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Il Pd tra vocazione maggioritaria e Ulivo in sedicesimo

Italia

Il Pd tra vocazione maggioritaria e Ulivo in sedicesimo

Pubblicato nel 1935 a Zurigo, “Eredità del nostro tempo” di Ernst Bloch è un magistrale saggio storico-sociologico sul crollo della Repubblica di Weimar e sull'avvento del nazismo. La sua introduzione si intitola "Polvere". La metafora centrale del libro è infatti la polvere, che la piccola borghesia

Michele Magno03/07/2024Aggiornato 03/07/20243 min lettura588 parole

Pubblicato nel 1935 a Zurigo, “Eredità del nostro tempo” di Ernst Bloch è un magistrale saggio storico-sociologico sul crollo della Repubblica di Weimar e sull’avvento del nazismo. La sua introduzione si intitola “Polvere”. La metafora centrale del libro è infatti la polvere, che la piccola borghesia in rovina solleva nell’aria e che si diffonde rapidamente in tutto il Reich. Sotto la scura polvere che si alza in un’atmosfera cupa e minacciosa, non c’è una via d’uscita. Il finale, quindi, è già scritto. Mentre l’operaio senza lavoro non guardava più a Mosca, l’impiegato disoccupato si affidava al Führer. In Europa, nei primi decenni del Novecento, la rabbia e la paura dei ceti medi impoveriti furono catturate e addomesticate da regimi totalitari. Oggi sono intercettate e coccolate da movimenti sovranisti e xenofobi, un mix di rivolta luddista e sovversivismo sociale.

Nelle sacre rappresentazioni dei loro leader, in Francia, in Germania e in Italia, gli abiti di Satana sono identici: lo Stato dei padroni, la casta dei politicanti, la grande finanza, il complesso militare-industriale, i poteri forti, la massoneria, la “cricca” di Bildemberg. Nulla di scandaloso, perché il populismo non è un’ideologia, ma una sindrome basata su due radicate convinzioni: che il popolo sia depositario della verità e che sia, insieme, vittima di raggiri, inganni, persecuzioni. In questo senso, si può ben dire che il populismo è una religione neopagana in cui il  popolo è Dio, un Dio che adora se stesso. Una religione i cui adepti si riuniscono nelle chiese sia di destra che di sinistra, a Parigi come a Roma (meno a Berlino).

Sul fuoco del populismo, poi, soffia la Rete, vale a dire il maggior simbolo della modernità. Grazie al web vengono lanciate le crociate contro gli infedeli, i signori della Terra che tessono incessantemente i loro complotti per meglio dominare il mondo degli umili, dei deboli, dei servi della gleba. Mancano le prove e i documenti, ma che importa? La loro assenza, per questi seguaci a loro insaputa dell’esoterismo di Madame Blavatskij, è la migliore conferma che il Male agisce di nascosto. Nel frattempo, il qualunquismo da osteria, la violenza verbale e l’isteria collettiva contro il sapere scientifico e la democrazia rappresentativa continuano a dilagare sui media.

Come contrastare questa deriva della ragione nel discorso pubblico?Una delle regole fondamentali del sistema parlamentare è non soltanto che esista un’opposizione, ma che questa opposizione sia  vista come una possibile alternativa di governo. Nulla di tutto ciò è attualmente all’orizzonte. A meno di considerare credibile il novello “Fronte popolare” domestico (Pd, 5s, Anpi, Avs, Rifondazione comunista, +Europa), una singolare accozzaglia di putinisti e antiputinisti, europeisti e sovranisti, pacifisti e realisti, ecologisti e industrialisti, e via discorrendo.

Nel gioco per il potere le due dispensatrici della vittoria sono, per usare le famose categorie di Machiavelli, la fortuna e la virtù. Ma il partner di un gioco non può essere un perdente per predestinazione. Il perdente per predestinazione non è un giocatore, è tutt’al più un giocato (da altri). Fuor di metafora, la verità è che ancora non si capisce -almeno chi scrive non capisce- cosa il Pd voglia fare da grande: rilanciare la sua vocazione maggioritaria con un progetto riformatore che sappia parlare a tutti gli italiani, o acconciarsi mestamente alla riedizione di un Ulivo in sedicesimo con i resti di una sinistra che ha scassato i conti pubblici e fa l’occhiolino a Putin, che balla alle feste arcobaleno a cui è sconsigliata la partecipazione degli ebrei, che plaude a chi occupa abusivamente le case popolari o imbratta di vernice (non sempre lavabile) monumenti e opere d’arte.

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