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In Italia anche gli asini possono volare. Basta dirlo in prima serata tv

Travaglio e Orsini

Conflitto russo-ucraino

In Italia anche gli asini possono volare. Basta dirlo in prima serata tv

Leggendo alcuni commenti che i post a tema Ucraina ricevono su X o Facebook non faccio fatica a capire perché all’estero su argomenti come quello della guerra spesso ci vedano come alieni. Credo c’entri quel mix di sindrome di Dunning Kruger (che comporta un’errata percezione delle

Travaglio e Orsini
Marco Setaccioli04/05/2025Aggiornato 04/05/20254 min lettura737 parole

Leggendo alcuni commenti che i post a tema Ucraina ricevono su X o Facebook non faccio fatica a capire perché all’estero su argomenti come quello della guerra spesso ci vedano come alieni.

Credo c’entri quel mix di sindrome di Dunning Kruger (che comporta un’errata percezione delle proprie capacità e conoscenze, in conseguenza della quale ci si ritiene più preparati di professionisti ed esperti) ed analfabetismo funzionale, inteso come la scarsa capacità di comprendere, analizzare e rielaborare testi e informazioni, del quale abbiamo avuto prova con la recente esperienza del COVID, con migliaia di persone per lo più con scarsa istruzione (ma non solo loro) che si riversavano sui social per smentire virologi o spiegare a premi Nobel gli effetti del grafene, che era secondo loro presente nei vaccini.

Con la guerra in Ucraina lo schema si è infatti replicato alla perfezione. Gli esperti da bar hanno iniziato a discutere di geopolitica senza saper nemmeno indicare dove fosse Kyiv su una mappa e i pacifisti da divano hanno trovato nella lotta contro l’Occidente malvagio – quello che garantisce le loro stesse libertà – la nuova ragion d’essere di una battaglia antisistema che, una volta spenti i riflettori sulla pandemia, rischiava di condannarli ad una frustrante mancanza di obiettivi.

Difficile altrimenti spiegare il perché per molti sia più facile credere alle controfattuali opinioni dei vari Travaglio, Orsini e compagnia “putinante”, espresse con un chiaro gioco di intesa con gli organi ufficiali e ufficiosi di propaganda del Cremlino, piuttosto che a fatti di disarmante evidenza, trattati orwellianamente come se fossero solo punti di vista, anziché verità acclarate.

Ad esempio qualche giorno fa l’intelligence danese ha pubblicamente lanciato l’allarme per l’ampliamento già in corso delle basi russe, rivelando previsioni di un attacco contro i paesi NATO nei prossimi anni. Qualche settimana prima anche i servizi tedeschi avevano previsto uno scenario simile, ipotizzando una guerra già nel 2030.

La Norvegia aveva fatto considerazioni analoghe e nel marzo scorso ha riattivato i bunker, così come Svezia e Finlandia. Mentre la Polonia si appresta a disseminare il confine con un milione di mine anti-uomo e i Baltici da anni sono rassegnati all’inevitabilità di una prossima invasione.

La propaganda russa stessa ormai non fa più mistero di vedere nell’Occidente un nemico sistemico e prepara l’opinione pubblica ad una guerra che tutti i segnali fanno ritenere ineluttabile. Inoltre la leadership russa in questi anni si è profusa in minacce anche molto esplicite verso alcuni dei paesi confinanti ed esposti nell’aiuto a Kyiv.

Eppure, appunto, una bella fetta di italiani, abbindolata da abili pifferai magici, pretende di saperne più di tutti, noncurante delle performance non proprio lusinghiere di costoro. In un paese normale il negazionismo di Travaglio, che 24 ore prima dell’inizio della più grande guerra del secolo, definiva fake news i report di intelligence statunitensi, lo avrebbe dovuto indurre a nascondersi in una caverna finché qualcuno non avesse dimenticato il suo nome, e invece lui sull’Ucraina ha scritto ben due libri, centinaia di editoriali e tanti – inclusi politici – ripetono come un rosario le sue menzogne e manipolazioni, che poi altro non sono che il copia e incolla di quelle di Mosca.

Perché il nostro non è un paese normale. È il paese in cui nei 20 anni di fascismo tutti erano fascisti, e non lo siamo rimasti solo perché da Mussolini ci salvarono gli alleati. È il paese del partito comunista più grande d’Europa, che implose solo perché cadde il muro di Berlino portandosi dietro falce e martello. È un paese così distratto, credulone e pressappochista da credere persino a chi, in palese malafede, dice che gli asini volano, purché lo faccia durante un programma in prima serata. È un paese che forse solo per un caso è ancora una democrazia.


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4 pensieri su “In Italia anche gli asini possono volare. Basta dirlo in prima serata tv

  1. Amato Roberto dice:

    In oltre a non averne azzeccata una da quando è cominciata l’operazione speciale, vedo che anche qui cerchi di diffondere il tuo verbo basato semplicemente sul nulla.
    Forza c’è la puoi fare in bocca all’Orso ??

  2. Rossana Livolsi dice:

    Senza accorgersi…ha appena enunciato un paio di incontrovertibili ( a suo giudizio) verità. Le confesso: bufala per bufala preferisco quelle dei servizi occidentali , anziché quelle dei bot umani di Putin.

  3. Rossana Livolsi dice:

    Totalmente d’accordo con Marco. Quel che resta un mistero è la ragione dello spazio mediatico concesso a questi bufalari prezzolati, e della debole reazione degli intellettuali non putiniani, alla invasione di menzogne prodotta dai travaglio& company.

    • soulboldly0bae98e79d dice:

      Credo sia dovuto semplicemente al fatto che in quanto a bufale non siano meno di quelle dei putiniani. Se la minaccia per i paesi europei è rappresentata dai resoconti di varie intelligence che parlano di attacco tra 4 o 5 anni, è davvero difficile prenderle sul serio. Dal momento che le guerre si fanno per vincerle, molto improbabile che Putin attenderà 4 o 5 anni dando tutto il tempo necessario all’Europa di difendersi. Senza considerare che Putin allora avrebbe quasi 80 anni e che il mondo sarà cambiato più volte…
      Logica vorrebbe che l’attacco lo sferrasse ora.
      Ad ogni modo, alla fine della fiera, se non sono la logica o la competenza che orientano (se non per una piccolissima parte dell’opinione pubblica), quello che rimane è il semplicissimo pregiudizio degli uni e degli altri. Che, tra l’altro, non è diverso dall’impulso che spinge i cittadini a votare per gli uni o per gli altri nelle elezioni ordinarie. Dove ogni schieramento viene sollecitato dalla propria propaganda di riferimento. E gli italiani, in questo, non sono certo diversi da tutti gli altri. Se finalmente prendessimo atto che la realtà e la verità non sono parte di questo mondo, faremmo un bel salto in avanti.

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