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Le simpatiche bestioline che prenderanno il posto di Churchill sulle sterline

Il dibattito delle idee

Le simpatiche bestioline che prenderanno il posto di Churchill sulle sterline

La Bank of England valuta di sostituire sulle banconote le grandi figure della storia britannica con immagini della fauna nazionale. La scelta nasce da una consultazione pubblica, ma riapre una questione più ampia: le banconote sono solo oggetti grafici o anche strumenti quotidiani di memoria storica

Gustavo Micheletti17/03/2026Aggiornato 16/03/202611 min lettura2.352 parole

La Bank of England valuta di sostituire sulle banconote le grandi figure della storia britannica con immagini della fauna nazionale. La scelta nasce da una consultazione pubblica, ma riapre una questione più ampia: le banconote sono solo oggetti grafici o anche strumenti quotidiani di memoria storica e identità nazionale?


Una decisione della Bank of England ha suscitato nel Regno Unito una polemica che va ben oltre il semplice design delle banconote. L’istituzione monetaria ha infatti avviato il processo che porterà, nelle future emissioni, alla sostituzione delle figure storiche con immagini della fauna britannica. In altre parole, sulle banconote non comparirebbero più personalità come Winston Churchill, Jane Austen, J. M. W. Turner o Alan Turing, ma animali simbolici del paesaggio naturale del Regno Unito.

La proposta nasce da una consultazione pubblica e da ragioni anche tecniche, legate al rinnovamento grafico e agli strumenti anticontraffazione. Tuttavia la scelta ha provocato reazioni molto critiche nella stampa e nel mondo politico britannico. Molti osservatori hanno fatto notare che la moneta non è soltanto uno strumento economico ma anche un oggetto simbolico, uno dei pochi che milioni di cittadini vedono ogni giorno e che, proprio per questo, contribuisce a mantenere viva una memoria storica condivisa.

La moneta è uno dei più diffusi veicoli simbolici di una comunità politica. Passa quotidianamente di mano in mano, entra nelle tasche e nei portafogli dei cittadini e, in questo modo, racconta — quasi senza che ce ne accorgiamo — quale storia una nazione decide di ricordare.

Nel Regno Unito questa funzione simbolica si è consolidata soprattutto dal 1970, quando la Bank of England introdusse sulle banconote la raffigurazione di grandi figure della storia e della cultura britannica. Da allora le banconote sono diventate una sorta di galleria nazionale tascabile: vi sono comparsi William Shakespeare, Isaac Newton e Charles Darwin, fino all’attuale serie che presenta Churchill, Austen, Turner e Turing. Sul fronte resta il sovrano, oggi Charles III.

Le scelte iconografiche non sono formalmente politiche e vengono deliberate con l’approvazione del governatore della banca centrale — attualmente Andrew Bailey — che è a sua volta nominato dalla Corona su raccomandazione del governo. Le decisioni sul design delle banconote vengono preparate da comitati interni e approvate dal consiglio della banca (il Court of Directors), con consultazioni di storici, esperti culturali e, talvolta, del pubblico.

Non trattandosi di materia economica, ma di una dotata di forti connotazioni culturali, simboliche e anche politiche, può sorprendere che le decisioni in merito siano prese senza previa approvazione del parlamento e del governo. Ma così è per tradizione e, poiché la questione è considerata — ancorché in modo piuttosto superficiale — di carattere economico, la procedura è rimasta questa.

Negli ultimi mesi la Bank of England ha però avviato una consultazione pubblica sul tema della prossima serie di banconote. Non si trattava di scegliere tra singole figure storiche, ma tra sei categorie simboliche: personaggi storici, arte e cultura, architettura, eventi storici, innovazione scientifica oppure flora e fauna del Regno Unito.

Non si capisce bene quale logica si sia seguita nel considerare queste sei categorie alternative le une alle altre, dato che nulla imponeva di farlo. In ogni caso, tra queste opzioni la categoria naturalistica è quella che ha raccolto il maggior numero di preferenze e la banca ha quindi annunciato che la prossima serie potrebbe essere dedicata alla fauna, alla flora e ai paesaggi del Regno Unito.

Alessandra Libutti riassume molto bene com’è stata presa questa decisione e quale sia stato l’esito della consultazione. In un interessante articolo pubblicato oggi qui su Inoltre spiega che a prendere questa decisione “non è stato un burocrate ideologizzato”, ma che sono stati invece “i britannici”.

Osserva infatti che: “Nel luglio 2025, intenzionata a rinnovare la grafica delle banconote, la BoE ha indetto una consultazione chiedendo al pubblico quale tema avrebbe preferito per la prossima serie. I temi proposti erano: personaggi storici, natura, architettura e monumenti, arte, cultura e sport, traguardi significativi, innovazione. La consultazione ha raccolto oltre 44.000 risposte, provenienti da sondaggi online, lettere, email e progetti inviati dalle scuole. La natura è risultata il tema più popolare, indicata come preferenza dal 60% dei partecipanti; seguita da architettura e monumenti (56%), personaggi storici (38%), arte, cultura e sport (30%), innovazione (23%) e traguardi significativi (19%). Per il tema naturalistico, la BoE ha precisato che saranno raffigurati animali autoctoni del Regno Unito, escludendo gli animali domestici”.

I britannici sarebbero quindi rappresentati da un sondaggio che ha raccolto 44.000 risposte che, sul numero complessivo dei cittadini britannici, rappresentano circa lo 0,0657%. Si tratta di un curioso modo d’interpretare sia l’uso dei sondaggi sia la volontà dei britannici.

La Libutti osserva poi che “consultare il pubblico sul design delle banconote è ormai prassi consolidata tra le banche centrali”. La European Central Bank lo ha fatto nel 2023 per scegliere i temi delle nuove banconote in euro; la Bank of Canada aveva consultato i cittadini già nel 2014 sui principi di progettazione; anche la Swiss National Bank ha sondato le preferenze pubbliche.

“La Bank of England non ha inventato nulla: si è allineata a uno standard internazionale: chiedere al pubblico cosa vorrebbe vedere rappresentato sulle banconote. La cosa può naturalmente non piacere, ma sono anni che le banche centrali lo fanno. Ce ne accorgiamo adesso?”

In realtà non ha molta importanza il fatto che ce ne accorgiamo adesso o che ce ne siamo accorti prima: l’importante è avere chiaro che far decidere allo 0,0657% una questione così delicata e significativa è comunque sbagliato, chiunque l’abbia stabilito. E spacciare l’esito di un simile sondaggio per la manifestazione della volontà di un popolo, oltre a denotare una curiosa idea di ciò che in democrazia può indicare la volontà popolare, è semplicemente fuorviante.


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Narrazioni fuorvianti a parte, per fortuna i soggetti concreti che appariranno sulle banconote non sono ancora stati scelti e il processo richiederà tempo — forse anni di selezioni, progettazione grafica e verifiche tecniche. Ci sarà quindi, magari, il tempo per ripensarci.

Si tratta comunque di una decisione che segna una rottura con mezzo secolo di iconografia monetaria britannica. La motivazione ufficiale è semplice: animali e paesaggi sarebbero simboli meno controversi delle figure storiche. In una società pluralista e multiculturale ogni personaggio del passato può diventare oggetto di polemiche o reinterpretazioni. Un pettirosso, una lontra o una quercia sembrano invece offrire un terreno simbolico più neutrale.

Proprio questa neutralità, tuttavia, è ciò che alcuni osservatori guardano con scetticismo, quando non con fondate riserve. Il giornalista e storico Simon Jenkins ha ricordato che le banconote costituiscono una sorta di “museo tascabile della memoria nazionale” e che eliminare i protagonisti della storia rischia di trasformarle in oggetti puramente decorativi. Nel contesto di un’Europa che sembra afflitta da una crescente perdita di memoria storica, inseguire la neutralità può risultare una fonte di ambiguità.

Matthew Parris ha invece osservato che i simboli pubblici non sono mai davvero neutrali: anche quando pretendono di esserlo finiscono comunque per esprimere un’idea della nazione.

Come accennato, tra le figure destinate a scomparire dalla circolazione simbolica quotidiana potrebbe esserci Churchill, il leader che guidò il Regno Unito durante la seconda guerra mondiale e che incarnò la determinazione britannica nel momento più buio del Novecento europeo.

La banconota da cinque sterline che lo raffigura contiene un dettaglio particolarmente significativo: accanto al suo ritratto è stampata una delle frasi più celebri pronunciate alla Camera dei Comuni nel maggio del 1940 — “I have nothing to offer but blood, toil, tears and sweat”. È una delle rarissime banconote al mondo che non si limita a mostrare un volto, ma conserva anche le parole pronunciate nel momento più drammatico della storia nazionale.

Matthew Lynn, sulle pagine dello Spectator, ha osservato che per oltre mezzo secolo le banconote britanniche hanno celebrato figure che hanno contribuito in modo decisivo alla vita culturale e politica del paese: «Le banconote hanno sempre utilizzato figure importanti del passato per dare gravità e continuità a qualcosa che altrimenti sarebbe soltanto un pezzo di carta colorato», ha scritto, aggiungendo con ironia che un pettirosso, per quanto grazioso, difficilmente potrà avere la stessa risonanza simbolica di Churchill.

Critiche analoghe sono arrivate anche da esponenti politici. L’ex ministro Tom Tugendhat, citato dal Telegraph, ha ricordato che per decenni il Regno Unito ha scelto di rendere omaggio sulle proprie banconote ai cittadini che hanno contribuito a definire la storia nazionale e che sostituirli con animali rischia di suggerire che il paese non sia più sicuro della propria identità storica.

Anche diversi editoriali hanno insistito su questo punto. Il Daily Mail ha ricordato che Churchill guidò la Gran Bretagna nel momento più oscuro della sua storia e che appare difficile comprendere perché il suo posto debba ora essere occupato da una lontra o da uno scoiattolo. Non si tratta di una questione estetica ma simbolica: le banconote sono tra i pochi oggetti quotidiani che ricordano costantemente ai cittadini le figure che hanno contribuito a plasmare la nazione.

Naturalmente non mancano posizioni più moderate. Alcuni osservatori ricordano che l’uso di personaggi storici sulle banconote britanniche è relativamente recente, risalendo agli anni Settanta del Novecento. Resta però il fatto che, nel corso di questi decenni, quelle immagini hanno contribuito a costruire un linguaggio simbolico riconoscibile, in cui la storia nazionale veniva richiamata in modo discreto ma costante.

La figura di Churchill occupa comunque, in questo contesto, un posto particolare. Pochi leader politici sono stati oggetto di un consenso così vasto tra storici e intellettuali britannici. George Orwell scrisse durante la guerra che Churchill rappresentava l’incarnazione della volontà britannica di non arrendersi e Max Hastings sottolineò che senza la sua determinazione la Gran Bretagna avrebbe potuto cercare un compromesso con Hitler nel 1940.

Tra tutti i commenti sulla figura di Churchill forse il più esauriente ed efficace è quello di Isaiah Berlin: «Pochi uomini nella storia hanno incarnato con tanta forza l’energia morale di una nazione», scriveva Berlin. «Nel 1940 Churchill divenne la voce della resistenza della civiltà europea».

Si tratta di parole che oggi suonano quasi solenni, e forse perfino un po’ ingombranti per l’immaginario leggero delle nostre democrazie stanche, tanto che è difficile non notare una certa sproporzione simbolica tra la figura dell’uomo che nel 1940 trovò le parole per impedire all’Europa di arrendersi alla barbarie e l’idea di sostituirlo sulle banconote con un pettirosso, uno scoiattolo o una lontra.

Naturalmente non c’è nulla di male nell’adottare animali o piante come simboli illustrativi: sono scelte rispettabili, in un certo senso persino nobili. Ma è difficile immaginare che, se nel maggio del 1940 il volto che guardava gli inglesi dai loro portafogli fosse stato quello di una simpatica lontra invece di quello di Churchill, la storia del continente avrebbe preso esattamente la stessa piega.

E sebbene oggi non siamo nel 1940, siamo pur sempre nel bel mezzo di un attacco in una guerra ibrida senza precedenti, in cui anche elementi simbolici e culturali possono giocare un ruolo importante.

Le nazioni, come gli individui, finiscono spesso per dimenticare ciò che le ha salvate. Quando ciò accade, non è raro che la memoria storica venga sostituita da simboli più innocui, più gentili, più decorativi. Così la storia arretra, la natura avanza e il pettirosso prende il posto dello statista.

Il problema è che, quando torna la tempesta, gli animali sulle banconote — a differenza di Churchill — non tengono discorsi coinvolgenti alla radio, anche se magari tra qualche tempo, con l’aiuto dell’AI, qualcuno potrebbe perfino decidere di provarci.

Naturalmente nessuno sostiene che il destino delle democrazie dipenda dal disegno di una banconota. Tuttavia i simboli pubblici hanno sempre svolto anche una funzione pedagogica: ricordare quotidianamente ai cittadini quali valori hanno fondato le loro istituzioni e quali personalità hanno contrassegnato la storia del loro paese.

Per questo il cambiamento appare quanto meno curioso, per non dire sospetto, proprio mentre l’Europa torna a discutere di sicurezza, di minacce ibride e di difesa delle istituzioni democratiche.

Così, mentre il continente riflette su come affrontare nuove forme di pressione geopolitica, la più antica banca centrale del mondo valuta con grande attenzione quale creatura della fauna britannica possa prendere il posto dell’uomo che nel 1940 promise al suo paese sangue, fatica, lacrime e sudore.

Forse sarà una volpe. Forse un pettirosso, oppure una lontra. In ogni caso il messaggio sarà rassicurante. Non solo per Vladimir Putin, ma probabilmente ancora di più per i suoi emissari disseminati nelle democrazie occidentali.

Perché nulla aiuta a diffondere una concezione sempre più elastica e permeabile della democrazia quanto una memoria storica che, con elegante discrezione, decide di ritirarsi dal portafoglio dei cittadini.

E chissà che, una volta archiviato Churchill tra i cimeli del passato, non si possa finalmente tornare a una politica più serena, più accomodante, magari perfino più dialogante. Diciamo pure, per restare nella storia britannica, qualcosa nello stile di Neville Chamberlain, una sorta di acquiescente appeasement in cui le magnifiche sorti e progressive dell’umanità potranno finalmente accelerare il loro cammino.

Perché, come sembra suggerire la nuova iconografia monetaria, quando il mondo diventa un luogo complicato e pericoloso può risultare tranquillizzante sapere che le banconote, invece di parlarci di lacrime e sangue, custodiscono volpi e pettirossi, insieme a molte altre simpatiche creature che la natura ci elargisce generosamente da alcuni millenni.


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3 pensieri su “Le simpatiche bestioline che prenderanno il posto di Churchill sulle sterline

  1. Samuele Marinozzi dice:

    Un altro passo verso la cancellazione dell’identità nazionale. Magari la BCE, per non essere da meno, potrebbe proporre frutti e ortaggi sulle EURO-banconote

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