Nato
L’Europeizzazione della NATO ed altri dilemmi strategici
Secondo alcuni studiosi americani, gli Stati Uniti non sono mai stati un’entità culturale omogenea, ma piuttosto un mosaico di culture “regionali” con valori e progetti spesso contrastanti, che non si sono mai realmente fuse in un’unica identità. Insomma, una sorta di "federazione di stati balcanizzata", il


Secondo alcuni studiosi americani, gli Stati Uniti non sono mai stati un’entità culturale omogenea, ma piuttosto un mosaico di culture “regionali” con valori e progetti spesso contrastanti, che non si sono mai realmente fuse in un’unica identità. Insomma, una sorta di “federazione di stati balcanizzata”, il cui assetto ha sempre reso difficile definirne la vera natura: una nazione devota ai principi civici enunciati nella Dichiarazione d’Indipendenza o un’entità statuale multietnica evoluta, ma ancora radicata nell’ideale originario del XIX secolo, quello della “razza anglosassone” come fondamento identitario?
Secondo questa visione – che condivido – D. J. Trump ne rappresenta l’incarnazione ultima, tradizionalista, conservatrice, isolazionista, ossessivamente ed opportunisticamente legata alle professioni religiose cristiane e dimostra che le forze illiberali e antidemocratiche restano una minaccia molto presente, non solo nel Sud della Nazione.
In tale contesto, anche di debolezza politica interna, gli Stati Uniti appaiono più vulnerabili a ricadute pseudo autoritarie, isolazioniste, transnazionali e la rielezione di Trump apre una stagione di crisi – forse irreversibile – per tutte le istituzioni sovranazionali di cui gli USA fanno parte inclusa la NATO, prefigurando maggiori possibilità per una sconfitta dell’Ucraina nella guerra con la Russia.
Le recenti dichiarazioni del Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Hegseth, nel suo primo incontro in formato Ramstein in ambito NATO, le parole del Vicepresidente Vance alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco e il duro confronto tra il Presidente Trump e il Presidente ucraino Zelensky hanno rafforzato questa narrazione, sollevando seri interrogativi sulla volontà dell’attuale amministrazione statunitense di rispettare gli impegni internazionali consolidati e le garanzie di sicurezza, sia in ambito bilaterale (Taiwan) che all’interno dell’Alleanza Atlantica.
Dati questi profondi cambiamenti nel paradigma fondamentale della politica estera statunitense e la minaccia esistenziale di un’altra guerra nel continente, l’Europa deve individuare e gestire le nuove, essenziali esigenze di difesa (deterrenza, difesa e supporto all’Ucraina) considerando un supporto limitato o addirittura nullo da parte degli Stati Uniti.
Forse però la percezione è diversa dalla realtà.
In fin dei conti cosa chiede Trump agli “Alleati” della NATO?
Sin dal suo primo insediamento alla Casa Bianca nel 2017, il Tycoon ha sempre preteso la condivisione delle spese di sostentamento, di investimento e di gestione della più longeva, adattiva e resiliente alleanza politico militare della storia.
Su cosa si basa la credibilità della Alleanza Atlantica?
Sulle capacità di Deterrenza e fallita essa, sulla efficacia delle capacità di Difesa. E la postura di Deterrenza e Difesa della NATO si fonda su una appropriata, consistente e bilanciata capacità di reazione nucleare, convenzionale e di difesa missilistica, integrate da capacità spaziali e cibernetiche.
Quali sono le capacità strategiche che gli Stati Uniti assicurano e che gli Alleati non sono in grado di garantire da soli?
Gli Stati Uniti contribuiscono alla capacità strategiche di deterrenza e difesa della NATO assicurando i seguenti “abilitatori strategici”:
- Arsenale nucleare ed estensione dell’ombrello nucleare ai membri NATO.
- Capacità di trasporto strategico aereo, marittimo e logistica integrata.
- Capacità ISTAR (Intelligence, Surveillance, Target Acquisition and Reconnaissance).
Mentre contribuiscono sostanzialmente con:
- Difesa missilistica balistica.
- Capacità Cyber (offensive e difensive) ??e capacità spaziali.
- Capacità di comando e controllo in supporto alle operazioni congiunte.
- Forze Speciali e assetti per operazioni speciali.
Allora cosa potrebbe voler dire “Europeizzare” la NATO?
Prima di tutto dover sostituire la leadership politica e militare degli Stati Uniti. In altri termini, assumersi le responsabilità politiche secondo un format di “governance” diverso (senza compromettere il processo decisionale di approvazione per consenso assoluto, facendo leva sulla cosiddetta ambiguità costruttiva indicata anche nello stesso Art.5) e simile al gruppo di Paesi riunitisi a Parigi pochi giorni fa: il cosiddetto format E5 + (Francia, Germania, Italia, Polonia, il Regno Unito, potenzialmente altre nazioni e la EU per temi di partenariato strategico).
Poi significherebbe decidere di:
- innalzare immediatamente le spese per la difesa sino ad almeno il 3% del PIL al livello dei 32 Paesi membri, consentendo così un “risparmio netto” agli Stati Uniti. Il progetto “Rearm Europe” va in questo senso.
- Armonizzare, coordinare e standardizzare la produzione industriale della difesa in ambito Europeo incrementando, allo stesso tempo la disponibilità numerica di assetti (unità terrestri di combattimento, sistemi nave ed aerei).
- Negoziare e concordare con gli Stati Uniti un riassestamento delle posizioni di Comando nell’ambito della Struttura di Comando della NATO, nel quadro di un piano politico militare che faciliti l’evoluzione della postura strategica americana in ambito Alleanza Atlantica ed assicuri una partnership strategica su basi di reciprocità, nel caso in cui interessi strategici delle due sponde dell’Atlantico fossero posti sotto stress.
- Mantenere la garanzia della deterrenza nucleare, introducendo il concetto di deterrenza nucleare regionale, creando uno scudo nucleare europeo, consolidando gli arsenali britannici e francesi per scoraggiare potenziali minacce, confermando la policy Dual-Capable Aircraft (DCA) già in uso e che consente anche a nazioni non potenze nucleari di garantire trasporto e rilascio degli ordigni.
- Confermare la validità del Trattato Atlantico e le modalità di attivazione degli articoli più significativi (inclusi art. 4, 5, 6).
Riconoscendo comunque una relazione transatlantica compromessa tra l’Europa e l’amministrazione TRUMP, considerando l’ambiente geo-politico e di sicurezza complesso e multipolare, quali dilemmi strategici potrebbe porre l’Europa agli Stati Uniti per costringerli a confermare una solida posizione all’interno della NATO?
L’Europa dispone di diverse opzioni da porre in essere per creare dilemmi strategici per gli Stati Uniti ed incoraggiare Washington a riaffermare il proprio impegno nei confronti della NATO. L’obiettivo sarebbe quello di sottolineare i costi del disimpegno, evidenziando al contempo gli incentivi per una rinnovata cooperazione transatlantica, a livello globale. Ecco alcuni potenziali dilemmi strategici:
Autonomia Strategica Europea contrapposta all’influenza degli Stati Uniti
L’Europa, accelerando la spinta per “l’autonomia strategica”, sviluppando capacità militari comprese nelle iniziative di difesa dell’UE incluso il progetto “Rearm Europe”, al di fuori della NATO, porrebbe la seguente questione:
- “Se Washington ignora o respinge le ambizioni militari dell’Europa, l’unità della NATO potrebbe indebolirsi e gli stati europei potrebbero orientarsi verso accordi di sicurezza alternativi, tra cui una cooperazione più profonda con la Cina od altri attori regionali.
- Di contro, se gli Stati Uniti tentassero di contrastare l’autonomia strategica europea, sarebbero costretti a riallacciare i rapporti con la NATO per mantenere l’influenza sul processo decisionale europeo in materia di sicurezza.
Mercato della difesa
Attraverso l’implementazione dell’annunciato piano di investimento “Rearm Europe” gli stati europei potrebbero dare priorità alle commesse per la difesa ad aziende europee (ad esempio, Airbus, Dassault, Leonardo, Thales, Fincantieri, Thyssen Krupp, Rhein Metal) rispetto a quelle americane (ad esempio Lockheed Martin, Boeing, Raytheon). Ciò metterebbe alla prova il complesso industriale della difesa e gli interessi economici statunitensi, spingendo potenzialmente Washington a riaffermare la propria leadership ed impegno nella NATO per garantire la propria influenza militare e finanziaria.
Postura nucleare europea
La Francia, unica potenza nucleare dell’UE dopo la Brexit, ed il Regno Unito, nell’ambito di una rinnovata partnership strategica cona la UE, potrebbero proporre una dottrina ed una postura nucleare europea indipendente (concetto di deterrenza nucleare regionale) riducendo la dipendenza dall’ombrello nucleare degli Stati Uniti. Ciò costringerebbe gli Stati Uniti a scegliere fra un’Europa ancora sotto il loro “controllo” strategico attraverso la NATO o indipendente e capace di indirizzare autonomamente le proprie politiche nucleari e di sicurezza quindi il peso strategico nelle eventuali negoziazioni internazionali.
Dunque … andando al sodo
Rilanciando strategicamente questi dilemmi, l’Europa potrebbe costringere gli Stati Uniti a riconoscere i rischi del disimpegno ed i benefici del reinvestimento nella NATO. La chiave è certamente quella utilitaristica/mercantilistica del sottolineare che senza un rinnovato impegno americano, l’Europa ha alternative fattibili, anche se meno desiderabili, che potrebbero orientare diversamente le dinamiche di potere globale, tutte a svantaggio di Washington.
Evidenziando alternative credibili, quali una più profonda integrazione della difesa all’interno dell’UE, cambiamenti nelle politiche di approvvigionamento di sistemi d’arma o persino la creazione di una postura di deterrenza nucleare, l’Europa può creare uno scenario in cui il disimpegno americano dalla NATO diventa una perdita strategica netta piuttosto che una misura di risparmio sui costi, soprattutto in chiave di competizione globale multipolare.
La sfida fondamentale per gli Stati Uniti è rappresentata dal fatto che un’Europa strategicamente autonoma potrebbe deteriorare l’influenza degli Stati Uniti negli affari globali. Con le nazioni europee che iniziano a ridurre la loro dipendenza dalla sicurezza da Washington, gli Stati Uniti rischiano un più ampio cambiamento geopolitico in cui l’Europa, per necessità, diversifica le partnership strategiche. Un simile sviluppo sarebbe particolarmente dannoso per gli Stati Uniti, che cercano di consolidare le risorse per competere con la Cina.
Pertanto, la capacità dell’Europa di offrire alternative credibili, seppur rischiose, rispetto ad uno scenario di sicurezza influenzato dagli Stati Uniti potrebbe costringere Washington a rivalutare i propri calcoli strategici.
Gli Stati Uniti si troverebbero con due opzioni: riaffermare la leadership all’interno della NATO per mantenere il proprio ruolo dominante nella sicurezza transatlantica o rischiare di assistere al graduale spostamento dell’Europa verso una posizione più multipolare che riduce l’influenza di Washington.
Rilanciando questi dilemmi, le nazioni europee possono evidenziare l’ingente costo strategico dell’allontanamento degli Stati Uniti, rendendo il rinnovato impegno americano nei confronti della NATO l’azione più razionale e vantaggiosa.
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molte interessante ed utile per riflettere su un tema assai vasto e carico di implicazioni
Vittorio Croci