Conflitto russo-ucraino
I nuovi oligarchi. Le mani di Mosca sugli asset stranieri
All'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina si pensava che le grandi aziende occidentali avrebbero lasciato in massa la Russia, ma le cose sono andate diversamente. La maggior parte delle imprese ha preferito aspettare prima di prendere una decisione, mentre chi lasciava il Paese subiva perdite significative a causa

All’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina si pensava che le grandi aziende occidentali avrebbero lasciato in massa la Russia, ma le cose sono andate diversamente. La maggior parte delle imprese ha preferito aspettare prima di prendere una decisione, mentre chi lasciava il Paese subiva perdite significative a causa della cessione affrettata dei propri asset a controparti russe.
A Mosca andava bene in entrambi i casi, poiché il regime ha il potere di guadagnare sia dall’esodo che dalla permanenza di queste società. Se restano, la loro presenza fa bene all’economia e permette ai russi di continuare a consumare i prodotti a cui sono abituati. Se invece decidono di cedere le operazioni, devono sottostare alle imposizioni delle autorità russe e farsi carico di perdite finanziarie causate dalle distorte condizioni di mercato, da nuove tasse penalizzanti e dalla necessità di dover ricevere il nulla osta dal governo.
Condizioni che permettono al Cremlino di usare l’esodo delle aziende occidentali come uno strumento per distribuire potere e ricchezza nel sistema economico russo, offrendo a un gruppo selezionato di imprenditori la possibilità di acquisire facilmente siti produttivi e sistemi commerciali. Tra queste persone ci sono alcuni dei grandi oligarchi di sempre, ma per la maggior parte si tratta di un’élite emergente di uomini d’affari meno potenti che avevano legami con il governo e che ora sono diventati i nuovi fedelissimi del regime di Vladimir Putin. Dall’inizio della guerra la redistribuzione di risorse e potere non si è mai fermata.
La settimana scorsa Unilever, multinazionale britannica titolare di centinaia di marchi tra i più diffusi nel settore dell’alimentare e dei prodotti per la casa, ha faticosamente raggiunto l’accordo che le consente di cedere l’attività in Russia a un prezzo nettamente inferiore al valore di mercato. La rete commerciale e gli asset dell’azienda tra cui spiccano quattro grandi siti di produzione sarebbero stati valutati intorno ai 40 miliardi di rubli, una somma pari a circa 400 milioni di euro.
Alla fine dell’anno scorso le attività russe di Unilever erano state valutate 600 milioni di euro, una cifra in calo rispetto all’anno precedente, a sua volta inferiore rispetto al periodo prebellico. L’acquirente è Alexei Sagal, magnate della cosmetica che negli ultimi due anni ha acquisito i beni di diverse società europee e statunitensi, ma soprattutto amico stretto del vice primo ministro ed ex ministro del Commercio e dell’Industria Denis Manturov.
La redistribuzione di risorse non riguarda soltanto gli asset stranieri. Negli stessi giorni il Gruppo Rolf, il più grande concessionario di auto russo, è stato acquistato da Umar Kremlev, presidente dell’Associazione Internazionale di Boxe (la famigerata Iba della controversia sulla pugile Imane Khelif) e uomo vicino al capo della sicurezza personale di Vladimir Putin.
Il fondatore e proprietario del Gruppo Rolf era Sergej Petrov, un moderato oppositore di Putin ex deputato della Duma che oggi vive in Austria. La società non è mai stata di proprietà straniera, ma era stata nazionalizzata alla fine del 2023 applicando le stesse leggi create per pilotare le cessioni di aziende occidentali.
Secondo gli esperti sono almeno quaranta i nuovi oligarchi che si sono arricchiti massicciamente grazie all’esodo delle aziende stra-niere, in una dinamica simile alla spoliazione della Russia post sovietica ma totalmente controllata dal Cremlino e che delinea i contorni del nuovo sistema di potere creato da Putin per consolidare il suo regime.
Articolo pubblicato su LA RAGIONE del 10 settembre 2024

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo cliccando sull’icona qui a fianco. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito.
Condividi











Caro Federico, come anticipi nell’articolo NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE DELLA RODINA, procedure rodate dal mafioso putridoputino ai tempi della sua permanenza a S. Pietroburgo passando per il periodo della nuova economia (l’era del Grande Bevitore eltsin) e proseguita con l’avvento dell’attuale cricca mafiosa, la Kremlin Inc. Noto con sconcerto che dal lato Occidentale continuiamo a farci del male, con il miraggio di facili guadagni trasferiamo soldi, infrastrutture e know-how senza le dovute protezioni ma soprattutto senza voler vedere che, entro i confini russi, si è alla mercè di regole banditesche e mafiose. Sarei tentato di gioire per le perdite di questi illuminati tycoon del blocco occidentale ma, come sempre accade, in questi giochi vince il banco russo che si arricchisce alla faccia dei compagni-cittadini che vivono in un contesto da quasi terzo mondo (per i servizi alla collettività, welfare, infrastrutture, stipendi…)