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Nel train de vie del campo largo.

Editoriali

Nel train de vie del campo largo.

L'editoriale di Winston P. L’esperienza dello sgretolamento del terzo polo ha dimostrato che un buon progetto politico può fallire anche e soprattutto per l’incapacità e l’inadeguatezza delle persone chiamate a gestirlo. Per incapacità intendo inefficacia nel creare consenso, e per inadeguatezza, il prevalere di particolarismi non

Filippo Piperno24/07/2024Aggiornato 24/07/20242 min lettura384 parole

L’editoriale di Winston P.

L’esperienza dello sgretolamento del terzo polo ha dimostrato che un buon progetto politico può fallire anche e soprattutto per l’incapacità e l’inadeguatezza delle persone chiamate a gestirlo. Per incapacità intendo inefficacia nel creare consenso, e per inadeguatezza, il prevalere di particolarismi non coerenti con l’esercizio di una leadership autorevole. Questa mia convinzione si è rafforzata nel momento in cui, all’indomani di un evitabile quanto fragoroso insuccesso all’elezioni europee, i dirigenti dei partiti del fu Terzo Polo, invece di farsi da parte in ossequio ad un’etica della responsabilità troppo spesso evocata e quasi mai applicata, hanno dato vita ad uno spettacolo di recriminazioni e gattopardesche acrobazie di riposizionamento, in scia con la miglior tradizione del trasformismo italiano.

Quando accomunai nella responsabilità, Renzi e Calenda, invitandoli garbatamente a farsi da parte, venni investito da un’ondata d’indignazione da parte dei renziani duri e puri. Molti mi diedero del “calendiano”. Sbagliavano perché io guardavo al progetto e non alle persone. So che è inelegante rivendicarlo ma la piega presa dai fatti è andata ben al di là delle mie amare riflessioni e del mio scetticismo. Non solo è stato affossato un progetto che, giova ricordare, alle ultime elezioni politiche aveva preso il 7,79% alla Camera (pari a 2.186.747 voti) ma una volta finita la benzina, sgonfiati gli pneumatici e consumata la batteria, i due leader hanno pensato bene di abbandonare il pullman e i suoi passeggeri sul ciglio della strada per cercare un nuovo mezzo nel affannoso tentativo di riposizionarsi, ognuno a suo modo, solo per conservare il proprio status purchessia.

Leggo persone stimabili che plaudono all’iniziativa di Renzi in ossequio ad un pragmatismo dettato dall’attuale legge elettorale. Il punto è proprio questo. Il pragmatismo a me sembra ispirato, more solito, da ragioni di botteguccia e non da una visione politica. Renzi si assicura un comodo scompartimento nel train de vie del campo largo e il PD probabilmente non disdegna le 200mila preferenze dell’ex segretario.

E i passeggeri che avevano pagato il biglietto per il pullman del terzo polo? Quelli li trovate ancora a sudare sul ciglio di qualche strada provinciale. Lo scompartimento per loro non è mai disponibile.

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Un pensiero su “Nel train de vie del campo largo.

  1. ginocd41a7e1641 dice:

    Sono sulla provinciale, fa molto caldo e sono molto inca**ato. Avevo cercato già in passato di farmi una ragione della mia pochezza da provinciale…. nel non riuscire a capire perchè Blair non avesse preso cittadinanza italiana. Adesso che so che Blair può anche andare a cena con Conte (siamo passati da “neanche un caffè” alle cene con pochette) in nome di una nuova realpolitik, mi rimetto in spalla la mia onesta pochezza (pochezza non pochette) e mi avvio a piedi.

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