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ll sostegno occidentale al MEK e il fallimento politico sull’Iran

Incontro formale tra un ex leader politico statunitense e Maryam Rajavi, figura di spicco del MEK, in un contesto espositivo.

Iran

ll sostegno occidentale al MEK e il fallimento politico sull’Iran

L’incontro tra l’ex segretario di Stato americano Mike Pompeo e Maryam Rajavi getta luce sul continuo appoggio di figure politiche occidentali ai Mojahedin-e Khalq (MEK), riflettendo una mancanza di apprendimento dalle politiche fallimentari del passato. L’amministrazione di Donald Trump ha mostrato un sostegno incondizionato a questo

Incontro formale tra un ex leader politico statunitense e Maryam Rajavi, figura di spicco del MEK, in un contesto espositivo.
Bahram Farrokhi13/01/2025Aggiornato 21/05/20253 min lettura479 parole

L’incontro tra l’ex segretario di Stato americano Mike Pompeo e Maryam Rajavi getta luce sul continuo appoggio di figure politiche occidentali ai Mojahedin-e Khalq (MEK), riflettendo una mancanza di apprendimento dalle politiche fallimentari del passato. L’amministrazione di Donald Trump ha mostrato un sostegno incondizionato a questo gruppo, che molti in Iran vedono come traditori e servi di interessi stranieri. Tale sostegno non solo non avanza la causa della libertà in Iran, ma alimenta divisioni e sfiducia profonde.

Il MEK, noto per il suo passato controverso e le accuse di atti terroristici, è visto dal popolo iraniano non come un liberatore, ma come un capitolo doloroso di tradimenti e crimini. Nonostante ciò, l’amministrazione Trump ha visto nel MEK uno strumento manipolabile per i propri fini geopolitici, soprattutto dopo il crollo del regime di Assad in Siria, cercando di posizionarlo come un’alternativa valida al governo iraniano attuale.

Questa strategia si scontra con la realtà del sostegno popolare in Iran, dove il MEK non ha radici profonde né legittimità. A differenza di gruppi come Tahrir al-Sham in Siria, che hanno guadagnato appoggio nelle loro aree di controllo, il MEK non ha la fiducia né l’affetto del popolo iraniano, considerato piuttosto un burattino nelle mani di potenze estere.

Parallelamente, figure come il Principe Reza Pahlavi, che promuovono un Iran libero e democratico basato su modelli di benessere sociale simili a quelli scandinavi, si trovano danneggiate da queste politiche. Negli ultimi anni, l’influenza di consiglieri legati a ideologie estremiste ha deviato il Principe dai suoi ideali originali, portandolo a posizioni che rischiano di compromettere la sua immagine e la sua legittimità.

Questi consiglieri, che spesso emergono da contesti politici vicini al regime islamico iraniano, propongono un modello autoritario che va contro i principi di libertà e giustizia sociale promossi da Pahlavi. L’adozione di politiche basate sulla paura e sull’autoritarismo da parte di queste figure non solo contrasta con gli ideali di Pahlavi, ma mina anche la sua credibilità di fronte agli iraniani e alla comunità internazionale.

In questo contesto, la politica estera occidentale verso l’Iran appare non solo incoerente ma anche controproducente, rischiando di alimentare ulteriormente le tensioni piuttosto che costruire ponti verso un futuro di pace e cooperazione.



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Un pensiero su “ll sostegno occidentale al MEK e il fallimento politico sull’Iran

  1. Samuele Marinozzi dice:

    Il bello degli articoli di InOltre è che arriva sempre la chicca, la novità che aumenta la propria (mia) conoscenza (di un popolo, della storia ma anche di contesti che fino ad ora si ignorava). Grazie dello spunto per ridurre la mia ignoranza!!

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