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In morte di Aleksej Navalny

Conflitto russo-ucraino

In morte di Aleksej Navalny

Ieri sera in una Piazza del Campidoglio affollata per commemorare Alexei Navalny, abbiamo dimostrato con pacatezza e fermezza che c’è un bel pezzo d’Italia che è pronta a scendere in campo per difendere libertà e democrazia. Un’Italia che non crede a chi propaganda dei finti valori

InOltre20/02/2024Aggiornato 19/02/20242 min lettura315 parole

Ieri sera in una Piazza del Campidoglio affollata per commemorare Alexei Navalny, abbiamo dimostrato con pacatezza e fermezza che c’è un bel pezzo d’Italia che è pronta a scendere in campo per difendere libertà e democrazia. Un’Italia che non crede a chi propaganda dei finti valori di pace. Un’Italia consapevole del fatto che i diritti dei quali godiamo ogni giorno devono essere protetti, perché altrove non sono così scontati. Un’Italia che comprende quale sia la vera la posta in gioco nella guerra di sopravvivenza che l’Ucraina combatte contro l’aggressore russo. Da questa Italia dobbiamo partire per costruire l’Europa che verrà. Un’Europa forte, indipendente e prospera. Quel tempio della democrazia nel quale anche l’Ucraina troverà il suo posto. Ne va delle nostre libertà, del nostro futuro. Ora più che mai è vietato arrendersi. (M.S.)


Navalny resta un martire della libertà. E non importa se non si condividono per intero i contenuti della sua biografia politica. E importano ancora meno i soliti meschini tentativi degli ignobili propagandisti del Cremlino di infangarne la memoria. Navalny ha dimostrato che si può deliberatamente decidere di mettere a repentaglio la propria vita per testimoniare un ideale. Poteva fuggire e non lo ha fatto. Come già gli ucraini, che da due anni muoiono e patiscono le sofferenze di una guerra pur di resistere ad un brutale invasore. Il tragico destino di Anna Politkovskaja, Boris Nemtsov, Aleksej Navalny, per citare i tre più noti, sono la ragione per cui gli ucraini continuano a combattere e a resistere. Sono un monito per tutti coloro sono ancora capaci di dare un valore alla parola Libertà. Resistere alla Russia di Putin vuol dire opporsi ad un regime politico in cui gli oppositori vengono ammazzati, incarcerati, torturati. Un modello che la Russia sta cercando di esportare con le armi. Ma anche corrompendo le tasche e le coscienze. (W.P.)

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5 pensieri su “In morte di Aleksej Navalny

  1. Nativabilancia dice:

    Neanche a me è stato possibile spostarmi e venire a Roma sebbene lo avessi desiderato tanto. Idealmente stavo li e sostavo tra la folla anche se non tutte le facce mi erano simpatiche .
    Gradevole sorpresa invece la foto dei tre detentori degli account che seguo con grande interesse.
    OS AD SIDERA

  2. Samuele Marinozzi dice:

    Purtroppo famiglia e lavoro non mi hanno permesso di venire a Roma ma moralmente ero con voi. PS ho visto le foto ricordo, carinissimi!!

  3. Armega67 dice:

    Non ho potuto partecipare, ma Dio solo sa quanto mi sarebbe piaciuto stringervi la mano… pazienza, avete partecipato anche per me.
    Alla prossima occasione!

  4. rosszug dice:

    E’ stata una boccata d’aria. Sono anche contenta che si sia svolta senza complicazioni (visti i precedenti non era del tutto scontato). Ho visto un cartello “Putin is killer”. Forse ce ne volevano altri, per mostrare che siamo consapevoli nella nostra scelta che abbiamo a che fare con un assassino, ma se sapremo stare uniti e convinti di stare dalla parte giusta non abbiamo nulla da temere.
    “? ?? ?????, ? ?? ?? ???????” Io non ho paura e neanche voi dovete aver paura ha detto Navalny nel film. Dobbiamo esser forti in questa convinzione.

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