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Mi presento. Sono Leone XIV agostiniano da Chicago, Illinois

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Mi presento. Sono Leone XIV agostiniano da Chicago, Illinois

Se di un Pontefice si dice che è “il Papa di tutti”, in genere gli si vuole fare un complimento: si intende dire che è un uomo di Chiesa capace di farsi percepire vicino da interlocutori diversi. Nel caso di Leone XIV, nuovo successore di Pietro,

Alfonso Lanzieri10/05/2025Aggiornato 09/05/20255 min lettura1.053 parole
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Se di un Pontefice si dice che è “il Papa di tutti”, in genere gli si vuole fare un complimento: si intende dire che è un uomo di Chiesa capace di farsi percepire vicino da interlocutori diversi.

Nel caso di Leone XIV, nuovo successore di Pietro, le cose sono un po’ diverse. All’indomani della sua elezione, infatti, a sinistra come a destra, è iniziato il campionato degli incasellamenti. “È Francesco II”, “porterà avanti l’agenda di Bergoglio”, “ha detto pace, quindi è un pacifista”; “no è un conservatore”, “è un sostenitore della famiglia tradizionale”, “per fortuna non vuole il sacerdozio femminile”, “avete sentito la prima omelia tutta incentrata su Gesù?”.

Alla ridda delle interpretazioni fulminee si sono unite anche le aspre critiche dell’estrema destra americana. Di questa schiera fa parte l’influencer cospirazionista Laura Loomer, per la quale il nuovo Papa è un “marxista in Vaticano”. L’ex stratega di Donald Trump, Steve Bannon, ha rincarato la dose definendolo “un Papa anti-Trump” e un’espressione degli oscuri poteri forti che manovrano dietro le quinte, attraverso il “Deep State” e la “Deep Church”, per rovesciare l’attuale amministrazione statunitense.

In attesa che qualcuno dica che è un Papa dell’Udeur ? così lo scacchiere politico è completo ? proviamo a mettere giù qualche elemento al di là di strumentalizzazioni e sparate di personaggi tanto improbabili, quanto, purtroppo, molto seguiti.

Prima di tutto, lanciarsi in previsioni circostanziate su un pontificato che deve ancora cominciare, è un esercizio di whishful thinking del tutto inutile. Questa è la premessa essenziale. Ciò che si può sensatamente fare è raccogliere alcuni elementi di contesto utili a definire il quadro di partenza.

Questo è perfettamente legittimo, il resto si vedrà. La cosa che si può dire, per cominciare, è che la biografia del nuovo vescovo di Roma è alquanto composita: religioso agostiniano, con studi di matematica e filosofia, un dottorato in diritto canonico, profonda esperienza missionaria, prefetto per il Dicastero vaticano per i Vescovi: un uomo, dunque, che conosce il “piano terra” della pastorale popolare nei quartieri più poveri, ma anche i piani alti dell’istituzione.

In aggiunta, è nordamericano di nascita ma latinoamericano di adozione. Se è sempre difficile disegnare il profilo di un uomo con poche informazioni a disposizione, è ancora più complesso farlo alla luce di una biografia che presenta elementi eterogenei. Non sappiamo ancora come questi ingredienti potranno giocare tra loro: possiamo però sapere che ci sono e che avranno una loro parte da qui in avanti.

Certo, alcuni indizi concreti sulla direzione possibile del pontificato ci sono, primo tra tutti il nome scelto, che in effetti quasi sempre racchiude un po’ il programma o la visione del mondo del neo pontefice. Anche qui, però, le cose sono meno facili di come sembra.

Il nome Leone, ad esempio, nella storia della Chiesa porta con sé un’eredità carica di richiami dottrinali e storici che vanno maneggiati con cura. Di sicuro, la memoria va immediatamente a Vincenzo Gioacchino Pecci, eletto papa nel 1878 col nome di Leone XIII. Con la sua “Rerum Novarum”, del 1891, la Chiesa cominciava a farsi carico, con la sua voce ufficiale, della questione sociale, in un contesto di forti cambiamenti portati dall’industrializzazione e dall’urbanizzazione.

L’enciclica non concedeva nulla al socialismo, giova ricordarlo, anzi ne condannava fermamente i capisaldi. Proprio in quel periodo – siamo tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 – si collocano i cosiddetti “santi sociali”, figure che hanno incarnato l’impegno cristiano nella società del tempo che, accanto a un rapido sviluppo, conosceva anche un numero alto di esclusi ed emarginati.

La scelta del nome, allora, può far pensare alla volontà di mantenere vigile l’attenzione sulla trasformazione sociale in atto nel tempo presente, che sembra avere tratti analoghi a quella di fine ‘800: se in quel periodo le mutazioni erano dovute alle nuove organizzazioni del lavoro portate dai cambiamenti tecnologici, oggi il digitale e l’intelligenza artificiale stanno rivoluzionando la “forma mondo” conosciuta fino a pochi decenni fa, con ricadute eccezionali sul lavoro, sulla comunicazione, sui rapporti interpersonali. Indipendentemente da ciò che il Papa vorrà o non vorrà chiarire sulla scelta del nome, l’analogia che mi sono permesso di suggerire, e che la scelta del capo della Chiesa cattolica ha ispirato a così tante persone, appare comunque molto promettente e potrà essere approfondita.

Così come sarà interessante osservare il rapporto tra Santa Sede e Casa Bianca. Prima del Conclave, Trump aveva diffuso sui social un’immagine artificiale di sé vestito da Papa. La trovata racconta molto bene l’attuale modo di declinare il rapporto tra sfera civile e sfera religiosa in quel di Washington.

Per l’estrema destra americana, inclusi ovviamente una parte di cattolici e cristiani evangelici, Trump è il “kathecon”, il misterioso personaggio biblico (citato da Paolo) che trattiene lo scatenamento delle forze anticristiche, l’uomo della provvidenza scelto da Dio per guidare gli Stati Uniti lontano dalla decadenza morale dell’universo woke.

Un Papa consapevole della distinzione tra “la città di Dio” e “la città degli uomini” (che per Agostino d’Ippona non era astratta separatezza ma contiguità nella differenza), conscio della idolatria insita nella divinizzazione dei poteri mondani, un Papa che ha assorbito, in quanto agostiniani, queste categorie, come potrà interfacciarsi con tale andazzo? Quali toni userà? Quale approccio?

Non lo sappiamo. Ancora una volta: abbiamo provato a descrivere lo sfondo, il resto si scriverà nel tempo. Noi possiamo raccogliere i singoli pezzi e scoprire la trama nascosta della storia, di quella passata e di quella che ci aspetta. L’arte di cucire i momenti per trovare il senso dello scorrere dei giorni e delle epoche è uno dei grandi insegnamenti di Agostino, dalle “Confessioni” a “La città di Dio”. Scopriremo in che modo Leone XIV, figlio di Agostino, vorrà tessere il tempo della propria missione.


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Un pensiero su “Mi presento. Sono Leone XIV agostiniano da Chicago, Illinois

  1. Maria Nadia dice:

    A me basta sapere che Leone XIV ha finalmente individuato chi sia ” il responsabile della martoriata Ucraina”.
    Nadia Mai

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