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Il bello del (non) canone italiano

Stile, moda e costume

Il bello del (non) canone italiano

L’Italia è famosa nel mondo per vari aspetti, tra cui peculiare è l’amore per il bello, in passato favorito dalla sua divisione in Stati retti da case regnanti che richiedevano preziosità in ogni aspetto delle cose che le riguardavano, finanziando artisti e artigiani, e non trascurando

Stefano Piperno27/09/2025Aggiornato 27/09/20254 min lettura879 parole

L’Italia è famosa nel mondo per vari aspetti, tra cui peculiare è l’amore per il bello, in passato favorito dalla sua divisione in Stati retti da case regnanti che richiedevano preziosità in ogni aspetto delle cose che le riguardavano, finanziando artisti e artigiani, e non trascurando agricoltura e cucina.

Ma definire il bello è una vexata quaestio che non ha e non avrà mai una risposta, da sempre si è cercato di stabilire un canone (dal greco kanón che vuol dire bastone dritto) per stabilire dei parametri in cui far rientrare ciò che si può definire bello, ma anche questo tentativo non ha risolto il problema che riguarda la cultura, la sensibilità e le inclinazioni personali.

Cisitalia 202 Pininfarina

Dall’antichità ci sono giunti “La poetica di Aristotele” e “Il trattato sul sublime” del famoso Anonimo che avevano stabilito dei canoni, ma il pensiero moderno se ne è discostato alquanto, si pensi all’estetica crociana fino allo strutturalismo.

Per trattare dello stile italiano ho scelto volutamente prodotti industriali scaturiti da un design straordinario, la più recente e innovativa forma d’arte cresciuta di pari passo con lo sviluppo della produzione in serie.

Nella nostra epoca è forse proprio la produzione industriale ad aver favorito il concetto di bello che ci arriva dai greci: kalós kai agathós, non il bello in sé, ma coniugato col buono, cioè un prodotto stilisticamente accattivante con una qualità eccellente.

La verità è che certe opere dell’ingegno umano aggregano il gradimento dei più, divenendo modelli che raccolgono un consenso altissimo assurgendo a classici inimitabili senza plausibili motivi, anzi solo il tempo sembra poter garantire l’assunto; opere mal giudicate dai contemporanei, vengono recuperate a posteriori perché il tempo trascorso ha mutato i termini del comune sentire.

Olivetti Lettera 22

A complicare le cose, nel nostro tempo, sono comparse varie forme di arte concettuale: l’astrattismo in pittura, l’ermetismo in poesia, il bop e la dodecafonia in musica.

Queste forme d’arte richiedono un retroterra culturale per poter essere godute appieno, non che la stessa cosa sia necessaria per le forme d’arte più immediate; pochi sono in grado ad esempio di distinguere un quadro figurativo d’autore da una crosta, senza una cultura specifica retrostante. 

Lampada Tizio di Artemide

L’Italia, favorita dalla sua speciale collocazione geografica, è certamente il paese che ha forgiato le fondamenta del gusto nel mondo occidentale, dalla romanità al rinascimento (e, bisogna dirlo, anche il razionalismo di epoca fascista giustamente rivalutato) fino ai nostri giorni: artigiani, artisti, architetti, designer, scrittori, poeti, cineasti, ma anche agricoltori e allevatori, nonché infine l’industria, hanno contribuito a costruire quell’unicum che tutti ci invidiano e che noi invece sottovalutiamo e non sfruttiamo a dovere, come hanno sempre fatto i francesi, disarticolati dal nostro individualismo e dall’incapacità di fare squadra, un vizio perdurante malgrado la recente creazione del ministero del Made in Italy (ma non sarebbe bastato far funzionare meglio l’ICE?).

Da ultimo l’industria e la produzione in serie hanno avuto l’effetto di creare prodotti e marchi che essi stessi sono divenuti delle icone, tanto che la pop art, in specie con Andy Warhol, li ha fatti assurgere a oggetti d’arte.

Occhiali Persol

Come giustamente afferma il patron di Eataly Oscar Farinetti, noi italiani non ci rendiamo conto della fortuna (lui veramente dice culo) che abbiamo ad essere nati in un paese che ha il miglior clima del mondo, una natura con una biodiversità unica e una storia millenaria alle spalle che ha lasciato tracce indelebili e magnifiche, non a caso possediamo la percentuale più elevata al mondo di opere d’arte e di antiche vestigia, nonché il maggior numero dei siti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. 

Le immagini mostrano famosissimi prodotti del genio italiano in tutti i campi, credo che non abbiano bisogno di commento.

Un episodio è legato alla nascita della Ferrari 250 GTO che si vede in foto, una delle sportive più valutate nel mercato delle auto d’epoca: il carrozziere Saglietti disse all’ingegnere responsabile del progetto Giotto (nomen omen) Bizzarrini: “Ingegnere, se la dobbiamo fare, facciamola bella!”

Parole lapidarie che rispecchiano il talento italiano dall’artigianato all’industria, un background culturale che è giunto fino a noi.

Per le immagini che corredano queste note non era possibile evitare scelte, ma quelle presenti (tre delle quali esposte al MoMa) credo spieghino bene cosa si intenda dire e ci riempiano di orgoglio in un momento tanto difficile.

Allo stesso modo non basterebbe un ponderoso tono per elencare i tanti autori di manufatti e opere dell’ingegno, per cui mi limito a citare tre nomi del presente in rigoroso ordine alfabetico in rappresentanza di tutti: Giorgio Armani, Giorgetto Giugiaro e Renzo Piano.

Ferrari 250 GTO Scaglietti



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