Stile, moda e costume
L’irresistibile fascino del collezionismo
Lo stile, nella sua accezione più comune, ha in sé il concetto che i latini definivano pulchrum ac bonum, sia in senso estetico che morale, traducendo letteralmente dal greco ????? ??? ??????. Non sembri esagerato attribuire a quanto sto per raccontare un’idea così alta, un anelito


Lo stile, nella sua accezione più comune, ha in sé il concetto che i latini definivano pulchrum ac bonum, sia in senso estetico che morale, traducendo letteralmente dal greco ????? ??? ??????.
Non sembri esagerato attribuire a quanto sto per raccontare un’idea così alta, un anelito al bello che si estrinsecava nel bulimico collezionismo di due fratelli.
Ho lavorato in staff con G e F (solo le iniziali per rispettare la privacy) come responsabile del prodotto della loro industria; erano assai diversi, G, il maggiore, era un uomo pubblico, interessato alla politica, che rivestì vari incarichi nelle associazioni di categoria e istituzionali, era formalmente il capo, F era apparentemente più defilato, ma gestiva in modo sobrio molte faccende importanti, l’accordo fra i due era totale, punteggiato ovviamente da momenti polemici anche, aspri.
Inizio dalla principale passione che i due avevano in comune: una delle più importanti collezioni di auto d’epoca italiane, allocata nel seminterrato della mensa aziendale ed affidata ad un meccanico che si occupava della manutenzione, ad esempio far girare i motori ogni tanto, ricercare rari pezzi di ricambio.
Tra i loro amici c’era un avvocato collezionista di auto anche lui, che le teneva parcheggiate alla rinfusa nel parco della sua villa, nei pressi di un lago del varesotto, residuati bellici tipo Jeep o Dodge, male in arnese, ricordo però una splendida Buick Super Eight cabrio del ‘50 in perfette condizioni.
Tra le auto della collezione di G e F voglio menzionare: una Bugatti, una Mercedes 300 SL, una Jaguar MK.150 cabrio nel classico colore racing green, la Lancia Stratos con livrea Alitalia che ha vinto tre edizioni del rally di Montecarlo e tre titoli mondiali, una limousine Fiat 525 con targa a una cifra, proveniente dal parco macchine di casa Savoia al Quirinale e un’ambulanza Fiat 2 della Prima Guerra Mondiale e anche una Mercedes cabrio, dell’inglese Mouliner (il carrozziere delle Rolls Royce), l’auto con cui Erich Maria Remarrk fuggì dalla Germania, dove i suoi libri venivano bruciati ed era inseguito dalla false accusa di essere di origine ebraica.
Non mancavano varie Ferrari, ad una in particolare sono legato, una 330 GTC, perché toccò a me prelevarla dal collezionista romano da cui era stata acquistata e portarla a Milano.
Era nera con selleria in pelle verde, non aveva il panchetto posteriore, sostituito da un ripiano con delle splendide cinghie di cuoio per fissare il bagaglio.
G aveva un appartamento ristrutturato da uno dei più grandi architetti italiani, con mobili di design, tra cui alcuni di Alvar Aalto, ma soprattutto adornato di sculture e pitture di gran valore, in chiave con il gusto educato di una persona colta.






A memoria ricordo una scultura in legno di Ceroli, un dipinto di Grosz per soddisfare la sua passione per l’espressionismo tedesco, poi diversi quadri provenienti dal suo amico Marconi, grande gallerista: Tadini, Bay, ma in particolare Valerio Adami di cui G era amico personale.
Molto più eclettico F. che si è inventato collezioni dal niente seguendo il proprio intuito.
Iniziò da giovanissimo mentre frequentava in Inghilterra la London School of Economics con i soldi che sua madre gli inviava nascostamente per arrotondare il ristretto appannaggio stabilito da suo padre assai severo.
Invece di gozzovigliare, come avrebbe fatto qualunque giovane studente, iniziò a frequentare le aste di Sotheby e Christy’s appassionandosi agli argenti ebraici e aggiudicandosi qualche oggetto con il denaro materno.
Ma i suoi capolavori voglio svelarli uno alla volta.
Nell’ingresso di casa sua si mostravano due locomotive d’epoca dentro delle teche in plexiglas, oggetti funzionanti di dimensioni abnormi, non modellini HO.
Su un marciapiedi di Parigi, davanti alla bottega dell’artigiano che l’aveva realizzata, assistetti alla messa in moto di una locomotiva a vapore lunga quasi due metri che aveva acquistato!

Dopo le locomotive iniziò a cercare con successo gli orologi meccanici marca presenze piazzati all’ingresso degli stabilimenti, credo ne abbia raccolti una ventina, tutti restaurati e funzionanti.


Ma il colpo di genio è l’ultimo, decise infatti di recarsi in Russia dopo il disfacimento dell’URSS in cerca di oggetti rappresentativi di quel periodo storico.
Dopo un paio di giorni in giro, per negozi di antiquariato e mercatini, si rese conto che venivano offerte solo patacche e oggetti fabbricati apposta per i turisti.
Era in un mercatino a San Pietroburgo, ormai deluso e deciso a ripartire, quando gli si avvicinò un tizio che in uno stentato inglese gli disse: ”Credo di avere qualcosa di interessante per lei”.
Quello che si presentò ai suoi occhi nel magazzino dove fu condotto lo lasciò letteralmente di stucco: delle autentiche tute spaziali usate!
Oggi F, ultranovantenne, è il maggior collezionista privato di tute spaziali russe e americane.




Follia? Può darsi, ma trovo sia profondamente morale il desiderio di conservare gli oggetti peculiari del passato, lasciando delle tracce a posteri sempre più immemori.
Quando iniziai a lavorare con G e F avevo poco più di trent’anni ed ero sicuro di me e presuntuoso, come sanno esserlo i giovani, l’anziano che sono deve molto a quello che ho appreso dal loro stile.
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Si potrebbe tradurre il suo articolo in: facile (avendo soldini da spendere) diventare collezionista di successo con articoli “must”, quelli che potresti rivendere in un lampo giacché fanno gola!!
Prova a farlo con articoli che ai più sembrano inutili reliquie!!! Queste persone sono i pathfinder, i battitori liberi, quelli che creano nuove tendenze.
Grazie dell’articolo