Conflitto russo-ucraino
I detonatori dell’autodistruzione dell’Occidente
Putin minaccia di cancellare la civiltà a suon di atomiche e i pacifisti dove sono? Si potrebbe dire che una buona parte di loro (i “pacifinti”) sono troppo impegnati a dargli una mano. Viviamo in tempi strani. O forse non lo sono poi così tanto e

Putin minaccia di cancellare la civiltà a suon di atomiche e i pacifisti dove sono? Si potrebbe dire che una buona parte di loro (i “pacifinti”) sono troppo impegnati a dargli una mano. Viviamo in tempi strani. O forse non lo sono poi così tanto e semplicemente le “stranezze” si notano di più, solo perché siamo tutti esposti, al tempo stesso clienti e merce, su queste grandi vetrine telematiche. Ci penso spesso, quando mi ritrovo a contemplare il “pacifismo strabico” delle piazze digitali (ma anche di quelle reali), che ai più influenzabili potrebbe quasi dare l’idea che un’intera società stia perdendo la guerra contro la logica e benedicendo senza imbarazzo un nuovo ordine mondiale basato sul disordine mondiale, nel quale tutto è relativo. Al punto che persino concetti come pace, libertà, democrazia, insieme a tutto ciò che ne consegue, non sono più valori, ma semplici opzioni, o punti di vista. D’altra parte come non pensarlo quando ti ritrovi orde di sedicenti pacifisti (tra i quali anche giornalisti, “studiosi” e persino capi di partito) che usano lo stesso spartito dei russofili dichiarati (per convinzione o convenienza)? Che si battono il petto perché le democrazie occidentali smettano di fornire armi di difesa agli ucraini, un popolo che non ha scelto questa guerra e che deve rispondere, per sopravvivere, ad una brutale aggressione. Mentre nulla hanno da dire sulle dittature violente e corrotte che armano l’aggressore russo. “Le armi devono tacere”. Che sia per la resa o lo sterminio di uno dei due contendenti, nella loro illuminata visione di pace, poco importa. Ma li abbiamo visti anche tutti lì, in coro, a gridare allo scandalo, dopo la provocazione del presidente francese Emmanuel Macron sull’invio di truppe europee in Ucraina. Salvo poi tacere, un paio di giorni dopo, quando Putin candidamente si dice pronto ad annientare il mondo con il suo arsenale nucleare, qualora qualcuno dovesse interferire con i suoi piani imperiali. Tutti pronti ovviamente a postare e ripostare grafiche più o meno caserecce con le quali attribuiscono agli USA e alla NATO ogni guerra possibile – liti condominiali incluse – da quelle puniche in poi, omettendo di dire che, per qualche strano motivo, è la Russia e non gli Stati Uniti ad occupare militarmente intere regioni di paesi sovrani, alcune addirittura da oltre 30 anni. E si potrebbe continuare con le “promesse violate” di non allargamento della NATO, un’abile mistificazione basata non su accordi formali, ma sulla trascrizione di una conversazione (che peraltro va contestualizzata in uno scenario in cui si parlava di altro e che si è concluso con accordi di tutt’altro tipo). Per di più rimarcata proprio da chi fa scena muta quando gli si fa notare che la Russia con l’Ucraina da 10 anni viola almeno 4 trattati (quelli sì, scritti e firmati) e una dozzina di articoli della Carta ONU del ‘45 e di quella di Parigi del 1990, sottoscritte anche da Mosca. E lo chiamano pure “espansionismo”, con la speranza che appaia non migliore di quello putiniano, tralasciando il non proprio trascurabile dettaglio che al Patto Atlantico si aderisce per ammissione, mentre alla Russia per annessione. In fondo che differenza può esserci tra un’adesione per alzata di mano e una imposta con i carri armati? E che dire dei poveri Houthi, amabilmente dediti alla violazione sistematica dei diritti umani (vedi reclutamento dei minori), che proprio non possono fare a meno di attaccare navi mercantili, cioè civili, mettendo in pericolo l’intero commercio mondiale? Cosa volete che sia? Piazzare portaerei e navi militari che abbattano i missili, colpiscono le postazioni di lancio, tengono lontani gli assaltatori armati e proteggono i convogli, questo sì che è “escalation”. Perché la difesa, se fatta dall’Occidente, è un attacco per definizione. Ed è proprio questo il punto. C’è un intero pezzo della società occidentale per la quale ad essere sotto esame è sempre e solo l’Occidente, cui nulla viene perdonato e che è anzi persino responsabile dei crimini che subisce. Lo vediamo ogni giorno anche sui social, dove orde di utenti si prodigano a contestare lo stesso modello che consente loro quelle contestazioni. Inconsapevoli “volontari” della guerra ibrida che le dittature hanno scatenato da tempo, dediti ad opporsi alla stessa democrazia che garantisce le loro libertà, utilizzando le armi fornite – gratis e assai volentieri – dalla propaganda di paesi in cui chi si oppone, come loro, finisce però in un gulag o penzola da una gru. È l’irrazionale pretesa di autoinfliggersi la privazione di diritti e di ogni forma di libertà, diventando i detonatori dell’autodistruzione dell’Occidente. Quasi una versione “umana” dei droni-kamikaze, dei quali, in questo caso, siamo sia produttori che vittime. Se siano consapevoli o meno di questo controsenso non saprei proprio dirlo. Ma di certo il fatto che costoro rivendichino la libertà di attaccare proprio quell’Occidente che la libertà la assicura da 80 anni, ha permesso, per assurdo, a Putin & soci di trasformare in armi proprio chi critica l’uso delle armi, rendendo le loro richieste di pace il più grande capolavoro di chi ha interesse a continuare la guerra.
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Analisi perfetta che condivido in ogni parola. Purtroppo ci sono orecchie e occhi impermeabili a questi concetti. C’è un cancro di disinformazione e tifo antioccidentale che rende avverso il giudizio di tante troppe persone, anche brave persone. Ma non dobbiamo stancarci di ripetere e ribadire queste parole.
Sottoscrivo ogni singola parola