Guerra ibrida e disinformazione
Il rapporto TikTok che documenta le interferenze russe in Romania
È arrivata la conferma ufficiale da parte di TikTok: le elezioni rumene hanno visto un numero impressionante di Operazioni di Influenza Sotto Copertura (CIO) volte a favorire il candidato filorusso Georgescu. Esaminiamo i dettagli del report, poi qualche riflessione. Tiktok ha appena pubblicato il report sulla



È arrivata la conferma ufficiale da parte di TikTok: le elezioni rumene hanno visto un numero impressionante di Operazioni di Influenza Sotto Copertura (CIO) volte a favorire il candidato filorusso Georgescu. Esaminiamo i dettagli del report, poi qualche riflessione.
Tiktok ha appena pubblicato il report sulla disinformazione che copre il periodo che va dal 1 luglio al 31 dicembre 2024. Potete scaricarlo dal link sottostante. L’ultimo capitolo riguarda le interferenze sulle elezioni presidenziali rumene.

Il report è ricco di informazioni tanto interessanti quanto preoccupanti. TikTok sostiene di aver rimosso:
– Sei network di Covert Influence Operations (CIO), che avevano come target utenti rumeni
– Un network CIO collegato a Sputnik Media, che aveva come target utenti rumeni e moldavi
– Più di 2000 ads che violavano le policy sull’advertising politico
Sostiene inoltre di aver provveduto al blocco geografico di una serie di account ed averne impedito la creazione di altri.


Più precisamente, nel periodo che va dal 5 al 14 dicembre 2024 è stata impedita la creazione di 33,594 account, sono stati rimossi 92,958 account fake, più di 600,000 fake likes e più di 1 milione di fake followers.

Nel periodo che va dal 15 al 30 dicembre è stata impedita la creazione di 116,000 account, sono stati rimossi 59,000 account fake, 1,5 milioni di fake likes e 1,3 milioni di fake followers. Oltre a 59 account che impersonavano politici o partiti rumeni.

È utile ricordare che il primo turno delle elezioni presidenziali rumene si è tenuto il 24 novembre 2024, mentre il secondo si sarebbe dovuto tenere l’8 dicembre 2024.
Riguardo i network di Covert Influence Operations, il più esteso fra questi comprendeva più di 27,000 account, mentre gli altri erano di poche decine. I network più piccoli non sono da sottovalutare: c’è solitamente più lavoro “umano” dietro.

In questi network ci può essere un minor grado di automazione nella creazione di contenuti, e quindi si tratta di network meno impattanti dal punto di vista della quantità, ma di norma più efficaci nel veicolare un certo tipo di narrazione.
Il network più esteso è stato chiuso a dicembre 2024; gli altri tra settembre e dicembre. Tutti promuovevano contenuti critici dell’operato del Governo e a sostegno di Georgescu.
Oltre a questi network, è stato chiuso anche un network di 11 account con profili riconducibili al media russo Sputnik.


Altri dettagli ci vengono dalla Procura generale rumena, che aveva documentato l’attività di più di 20,000 account che, a partire dal 23 novembre, avevano pubblicato oltre 2,1 milioni di commenti favorevoli a Georgescu. I dati sono sovrapponibili a quelli pubblicati da TikTok e relativi al più esteso dei network CIO. Gli account in questione utilizzavano un provider di posta elettronica russo e sono stati creati con un algoritmo automatizzato, che prevedeva la creazione di indirizzi email contenenti la dicitura “ushakov”, o “aleksandrov”, seguita da 5 caratteri alfanumerici. Potete trovare degli esempi nello screenshot sottostante.

Gli indirizzi IP più frequentemente utilizzati erano turchi, motivo per cui le autorità rumene hanno chiesto una rogatoria alla Turchia. Gli screenshot provengono da questo sito, su cui potrete trovare maggiori dettagli.

Alcune riflessioni, sia sul merito della vicenda che di carattere più generale.
1) Innanzitutto le tempistiche. Le autorità rumene hanno riscontrato attività anomale a partire dal giorno precedente il voto del primo turno.
È inverosimile che gli account siano stati creati tutti quel giorno e che abbiano iniziato a postare contenuti tutti in quel giorno. È più verosimile che prima del 23 novembre ci sia stata un’attività a bassa intensità, e che le anomalie siano saltate all’occhio soltanto il giorno prima delle elezioni. C’è da chiedersi, quindi: se queste attività malevole non fossero state quantitativamente così eclatanti, se ne sarebbe accorto qualcuno?
E se la risposta è no: quanti di questi network che agiscono “a bassa intensità” sono presenti sulle varie piattaforme social? Anche qui su X. Ricordiamo che Elon Musk ha reso di fatto le API inaccessibili agli analisti indipendenti, imponendo prezzi che sono proibitivi se non si è una grande azienda. O un attore statale. Piccolo spoiler: credo di aver individuato uno di questi network italiani, ne parlerò nelle prossime settimane.
2) Un’altra riflessione riguarda gli account di cui è stata impedita la creazione tra il 15 ed il 30 dicembre, periodo che non era prossimo ad una scadenza elettorale.
In questa fase il fine degli account fake, verosimilmente, era quello di alimentare le tensioni e destabilizzare la Romania, oltre che quello di condurre la solita attività “a bassa intensità” da rafforzare a ridosso delle scadenze elettorali.
3) La portata dell’operazione è certamente maggiore di quanto emerge dal report di TikTok: tutti i profili che sono stati chiusi appartenevano a determinati network, ma non tutti i profili appartenenti a questi network sono stati chiusi.
Soprattutto, non tutti i network sono stati individuati. Considerando quanto accade sui vari social, non solo TikTok, la dimensione del fenomeno è gigantesca e l’impatto sull’opinione pubblica può essere devastante.
4) Le autorità rumene sono riuscite, per la prima volta nella storia, ad impedire un golpe tecnologico servendosi degli strumenti della democrazia. Sono state agevolate, in questo, dal fatto che ci sono dei reati di mezzo.
Bisogna però interrogarsi su cosa sarebbe successo se le perquisizioni nelle abitazioni di Georgescu e degli altri 27 indagati per associazione sovversiva non avessero rivelato la presenza di ingenti quantità di armi e di contanti.

La domanda che bisogna porsi, in sostanza, è questa: le democrazie possono accettare l’imposizione, nei propri governi e nelle proprie istituzioni, di quinte colonne di Paesi ostili anche se queste non sono colpevoli di alcun reato?
La risposta, naturalmente, è “no”. Non possono essere i nemici della Romania a decidere chi deve governare la Romania. O la Germania. O l’Italia. Ma come si fa ad impedire queste derive ed al contempo preservare lo stato di diritto? La risposta non è semplice.
Ma neanche così difficile, in realtà: c’è margine per fare molte cose, ed è importante agire soprattutto a livello preventivo, in modo da disinnescare sul nascere i casi Georgescu e non renderli delle potenziali bombe sulla vita democratica di una nazione.
Bisogna capire che stiamo combattendo una guerra informativa e cognitiva, ed agire di conseguenza, dotandoci degli strumenti legislativi ed operativi adeguati. Bisogna, cioè, adeguare urgentemente le nostre legislazioni al contesto della guerra ibrida. Alcuni esempi:
a) Regolamentare l’utilizzo delle bot farm, ed in alcuni casi vietarlo. Capisco che ci possano essere limitazioni tecniche, ma la politica viene prima e la tecnica si deve adeguare (e può farlo benissimo).
Dobbiamo capire che un ambiente informativo in cui una buona percentuale di commenti, like ed in generale interazioni è riconducibile a bot farm, talvolta gestite da attori statali, rischia di essere la tomba della democrazia.
Ci siamo già dentro, in realtà, ed il punto è se le democrazie riusciranno ad uscirne o se rimarranno tumulate dentro. Con l’AI i bot diverranno sempre più “antropomorfi” e le finte interazioni sempre più verosimili.
Credete che milioni di bot gestiti da pochi attori non siano in grado di manipolare le opinioni pubbliche? Ci riescono eccome. E lo fanno piuttosto facilmente. Possono essere bot farm ed algoritmi a decidere il destino democratico di una nazione? Direi di no.

b) Vanno impedite le Operazioni di Influenza degli attori ostili. Si può agire in maniera puntiforme, limitando ad esempio le attività di propaganda correlate a Stati sponsor del terrorismo e a Stati, enti e soggetti sottoposti a sanzioni UE.
La proiezione di filmati di propaganda, l’affissione di cartelloni che pubblicizzano le relazioni con uno Stato sponsor del terrorismo e l’organizzazione di eventi con propagandisti del Cremlino potrebbero essere facilmente vietate.
Sarebbe naturalmente necessario definire con molta precisione il perimetro delle attività vietate, per scongiurare possibili abusi.
Per fare questo dovrebbero essere istituiti enti indipendenti ed apolitici che monitorino i flussi di fake news ed individuino i tramiti che consentono a psyop ed azioni di infowar, attuate da attori stranieri, di raggiungere milioni di italiani.
Oramai c’è una parte dell’opinione pubblica italiana che vive nella bolla informativa dei servizi segreti russi. Questa non è sovranità e non è democrazia: è follia suicida.
c) Considerando che le Covert Influence Operations avvengono principalmente tramite i social, i social devono essere obbligati a contrastarle.
Le piattaforme non complianti devono essere multate e, nei casi più gravi, sì, vietate. Ci deve essere una selezione naturale che consenta di sopravvivere soltanto alle piattaforme virtuose.
Una collaborazione tra le piattaforme ed enti (nazionali ed UE) deputati a contrastare le azioni di guerra ibrida sarebbe auspicabile.
d) Si potrebbe introdurre il reato di interferenza nei processi elettorali, che colpisca piattaforme social, società informatiche ed individui coinvolti.
e) L’art. 245 del c.p. andrebbe riformato ed esteso alle attività di infowar e guerra cognitiva. Si potrebbe inoltre introdurre la fattispecie di “Stato ostile”, in modo da avere delle armi mirate ed efficaci per contrastare le operazioni di influenza.

Questi sono alcuni esempi, il tema è estremamente vasto e complesso e non può esaurirsi nello spazio di un thread. È necessario trasmettere al legislatore l’urgenza di agire per fermare gli attacchi che mettono in pericolo la nostra democrazia e la nostra sovranità.
La storia degli ultimi dieci anni ci insegna che il prezzo dell’immobilismo rispetto alle azioni di guerra non lineare è il collasso: inevitabile, drammatico, caotico, cruento. Ma soprattutto rapidissimo. È necessario intervenire. E bisogna farlo con assoluta urgenza.
Link di riferimento:
https://linkiesta.it/2025/03/georgescu-golpe-mercenari-russia-romania-mosca/…
https://disinfocode.eu/reports/tiktok/5?commitmentId=201&chapterId=41&signatorie=34&report=5
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Ricostruzione magistrale del tentato putsch in Romania. Chiara e puntuale sintesi del pericolo della disinformazione, leggasi Hybrid-Warfare perchè le Covert Influence Operations questo sono, con buona pace di chi non vuol vedere.
Poi ci sono i soliti filo russi……
Ti ringrazio Samuele
Il rapporto di TikTok consiste nel resoconto di una attività sistematica di censura contro Georgescu . Ridicolo. La gente ha votato liberamente, l’annullamento delle elezioni e’ una vergogna assoluta
Ma è serio? Eppure ho messo il link, è sufficiente leggere il rapporto. Ed è sufficiente anche leggere l’articolo.
È sufficiente saper leggere e basta.
La democrazia è fatta anche di sentenze della Corte Costituzionale, indagini della magistratura, rapporti dell’intelligence e può anche prevedere il rinvio di una tornata elettorale.
Ciò di cui non può e non deve essere fatta la democrazia sono operazioni di influenza di attori stranieri, psyop, azioni coordinate di disinformazione volte a manipolare l’opinione pubblica, algoritmi social che favoriscono un candidato anziché un altro. E non può neanche essere fatta di soggetti armati e finanziati da attori stranieri per destabilizzare un Paese e poi sedare le proteste con la forza, in un framework che conosciamo molto bene dall’esperienza ucraina e georgiana.
La libertà non è solo assenza di coercizione. Avete sempre un’idea molto infantile delle cose.
Chi vive dentro una bolla di disinformazione, costruita e strutturata attraverso anni ed anni di operazioni malevole da parte di attori stranieri, è tutto meno che libero. O è libero come il nordcoreano che pensa, e ne è sinceramente convinto, che gli occidentali vivano nella povertà e nel degrado. Lei in una bolla del genere c’è finito con tutte le scarpe e naturalmente non può rendersene conto.
Sempre che io non stia parlando con un bot.
Saluti.