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Musk, Thiel & Sacks vs. MAGA – Lo scontro tra la Silicon Valley e il nazionalismo cristiano di Bannon
È davvero una semplice coincidenza che alcune delle figure di spicco del movimento MAGA – tra cui Peter Thiel, Elon Musk e David Sacks – siano tutte cresciute nel Sudafrica dell’apartheid? Secondo Simon Kuper, giornalista del Financial Times, no. In un suo articolo pubblicato settembre 2024,



È davvero una semplice coincidenza che alcune delle figure di spicco del movimento MAGA – tra cui Peter Thiel, Elon Musk e David Sacks – siano tutte cresciute nel Sudafrica dell’apartheid? Secondo Simon Kuper, giornalista del Financial Times, no. In un suo articolo pubblicato settembre 2024, ha lanciato l’allarme con il pezzo “Musk, Thiel e l’ombra dell’apartheid sudafricano”.
Abbiamo veramente a che fare con un gruppo di suprematisti?
Cerchiamo di capirlo.
Dall’acquisto di Twitter nell’ottobre 2022 fino alla sua nomina a capo del Dipartimento dell’Efficienza Governativa (DOGE) nell’amministrazione Trump, Elon Musk ha riammesso sulla piattaforma il neo-nazista Nick Fuentes, ha sdoganato l’antisemitismo su Twitter eliminando i blocchi e spacciandolo per “libertà di espressione”, ritwitta persone che sostengono che l’amministrazione pubblica abbia causato più vittime di Stalin, Mao e Hitler,

esalta figure della misoginia tossica come i fratelli Tate, che professano apertamente l’inferiorità della donna e la legittimità della violenza su di loro.

Passo dopo passo, ha portato avanti un’opera di legittimazione del suprematismo, sostenendo l’AfD in Germania, tentando di destabilizzare il Regno Unito, servendosi di suprematisti dichiarati come Tommy Robinson, e lasciando trapelare inquietanti ammiccamenti al nazismo. È arrivato persino a dire di voler salvare la società occidentale dall’empatia. “La debolezza fondamentale della civiltà occidentale è l’empatia”, ha dichiarato. “Ecco, stanno sfruttando un bug nella civiltà occidentale, che è la risposta empatica”.
Musk ha condividiso post legati alla “Grande Sostituzione”, una narrativa che alimenta il panico demografico. Sempre più spesso, il suo linguaggio e il suo tono sembrano riecheggiare le retoriche dell’epoca dell’apartheid.
Il legame con il Sudafrica è significativo, perché molte delle idee alla base della teoria della “Grande Sostituzione” trovano radici proprio nell’apartheid e nel periodo successivo. E non sono solo le sue, ma dell’intero entourage dei sudafricani nell’amministrazione Trump, quella che è stata definita la “Mafia Paypal”, un gruppo di ex dirigenti di PayPal sudafricani, che ha trovato dei punti d’incontro con il movimento MAGA.
Se una rondine non fa primavera, quando le rondini si moltiplicano e iniziamo a intravedere interi stormi, non possiamo più liquidare la questione del suprematismo.
Il modello
In fondo, a guardarlo bene, il modello proposto è ispirato all’apartheid, a partire dall’abolizione del Discrimnation, Equity, Inclusion (DEI). Perché se è vero che il principio alla base stessa del concetto delle quote è di per sé discriminatoria, è anche vero che talvolta chi vuole abolirle non è in buona fede, e l’amministrazione Trump ha provato subito che questo fosse il caso. Infatti non si è limitata a riequilibrare cessando la pratica per le future assunzioni (come è avvenuto nel Regno Unito): no, ha licenziato applicando i nuovi regolamenti in via retroattiva, facendo piazza pulita di donne e minoranze (i primi ad essere messi alla porta), senza alcuna verifica sul come e quando e secondo quali criteri fossero stati assunti. Così, l’abolizione è diventata il pretesto perfetto per escludere donne e minoranze, subito ridefinite come “assunzioni DEI” (anche tra chi stava lì prima che il DEI fosse implementato). La lotta contro le quote si è trasformata in una scusa per riportare il potere esattamente dove si voleva fin dall’inizio.
E che dire poi del concetto di una “democrazia controllata”, raggiunta attraverso la dissoluzione dello Stato Federale, dove il potere reale rimane saldamente nelle mani di un’élite economica e politica?
Project 2025, il programma di governo della Heritage Foundation, si inserisce perfettamente in questa logica, trattandosi un piano strategico volto a garantire che il potere e la ricchezza di un’élite miliardaria bianca e cristiana restino intatti anche quando i cambiamenti demografici negli Stati Uniti trasformeranno i bianchi in una minoranza. Si tratta di un progetto che mina i principi fondamentali della democrazia, plasmando un futuro in cui le elezioni diventano un semplice rituale, mentre il controllo resta nelle mani di pochi privilegiati.
I personaggi
Elon Musk ha vissuto nell’apartheid sudafricano fino a 17 anni. Il nonno, Joshua Haldeman, padre di sua madre Maye, era un noto simpatizzante nazista che si trasferì dal Canada al Sudafrica negli anni ‘50 perché sosteneva il regime dell’apartheid. A sua volta, Haldeman era stato il leader canadese del movimento Technocracy Incorporated, che proponeva l’abolizione della democrazia in favore di un governo guidato da tecnocrati, un’idea che nel tempo assunse toni fascisti con tanto di uniformi e saluti paramilitari.

Peter Thiel, conosciuto anche come il “Padrino” della “Mafia PayPal”, ha trascorso parte dell’infanzia in Sudafrica e in Namibia, dove suo padre era coinvolto nell’estrazione dell’uranio come parte del programma clandestino del regime dell’apartheid per acquisire armi nucleari. Swakopmund, in Namibia, dove frequentò una scuola di lingua tedesca, era nota per la sua persistente glorificazione del nazismo, con celebrazioni del compleanno di Hitler. Negli anni ‘70, il New York Times riportò che gli abitanti locali si salutavano ancora con “Heil Hitler” e utilizzavano il saluto nazista. Thiel fondato la società di data mining e spyware Palantir, il cui nome deriva da “Il Signore degli Anelli”. Ha fatto fortuna con PayPal e Facebook, costruendo un impero mediatico quasi invisibile.

David Sacks, anche lui sudafricano, è uno dei maggiori finanziatori di Donald Trump. Consigliere speciale per l’intelligenza artificiale e le criptovalute nella nuova amministrazione, è definito lo “zar”. Ha istituito un Bitcoin Reserve (paragonato a un “Fort Knox digitale”), posizionando Bitcoin come asset strategico al pari del petrolio e dell’oro. Sacks ha definito questa mossa come un passo per integrare Bitcoin nella strategia finanziaria degli Stati Uniti.

Infine, altri due sudafricani degli di nota:
Roelof Frederik Botha ex CEO di PayPal, dove ha avuto un ruolo chiave nella strategia finanziaria iniziale. Come gli altri, parte della “Mafia PayPal”.
Paul Furber, un ingegnere di software che vive vicino a Johannesburg, che è stato identificato da due squadre di linguisti forensi come l’ideatore della teoria del complotto QAnon – successivamente foraggiata dai russi – che ha contribuito a plasmare il movimento MAGA.
In breve, le voci più influenti intorno a Trump sono uomini bianchi sulla cinquantina con esperienze formative nell’apartheid sudafricano.
Ma cosa lega questi uomini al movimento MAGA?
Negli anni ’80, il peggior incubo dei bianchi sudafricani era che, un giorno, la popolazione nera si sarebbe sollevata e avrebbe massacrato i bianchi. ll Sudafrica dell’apartheid rappresentava una versione estrema di alcune dinamiche presenti oggi negli Stati Uniti: la demografia che vede i bianchi perdere terreno e la disuguaglianza. Per alcuni bianchi sudafricani, questa disuguaglianza non era attribuita all’apartheid, ma alla “natura”; la convinzione che alcuni individui fossero naturalmente destinati a prosperare, mentre altri no. Due compagni di Thiel a Stanford negli anni ’80 ricordano di averlo sentito dire che l’apartheid “funzionava” ed era un buon modello da seguire.
Un altro elemento comune tra molti bianchi sudafricani cresciuti negli ultimi anni dell’apartheid e la destra americana di oggi è il disprezzo per il governo. Questa esperienza ha alimentato un forte libertarismo anti-governativo. Furber ha affermato che il primo messaggio online di QAnon—”Apri gli occhi. Molti nel governo adorano Satana”—gli sembrava logico.
La visione politica di Thiel, Sacks e Musk, forgiata in un ambiente segnato dall’apartheid, si è trasformata in un progetto di potere che combina il libertarismo estremo con una retorica nazionalista e anti-governativa. La “Mafia PayPal” non è solo un’alleanza di miliardari tecnologici, ma una rete che esercita una crescente influenza sulla politica americana, plasmando il discorso pubblico su temi come il multiculturalismo, l’immigrazione e il ruolo dello Stato.
Thiel, che ha finanziato piattaforme di estrema destra come Rumble—dove è ospitato Truth Social, il social network di Trump—ha da tempo manifestato un’agenda apertamente reazionaria. Ha più volte criticato i programmi di welfare, sostenendo che la democrazia è incompatibile con il capitalismo, e ha persino messo in discussione il diritto di voto per le donne.
Questa mentalità elitaria e autoritaria si riflette anche nel sostegno a figure come i fratelli Tate, che incarnano una versione moderna della supremazia maschile e della gerarchia sociale basata sulla forza e sul dominio. Non si tratta solo di un’ideologia conservatrice tradizionale, ma di ridefinire il futuro politico ed economico dell’Occidente, spingendo verso un modello in cui il potere si concentra in un’élite ristretta, immune da vincoli democratici.
Le forze all’interno dell’amministrazione Trump
Ma l’ideologia MAGA, per quanto possa oggi essere influenzata da miliardari libertari come la “Mafia PayPal”, affonda le sue radici più in profondità e trova il suo architetto in un personaggio molto lontano dalla Silicon Valley: Steve Bannon.
Se Roger Stone è stato il deus ex machina del Trump politico, lo spin doctor per eccellenza, in grado di portare le masse dove vuole lui, è Bannon ad aver fornito ai MAGA un’ossatura ideologica, ispirata al populismo reazionario, una che mira al nazionalismo economico e alla demolizione dello Stato amministrativo. Il suo obiettivo è smantellare il “Deep State” e ricostruire l’America come una nazione etnocentrica, cristiana e militarmente aggressiva, con un’economia fondata sul protezionismo a scapito delle istituzioni liberali e della globalizzazione.

La “Mafia PayPal” si inserisce in questo quadro come finanziatrice. Musk, Thiel e Sacks non hanno creato MAGA, ma hanno visto in esso una piattaforma perfetta per portare avanti il loro progetto di distruzione delle istituzioni, sostituendole con un’oligarchia tecnocratica.
Parallelamente, il movimento MAGA è stato potenziato e amplificato da Mosca, che ha usato una macchina di disinformazione, già emersa durante il Russiagate. Hacker russi, eserciti di bot, operazioni di propaganda e guerra ibrida mirate, hanno reso Trump una figura apparentemente “spontanea”, mentre dietro le quinte era sostenuto da un’architettura di manipolazione mediatica.
La Heritage Foundation, il principale think tank della destra americana, con il programma politico Project 2025, è il punto di connessione tra l’ideologia bannoniana e la nuova élite libertaria. Qui la “Mafia PayPal” trova il suo spazio naturale, finanziando e promuovendo le politiche economiche della seconda amministrazione Trump, che puntano a un drastico smantellamento dello Stato federale, privatizzazioni selvagge e un’accelerazione verso una nuova economia basata sul dominio delle Big Tech.
In breve:
- Bannon fornisce l’ideologia.
- La Heritage Foundation fornisce la struttura politica e legislativa,
- Musk, Sacks e Thiel (e in generale la Silicon Valley) forniscono i mezzi economici e tecnologici.
- Mosca fornisce la disinformazione.
- Trump è il braccio politico, è la figura che tiene insieme tutto.
Questa fusione tra nazionalismo reazionario, oligarchia tecnologica e manipolazione geopolitica è il vero volto della seconda amministrazione Trump—un progetto che punta a trasformare gli Stati Uniti da una democrazia rappresentativa in una plutocrazia autoritaria, in cui il potere resta concentrato nelle mani di un’élite di miliardari senza più limiti né controlli.
Le fratture
Naturalmente non mancano le fratture interne. A Steve Bannon la “Mafia PayPal” non va giù, tanto da avere definito il gruppo di sudafricani, “le persone più razziste del pianeta”. ll che, detto da un uomo che flirta con il suprematismo bianco ed elargisce con nonchalance saluti nazisti, apre scenari inquietanti. Ma questa non è l’unica idiosincrasia all’interno dell’universo MAGA.
Il conflitto con gli evangelici:
Un’altra frattura profonda riguarda il rapporto tra la Silicon Valley e la potente base evangelica che ha sostenuto Trump fin dal 2016. Gli evangelici vedono in Trump uno strumento divino per riportare l’America a una moralità cristiana tradizionalista. Il loro obiettivo è un’America biblica, fondata su valori conservatori e un’identità cristiana dominante. Thiel, Musk e Sacks, invece, sono libertari, transumanisti e tecno-visionari, più interessati a una società iper-capitalista e a uno stato minimale che alla difesa dei valori cristiani.
Questa divergenza si è manifestata più volte:
- Peter Thiel è gay e ha finanziato candidati apertamente anti-religiosi, come Blake Masters, che ha criticato le chiese americane per la loro “debolezza” e ha promosso una visione ultradarwinista del mondo, in netto contrasto con il creazionismo evangelico (oltre che avere descritto una citazione di Hermann Goering sulla suscettibilità delle masse agli incitamenti alla guerra, come “particolarmente rappresentativa e toccante”). Definito dagli stessi repubblicani come il candidato preferito dei neonazisti, Masters ha supportato per la campagna per il senato il neo-nazista anti-semita Andrew Anglin, che in un articolo aveva scritto: “Ecco gli ebrei per voi. Sono una razza viziosa e malvagia di psicopatici pieni di odio. Quando fai qualcosa che non gli piace, useranno il potere dei media per abbatterti, linciandoti moralmente.”
- Elon Musk ha deriso pubblicamente le posizioni religiose, descrivendo il Paradiso come “noioso” e sostenendo che la sua missione è “salvare l’umanità colonizzando Marte”, un concetto che per gli evangelici suona blasfemo.
- David Sacks e altri libertari hanno promosso politiche sull’aborto e i diritti LGBTQ+ più moderate, in netto contrasto con l’ala cristiana ultraconservatrice del GOP.
Questa frattura è esplosa nelle primarie repubblicane del 2024, quando il governatore della Florida, Ron DeSantis, ha cercato di conquistare la base evangelica, contrapponendosi agli interessi libertari della Silicon Valley. La lotta si è poi esacerbata quando il mese scorso i fratelli Tate sono stati fatti atterrare in Florida (dove vive una delle testimoni dei processi che li riguardano) a sua insaputa. Nel giro di due giorni il Procuratore generale della Florida, James Uthmeier, ha aperto un’indagine penale nei confronti di Andrew Tate. Subito, sia Tate che Roger Stone (che si occupa di loro) hanno attaccato DeSantis su Twitter (in quella che è parsa come una vera e propria sfida tra fazioni MAGA) mentre un aereo li portava prontamente via dalla Florida, verso Las Vegas.

Un’altra frattura è avvenuta quando uno dei giudici evangelisti messi alla Corte Suprema da Trump, Amy Coney Barrett ha espresso un voto decisivo contro il blocco del congelamento dei fondi destinati a USAID. Subito si sono levati cori di sdegno ed è stata definita “traditrice” e addirittura un “appuntamento DEI”.
Nonostante i fallimento elettorale di DeSantis, il problema resta: gli evangelici sono ancora la spina dorsale del partito repubblicano, e la nuova élite tecnologica che domina il trumpismo di questa seconda amministrazione ha una visione del mondo incompatibile con la loro.

Bannon, essendo un cattolico reazionario, ha più volte attaccato la “Mafia PayPal”, vedendola come un gruppo di miliardari amorali che vogliono distruggere non solo lo stato federale, ma anche l’identità cristiana dell’America. L’alleanza tra i libertari di Musk e Thiel e gli evangelici è quindi un matrimonio di convenienza destinato a entrare in crisi.
Il rapporto tra Donal Trump e Elon Musk:
Musk sostiene Trump perché il trumpismo garantisce lo smantellamento delle regolamentazioni statali, ma il suo ego lo porta a voler essere una figura diplomaticamente scomoda soprattutto quando ingaggia guerre con leader con i quali Washington non può fare a meno di dialogare (vedi il Primo Ministro Britannico Keir Starmer), oppure insulta un ministro polacco definendolo un “piccolo uomo”.

Tutte cose che rendono il lavoro diplomatico una salita continua. E non stupisce allora che Musk e il Segretario di Stato Marco Rubio siano venuti addirittura alle mani.
I tecnocrati rifiutano la politica ma ne hanno bisogno. La vogliono usare ma non sono disposti a rispettarne le regole. Così, sempre più spesso, emergono conflitti, come nel caso del DOGE: quando in mezzo ci si mette la Democrazia, che attraverso le Corti Federali, blocca le iniziative anti-costituzionali di Musk, emerge la frustrazione del tecnocrate.
I libertari e il protezionismo economico di MAGA:
L’ala libertaria spinge per un’economia di libero mercato senza vincoli, ma il protezionismo di Trump va nella direzione opposta. Se Musk, Thiel e Sacks sognano un’America dove le aziende tech possano operare senza limiti, Bannon e l’ala nazionalista vogliono un’economia chiusa e autarchica.
Il populismo economico, come lo definisce Bannon, dà priorità agli interessi delle classi lavoratrici e medie rispetto a quelli delle “élite”, insomma esattamente l’opposto di quello che vogliono i tecnocrati, indifferenti alla classe media e focalizzati nell’accentrare ricchezza e potere nelle élite.
La realtà è che la seconda amministrazione Trump non è coesa come vuole sembrare: è un’alleanza opportunista e instabile di gruppi con interessi diversi che convergono solo sul mezzo (distruggere lo Stato amministrativo) ma con fini diametralmente opposti.
Prima o poi si dovranno fare i conti con questa frattura e i nodi verranno al pettine.
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