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L’attentato a Trump e l’uragano alle porte

USA

L’attentato a Trump e l’uragano alle porte

L’esperienza insegna che non scopriremo mai se l'attentatore che ha sparato contro Trump sia solo un folle (di destra o sinistra che sia) che ha agito da singolo o se ci sia un mandante. Certo è che sopra ci si costruiranno infinite teorie complottiste e dietrologie

Alessandra Libutti14/07/2024Aggiornato 14/07/20242 min lettura400 parole

L’esperienza insegna che non scopriremo mai se l’attentatore che ha sparato contro Trump sia solo un folle (di destra o sinistra che sia) che ha agito da singolo o se ci sia un mandante. Certo è che sopra ci si costruiranno infinite teorie complottiste e dietrologie da uno schieramento e dall’altro, dal “Biden ha voluto eliminare Trump” fino al “Trump ha organizzato tutto da solo”. Tutta roba che non ci interessa.

Credo sia più importante invece soffermarsi sulla questione più urgente e sul fatto che questo episodio ci risveglia al clima di tensione negli Stati Uniti.

Chiunque abbia seguito le elezioni del 2020 e l’assalto a Capitol Hill ha avuto il sentore che fosse solo un preludio di un dramma a venire e che la discesa verso la violenza, l’anarchia e potenzialmente una guerra civile negli Stati Uniti era alle porte e che la situazione si sarebbe riproposta nel 2024. Una tragedia solo ritardata e non evitata.

Oggi ci siamo. Assistiamo da lontano alle vicende di un paese dove i 2 candidati presidenziali sono due ottantenni, uno senile, l’altro sovversivo; un paese che non riesce ad esprimere 2 contendenti che abbiano la capacità o la volontà di garantire stabilità alla nazione; un paese che è una potenza nucleare e dal quale dipendono gli equilibri del mondo.

Come inquietante è stato l’assalto a Capitol Hill, altrettanto lo è l’attentato a Trump. E non è questione di repubblicani o democratici o diversità di vedute ma di una polarizzazione che – avendo annientato il dibattito e la possibilità di dialogo e addirittura convivenza – sta conducendo gli Stati Uniti alla rottura, una che si prospetta devastante.

In Europa non c’è molto che si possa fare se non osservare con sbigottimento, timore e senso d’impotenza la tragedia in atto. Certo, magari si può spingere perché l’Europa possa essere meglio preparata all’implosione di un alleato sul quale per quasi 80 anni ha fatto affidamento. Ma la sensazione è che, non importa quanto ci si possa preparare, difficilmente si eviterà di essere spazzati via dall’onda d’urto di quello che si prospetta un uragano di proporzioni apocalittiche negli USA.

La speranza, per quanto flebile e moribonda, è che repubblicani e democratici (tra coloro che ancora credono della democrazia e comprendono il pericolo alle porte) riescano ad arrivare a novembre con 2 candidati diversi, che non siano né Biden né Trump, altrimenti quello a cui potremmo assistere non avrà avuto eguali nella storia occidentale moderna.

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