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Le mistificazioni di Veltroni non servono a nessuna causa, tanto meno a quella palestinese

Israele

Le mistificazioni di Veltroni non servono a nessuna causa, tanto meno a quella palestinese

A volte leggi cose così dense, così pregne di immagini, di considerazioni, di idee, così gravi di pensiero e soprattutto così nutrite di notizie, che rischi perderti qualcosa tanto è abbondante quella cataratta di parole. Io ho già parlato di un articolo a firma di Walter

Iuri Maria Prado26/05/2025Aggiornato 25/05/20253 min lettura553 parole
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A volte leggi cose così dense, così pregne di immagini, di considerazioni, di idee, così gravi di pensiero e soprattutto così nutrite di notizie, che rischi perderti qualcosa tanto è abbondante quella cataratta di parole.

Io ho già parlato di un articolo a firma di Walter Veltroni pubblicato dal Corriere della Sera, un articolo intitolato “Gaza, oltre l’indifferenza: la politica non può continuare a restare in silenzio”.

Parlandone ho già commentato l’argomento di questo signore, secondo cui su Gaza e sulle malefatte israeliane c’è silenzio, tanto silenzio, con una censura invincibile che non fa dire a nessuno – che so? – che Netanyahu è un criminale che ha programmato lo sterminio dei palestinesi, o che a Gaza c’è la pulizia etnica, o la carestia.

Tutte cose di cui non si sa nulla, anzi tutte cose di cui proprio non si parla, e infatti non c’è un italiano su sessanta milioni, non c’è un essere umano su otto miliardi che abbia mai neppure sentito parlare del genocidio e della pulizia etnica perpetrati da Israele nella Striscia di Gaza.

E tuttavia qualcosa avevo dimenticato di menzionare, qualcosa è sfuggito alla mia ricognizione su quel patrimonio di gemme veltroniane. Male, perché è anche questa roba che merita. Vediamolo. A proposito della “guerra assurda che Netanyahu ha scatenato contro il popolo palestinese”, una guerra che Netanyahu ha scatenato per “annientare un popolo”, scrive Veltroni che lì ci sono stati “migliaia di bambini assassinati”.

Non dice morti. Non dice tragicamente o atrocemente morti. Non dice uccisi. Non dice inammissibilmente uccisi. Non dice intollerabilmente uccisi. Dice “assassinati”. Dice “migliaia di bambini assassinati”.

Ora, Walter Veltroni è in possesso di cognizioni linguistiche notoriamente modeste, ma si può immaginare che arrivi anche lui a sospettare che “assassinare” non vuole dire provocare la morte, non vuol dire nemmeno uccidere.

E sa benissimo – anche a prescindere dal significato letterale e tecnico – sa benissimo che la dicitura rinvia all’atto e all’intenzione di uccidere, rinvia a una deliberazione sicaria, al togliere intenzionalmente la vita per motivi crudeli, per odio. L’uso di “assassinati”, specie se riferito a “migliaia di bambini”, è un abuso contraffattorio, è una infamia.

Si può condannare quella guerra – magari, tra parentesi, segnalando che è la guerra scatenata da Hamas, che richiede la morte proprio dei bambini palestinesi per rinvigorire la causa palestinese – si può condannare quella guerra, dicevo, si può reclamarne la fine senza ricorrere a questa retorica vergognosa, senza ricorrere a queste mistificazioni.

Perché questa retorica, queste mistificazioni non servono a nessuna causa, tanto meno a quella palestinese, e sono ciò che fa montare l’antisemitismo di cui Veltroni fa le mostre di indignarsi nelle sue noterelle da liceale di quarta fila.


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4 pensieri su “Le mistificazioni di Veltroni non servono a nessuna causa, tanto meno a quella palestinese

  1. Samuele Marinozzi dice:

    Non accadrà ma, se i palestinesi a Gaza si sollevassero in armi contro il mostro Hezbollah ovvero dessero inizio ad una guerra civile per liberarsi dalla vera oppressione (che li vuole candidati al martirio nella guerra terroristica contro lo Stato di Israele e tutti gli Ebrei) come sarebbero considerate le inevitabili morti dei civili da tutti i cialtroni propal stile Veltroni e compagnia bella?? Chiedo per un amico…

  2. blogdibarbara dice:

    “Si determina la morte di un neonato – il simbolo stesso dell’innocenza – in nome della sua appartenenza a un popolo.”
    Da una lettera ad Ariel Sharon firmata da Teresa Sarti Strada, marzo 2002: vizio antico quello di indicare gli ebrei come assassini intenzionali di bambini, a significare che come allievi di Hitler non se la cavano mica male.

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