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Noterelle sul mercato del lavoro italiano. Occupazione, disoccupazione, inattività

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Lavoro & Sindacato

Noterelle sul mercato del lavoro italiano. Occupazione, disoccupazione, inattività

Il 23 aprile scorso il Cnel ha pubblicato il XXVI Rapporto sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva in Italia. È rivolto non solo agli studiosi della materia, ma al più largo pubblico di cittadini interessati a conoscere dati aggiornati e attendibili sulla realtà e

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Michele Magno28/04/2025Aggiornato 08/05/20254 min lettura801 parole

Il 23 aprile scorso il Cnel ha pubblicato il XXVI Rapporto sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva in Italia. È rivolto non solo agli studiosi della materia, ma al più largo pubblico di cittadini interessati a conoscere dati aggiornati e attendibili sulla realtà e sulle tendenze occupazionali, demografiche, salariali nel nostro paese. Qui intendiamo attirare l’attenzione del lettore sulla prima parte del Rapporto, proponendo cinque schede informative su altrettanti punti critici del mercato del lavoro e una sesta, ad essi strettamente collegata, sulla distribuzione degli occupati nelle varie classi di impresa e la loro produttività. Le schede, che verranno pubblicate a puntate, riguarderanno:

1-Occupazione, disoccupazione, inattività;

2-Lavoro femminile;

3-Persone con disabilità;

4-Stranieri e mercato del lavoro;

5-Lavoro sommerso;

6-Dimensione di impresa e produttività

Il curatore si rende conto che pubblicare testi pieni di numeri, dati e percentuali si presta a qualche rischio. Alla fine, può annoiare chi legge, ad esempio. La cultura dei dati, tuttavia, è importante. Come diceva Luigi Einaudi, “Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare”. Un adagio passato di moda in Italia.

1. Occupazione, disoccupazione, inattività

Allo stato si può segnalare che nel 2024, è aumentata l’occupazione di 352mila unità, (dato ISTAT annuo) trainata dagli over 50 e dalla crescita dei dipendenti a tempo indeterminato (+508mila e in aumento, cioè, del 3,3% rispetto al 2023). Sono aumentati leggermente (+47mila su 585mila) anche i lavoratori indipendenti. Si contrae invece quasi del 7% l’occupazione temporanea che, comunque, interessa ancora una platea superiore a 2,75 milioni di dipendenti. Si tratta di una tendenza positiva, che va avanti da tre anni, anche se non si possono tralasciare valutazioni critiche circa la qualità della occupazione, la quale dipende da molteplici fattori, tra cui le tipologie contrattuali utilizzate, le ore lavorate nell’arco dell’anno, la diffusione del part time involontario, il trattamento retributivo normativo complessivo. Rispetto al 2023 le ore lavorate per dipendente sono diminuite dello 0,3% per effetto di una diminuzione più marcata nell’industria (-1,1%) rispetto al lieve aumento nei servizi (+0,2%) con una ulteriore diminuzione tendenziale.

Rispetto alle stime ISTAT va anche tenuto in considerazione che vengono conteggiati nei tassi di occupazione periodi di orientamento e formazione svolti in un contesto lavorativo come nel caso dei tirocini extracurriculari che, per quanto siano nel complesso preziosi percorsi per l’occupabilità dei giovani, manifestano nel mercato del lavoro italiano talune criticità nel loro utilizzo rispetto alla effettiva realizzazione della componente formativa al pari dell’apprendistato professionalizzante che dovrebbe essere il canale di ingresso privilegiato dei giovani nel mercato del lavoro.

In un quadro complessivo di crescita della occupazione a tempo indeterminato come fotografata dall’ISTAT e di quota decrescente dello stock di occupati temporanei (l’incidenza sul totale della occupazione complessiva 15-64 dipendente è stata del 12,6% nel 2023 e dell’11,6% nel 2024, l’incidenza sulla occupazione dipendente è stata del 16,1 nel 2023 e del 14,8 nel 2024) i dati di flusso delle comunicazioni obbligatorie forniti dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e riferiti al periodo gennaio-settembre 2024 (ultimo dato disponibile in attesa del rapporto annuale che sarà pubblicato il 28 maggio 2025) ci informano che le attivazioni di rapporti di lavoro sono state 10milioni e 142mila, in lieve crescita del 0,5% rispetto al 2023, ma di queste, solo il 16% (nel 2023 l’incidenza era del 17,2%) sono state a tempo indeterminato (compreso l’apprendistato) mentre l’84% sono contratti temporanei (tempo determinato, collaborazioni, lavoro a chiamata, stagionale, somministrazione).

I contratti temporanei sono oramai consolidati come il principale canale di accesso al lavoro, ma il loro utilizzo mostra una significativa correlazione con il ciclo economico: così come nelle crisi degli anni scorsi, da ultimo nella crisi dovuta al Covid, i contratti a termine sono stati i primi a ridursi, in maniera speculare nel 2021, in un contesto di ripresa caratterizzato da elevata incertezza, la crescita occupazionale avviene soprattutto con contratti a tempo. Permane ancora elevato, inoltre, il numero di occupati con forme di part-time involontario che, sebbene in calo negli ultimi anni, riguardano ancora la maggior parte dei lavoratori – specie la componente femminile – assunti a tempo parziale, collocando l’Italia sopra la media europea (29,8% a fronte della media UE 27,9%). In Italia non soltanto sono poche le donne che lavorano, ma un terzo delle donne occupate ha un contratto part-time, principalmente per una “scelta” condizionata da motivi di cura familiare.


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