Regno Unito
Il Regno Unito dà il via alla ristatalizzazione delle ferrovie
Domenica 25 maggio è partito il primo treno sotto la gestione diretta della Great British Railways (GBR), il nuovo servizio ferroviario nazionale britannico. Definito una “nuova alba” dal governo, è il primo passo verso la ristatalizzazione della rete ferroviaria, dopo trent’anni di gestione privata frammentata e


Domenica 25 maggio è partito il primo treno sotto la gestione diretta della Great British Railways (GBR), il nuovo servizio ferroviario nazionale britannico. Definito una “nuova alba” dal governo, è il primo passo verso la ristatalizzazione della rete ferroviaria, dopo trent’anni di gestione privata frammentata e contestata. Gbr prende in mano non solo l’infrastruttura ma anche i servizi passeggeri, con l’obiettivo di semplificare le operazioni, abbattere le inefficienze e restituire ai cittadini un servizio affidabile.
Il Railways Act e le promesse
La privatizzazione delle British Rail era stato uno dei grandi progetti del thatcherismo. Prese forma durante il governo di John Major, con il Railways Act del 1993 che condusse alla cessione a privati delle varie compagnie ferroviarie britanniche tra il 1994 e il 1997.
Il progetto era stato venduto al pubblico con promesse di efficienza e modernizzazione. Ma nel tempo, la liberalizzazione delle ferrovie si è trasformata in un caso scuola di fallimento del sistema privato, portando quelle che erano tra le ferrovie più avanzate al mondo, al punto del collasso. Ritardi cronici, treni sovraffollati, continue cancellazioni e mancate modernizzazioni hanno segnato un declino progressivo della qualità del servizio e della sicurezza. In alcuni casi, si era arrivati addirittura alla sospensione di intere linee.
Perché la privatizzazione non ha funzionato?
I problemi di coordinamento tra le varie società e l’assenza di una gestione centralizzata hanno alimentato inefficienze strutturali. Piuttosto che ad una spinta al miglioramento dei servizi dettata dalla concorrenza, l’ingresso del settore privato ha condotto ad un monopolio stagnante che ha eroso il sistema stesso. Gli investimenti iniziali sono stati rimpiazzati da una corsa al ribasso sui costi e aumento dei profitti, spesso a discapito della sicurezza, come dimostrano incidenti gravi come quello di Ladbroke Grove nel 1999.
Negli anni, oltre al peggioramento del servizio, i pendolari hanno visto le tariffe aumentare a dismisura, mentre la promessa di risparmio per le casse pubbliche si è infranta contro i costi di transazione e gli interventi di salvataggio delle aziende fallite, con lo Stato costretto più volte a riprendere il controllo diretto di alcune tratte, come nel caso della East Coast Railway.
Il paradosso della privatizzazione: la gestione da parte di aziende statali estere
Un altro problema della gestione privata delle ferrovie britanniche riguardava la massiccia presenza estera, con una parte significativa del trasporto ferroviario paradossalmente gestita da operatori pubblici stranieri. Compagnie come Trenitalia (Italia), Abellio (Paesi Bassi) e Mtr Corporation (Hong Kong) per anni hanno controllato importanti linee pendolari, in un sistema che permetteva a governi esteri di trarre profitti dalla rete britannica, mentre lo Stato britannico restava escluso dalla gestione. Questo modello è ora in fase di smantellamento: dal 2025, linee cruciali come South Western Railway, C2C e Greater Anglia passeranno progressivamente sotto il controllo pubblico britannico, segnando un cambio di rotta radicale.
I Tories e lo smantellamento del sistema che avevano creato
Pur evitando accuratamente il termine “rinazionalizzazione”, i Conservatori, per primi, avevano deciso di smantellare il modello che loro stessi avevano creato, riportando le ferrovie sotto gestione statale, progettando le Great British Railways. Già sotto Boris Johnson, Downing Street era intervenuta per riprendere il controllo diretto di tratte gestite male dai privati, come nel caso di Northern Rail nel 2020, riportata sotto l’egida pubblica dopo anni di disservizi e proteste. Ma era stato Rishi Sunak a promuovere la riforma delle ferrovie nel Regno Unito, attraverso il progetto di legge noto come “Rail Reform Bill”, presentato come bozza nel 2024, che prevedeva la creazione delle Great British Railways sotto diretto controllo dello stato.
Le Great British Railways
Oggi, con la messa a punto e il lancio delle Great British Railways, da parte del governo di Keir Starmer, il Regno Unito archivia l’esperimento privatizzazione, riconoscendone l’insostenibilità.
Il piano di riforma prevede un ritorno graduale alla proprietà pubblica delle tratte attualmente gestite da operatori privati, come South Western Railway e Greater Anglia, con una piena operatività prevista entro il 2027. GBR sarà responsabile di tariffe più semplici, orari coordinati, maggiore puntualità e un impegno a lungo termine su sostenibilità e accessibilità. La partecipazione del settore privato rimarrà limitata a comparti come il trasporto merci e la vendita di biglietti, ma la regia dell’intero sistema tornerà saldamente nelle mani dello Stato.
Trenitalia resterà nel Regno Unito per gestire un nuovo servizio ferroviario ad alta velocità che collegherà Londra e Parigi entro il 2029.
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