ambiente fluviale come se fosse parte dello stesso e non un intervento umano a modificarlo e in qualche modo deturparlo.
All’opposto il successivo Guggenheim Museum sulla Fifth Avenue, in un tratto che costeggia Central Park, si staglia con tutta la sua originale diversità, rompendo la continuità stilistica degli edifici attigui, ma la spirale che caratterizza l’edificio fu concepita soprattutto per rendere funzionale il percorso espositivo della collezione di opere pittoriche.

Non è un fatto stridente e incongruo, l’architettura del ventesimo secolo ha sposato la funzione e ripudiato gli orpelli; i parallelepipedi di vetro di Ludwig Mies van der Rohe a New York, la Chaise Longue di Le Corbusier, gli edifici Bauhaus di Tel Aviv e i tavoli e le poltrone di Alvar Aalto fanno parte di classici che hanno raggiunto senza invecchiare la nostra epoca.
Oggi quella purezza di stile sembra aver ceduto il posto a un barocchismo un po’ volgare, molti architetti e designer sembrano più interessati a epater les bourgeeois.
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