USA
La crisi ideologica delle università americane
È una tempesta quella che attraversa i campus universitari statunitensi. Non si vede nei cortili di Harvard o nei dormitori di Stanford, ma si sente nei numeri e nei visti negati. La stretta dell’amministrazione Trump sugli studenti internazionali non è solo una questione di burocrazia o



È una tempesta quella che attraversa i campus universitari statunitensi. Non si vede nei cortili di Harvard o nei dormitori di Stanford, ma si sente nei numeri e nei visti negati. La stretta dell’amministrazione Trump sugli studenti internazionali non è solo una questione di burocrazia o sicurezza, è un terremoto che scuote le fondamenta stesse dell’università americana.
Per molti college, gli studenti stranieri sono una linfa vitale. Non portano solo diversità culturale e nuove prospettive ma soprattutto pagano rette superiori a quelle degli studenti di casa. In alcuni atenei, rappresentano anche il 25% degli iscritti. E se si sommano rette, spese per alloggi, assicurazioni e consumi, il contributo economico è enorme. Harvard lo sa. Ed è proprio lì che si è consumato uno degli scontri simbolici di questa nuova stagione. L’università più famosa d’America si è trovata a dover lottare per il diritto di accogliere studenti dall’estero.
Ma il caso Harvard è uno tra i tanti. I ritardi nella concessione dei visti, la sospensione di nuovi appuntamenti, il moltiplicarsi dei controlli — persino le verifiche sui profili social — hanno creato un clima di incertezza. Molti candidati rinunciano ancora prima di iniziare la procedura. Altri si ritrovano bloccati. Chi arriva negli Stati Uniti, ma teme di essere espulso.
Il risultato sono domande di ammissione in calo e bilanci che vacillano. Alcune università hanno già ridotto l’offerta formativa. Altre stanno pensando di alzare le rette per compensare le perdite. E i dipartimenti meno “produttivi”, come quelli di arte, letteratura, studi internazionali, rischiano la chiusura.
Ma non è solo una questione di soldi. Si tratta anche di reputazione. Gli studenti internazionali non sono turisti accademici. Sono cervelli che portano conoscenza, talento, idee. Contribuiscono a ricerche decisive, pubblicano, creano startup, fanno innovazione. Limitare il loro accesso significa tagliare il motore della scienza americana e aprire la porta a chi è pronto a raccogliere il testimone: Europa, Canada, Australia.
Poi c’è la questione dell’Optional Practical Training (Opt ) che permette agli studenti stranieri di lavorare negli USA dopo la laurea. È un ponte tra università e mondo del lavoro. Un modo per restituire all’economia americana competenze già formate sul suo territorio. Oggi, quasi 250.000 giovani ne beneficiano. Ma anche questo programma è sotto attacco. Se salta, per molti venire a studiare negli Stati Uniti non avrà più senso. E a perderci saranno le università, certo. Ma anche le aziende, soprattutto nei settori scientifici e tecnologici, che da anni si nutrono di questi profili.
Il colpo, però, forse più duro, è quello alla fiducia. Per decenni, studiare negli USA è stato un sogno, un obiettivo, un investimento. Ora quel sogno vacilla. La narrazione si è rovesciata. L’America, da terra delle opportunità, diventa terra delle incognite.
Le università fanno quello che possono. Alcune sono passate alle vie legali. Altre si riorganizzano, cercano strade alternative, attraverso fondi di emergenza. Ma i dirigenti passano più tempo con gli avvocati che con gli studenti.
Il punto è che questa crisi non nasce da una pandemia o da una guerra, è autoinflitta. È una scelta politica e ideologica: Harvard, MIT, Berkeley: sono nomi che evocano eccellenza, ma per una certa parte dell’establishment politico americano, rappresentano l’élite da colpire. Viene allora da domandarsi se l’obiettivo della limitazione dei visti non sia tanto una questione di chiusura agli stranieri quanto un attacco alle università e a ciò che rappresentano: apertura, ricerca, pluralismo, pensiero critico.
Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908



Condividi







Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.