Media italiani
Israele e il mercimonio del dolore
Ci hanno messo un bel po’ il Corriere della Sera, La Stampa, la Repubblica, Avvenire, il Sole24Ore, l’Ansa e non si sa più quanti altri ad accorgersi di Yazan: il bambino di due anni penosamente ischeletrito le cui immagini giravano da almeno dieci giorni senza che


Ci hanno messo un bel po’ il Corriere della Sera, La Stampa, la Repubblica, Avvenire, il Sole24Ore, l’Ansa e non si sa più quanti altri ad accorgersi di Yazan: il bambino di due anni penosamente ischeletrito le cui immagini giravano da almeno dieci giorni senza che nessuna di quelle gloriose testate se ne curasse.
Avevano bisogno di quella più artistica e ben confezionata – con gli occhi della mamma verso il vuoto mentre tiene in braccio il piccolo, quell’essere fatto solo di pelle e ossa ed ormai esausto di forza – avevano bisogno di questa icona coreograficamente più efficace per mettere in pagina la sofferenza di Gaza.
E in realtà neppure, perché l’uso porno-doloristico di quell’immagine – adoperata a mani basse e in solerte unanimità da quella stampa così occhiuta sulla fame nella Striscia – non serve a onorare quella sofferenza, ma ad addebitarla alla crudeltà di chi pretesamente la provoca.
Vale a dire Israele, che deliberatamente starebbe attuando il programma di sterminio per fame messo a punto – con qualche inefficacia, pare – sin dal pomeriggio del 7 ottobre 2023.
Di fatto, parecchie fotografie del piccolo Yazan atrocemente smagrito, come dicevo, circolavano da giorni e giorni. L’archivio Getty Images ne ha fatto un florilegio. In una si vede il piccolo con un uomo (il padre?) che lo sostiene per gli omeri e tre fanciulli in salute (i fratelli?) seduti accanto. In un’altra mangia una specie di focaccia.
Ma, appunto, non erano abbastanza evocative – o forse evidenziavano dettagli inopportuni – non erano abbastanza efficaci da meritare l’attenzione invece dedicata all’immagine di cui faceva abuso domenica scorsa quel consorzio giornalistico.
L’esigenza che si trattasse di fame, e di fame prodotta deliberatamente dallo Stato genocidiario, ha fatto accantonare qualsiasi interrogativo sulla mancanza di una diagnosi medica che attribuisse a quella causa – cioè la mancanza di cibo – l’orribile dimagrimento del bambino, che inopinatamente non affligge i familiari.
Che possa trattarsi di una patologia è ipotesi che non renderebbe meno atroce la condizione di sofferenza di quel bambino, ma renderebbe la sua storia meno suadente, e sostanzialmente inservibile al fine desiderato. Una storia che non è raccontata per proteggerlo e tentare di salvarlo, ma per essere sbattuta in faccia all’opinione pubblica affamata di genocidio.
Questa è la verità di quella fotografia. Questa è la verità dell’uso osceno che se ne è fatto.
Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Condividi







Alex Zarfati ha scritto che quella foto è del 2016 e viene dallo Yemen.