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L’esercito del “fate vobis”, Pac-Man, missili e paradossi

Iran

L’esercito del “fate vobis”, Pac-Man, missili e paradossi

Iscriviti a nostri canali e alla nostra newsletter Lunedì è il giorno del "fate vobis" in Libano. Le truppe libanesi, che di solito sorvegliano confini, strade e chissà cos'altro, si ritirano con un sorriso largo quanto il Mediterraneo. “Ma sì, entrate pure, amici israeliani”, sembrano dire.

Alessandra Libutti02/10/2024Aggiornato 02/10/20243 min lettura650 parole

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Lunedì è il giorno del “fate vobis” in Libano. Le truppe libanesi, che di solito sorvegliano confini, strade e chissà cos’altro, si ritirano con un sorriso largo quanto il Mediterraneo. “Ma sì, entrate pure, amici israeliani”, sembrano dire. Non è che ci teniamo tanto, dopotutto qui, al sud del Paese, comanda qualcun altro. E non stiamo parlando del governo, che ovviamente ha cose più importanti da fare, tipo non farsi confondere con Hezbollah. Perché sì, c’è chi ancora si ostina a credere che lo stato libanese e Hezbollah siano la stessa cosa.

In fondo, non è facile distinguere. Quando ti occupano una fetta del Paese, viene quasi da dire che si potrebbe confondere la milizia con la gestione del condominio. Ma qualcuno potrebbe dirti che Hezbollah è il condominio. Mentre Israele ringrazia per la cortesia, in altre latitudini si fa un po’ di confusione. Sì, perché c’è chi ancora non ha capito che Hezbollah e il governo libanese non sono proprio la stessa cosa. Cose che capitano, direte voi, quando si parla di geopolitica. Ma il bello è che a confondersi su queste sottigliezze non sono solo i signori al bar o i cassieri del supermercato (che, poverini, hanno altro a cui pensare), non sono fruttivendoli o macellai (senza offesa per la categoria, naturalmente). No, qui parliamo di autorevoli figure del pensiero italico, capi di partito e grandi giornalisti. Gente che su Twitter non manca di infilare dizionari nei thread, mica per spiegare il senso delle parole, no no, ma per far vedere che la lingua la conoscono. Peccato che il Libano no.

Intanto, gli israeliani osservano la scena con un misto di perplessità e determinazione. Come se, davanti a una porta aperta, esclamassero: “Ah, quindi entriamo davvero?”. Il Libano, o meglio, quello che ne resta, si accomoda in poltrona, con pop-corn e bibita alla mano, pronto a guardare lo spettacolo dall’angolo della sua residenza.

Martedì inizia con uno spettacolo di fuochi d’artificio, ma non di quelli che ti piacciono a Ferragosto. L’Iran decide che è ora di testare la pazienza dell’Iron Dome israeliano, con centinaia di missili che piovono come coriandoli da un cielo grigio. L’Iron Dome, ormai campione mondiale di Pac-Man, è lì che intercetta a destra e a manca.

Ma la cosa interessante non sono i missili. No, la parte migliore arriva dopo, quando, in perfetto stile internazionale, si tira fuori il manuale delle risposte preconfezionate: “Qualsiasi cosa accada, condanna Israele”. L’Iran lancia centinaia di missili? Dettagli. La vera questione è che, ovviamente, Israele si prepara a rispondere. E non sia mai che ci provi davvero! Perché, nell’infallibile logica della comunità internazionale, l’autodifesa è una provocazione bella e buona. Chi si difende causa l’escalation, mica chi attacca.

Mentre qualcuno, tra un tweet e l’altro, si permette di dire che forse, dico forse, l’Iran potrebbe anche smettere di lanciare cose esplosive, ecco che arrivano gli esperti di storia israeliana. Ti snocciolano tutte le colpe di Israele, dai tempi in cui Mosè guidava il popolo nel deserto. Perché si sa, quando non si sa come giustificare un missile, basta tirare fuori la storia biblica. In questo gioco dell’assurdo, attaccare diventa un dovere morale, mentre difendersi è un peccato mortale.

E così si chiude il martedì: l’Iran lancia missili, l’Iron Dome gioca a Pac-Man, e il mondo si guarda bene dal notare chi ha iniziato la festa. Israele? Solita storia, colpevole di non starsene fermo a farsi colpire. Nel frattempo, dalle parti dell’assurdistan italico, si brinda alla coerenza.

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Un pensiero su “L’esercito del “fate vobis”, Pac-Man, missili e paradossi

  1. Massimo Auci dice:

    La cosa più grottesca è che l’attacco alla metro di eri a Jaffa non è stato nemmeno menzionato, come nemmeno l’esistenza di tunnel sotto la blu line e il preparativo di in attacco in alta Galilea sotto il naso di UNIFIL. Israele è sempre colpevole, vorrebbero che si applicasse il Cristiano principio del “porgi l’altra guancia”. Sfugge che si tratta dello Stato Ebraico e che di pazienza ne hanno avuta anche troppa.

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