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Perché la stabilità del governo Netanyahu è a rischio

Israele

Perché la stabilità del governo Netanyahu è a rischio

Mentre scrivo, le agenzie di stampa stanno battendo una notizia che può mettere a repentaglio la stabilità del governo di Gerusalemme. Lunedì scorso United Torah Judaism, uno dei partiti chiave della coalizione guidata da Benjamin Netanyahu, ha annunciato l’intenzione di ritirare i suoi sette parlamentari. La

Michele Magno15/07/2025Aggiornato 15/07/20253 min lettura506 parole

Mentre scrivo, le agenzie di stampa stanno battendo una notizia che può mettere a repentaglio la stabilità del governo di Gerusalemme. Lunedì scorso United Torah Judaism, uno dei partiti chiave della coalizione guidata da Benjamin Netanyahu, ha annunciato l’intenzione di ritirare i suoi sette parlamentari. La decisione nasce dai crescenti contrasti interni sulla esenzione dal servizio militare degli studenti delle yeshivot, le scuole religiose dove migliaia di giovani dedicano la propria vita allo studio dei testi sacri ebraici.

Si tratta di una questione assai delicata, che divide la politica e la società civile israeliana. Uno storico accordo aveva permesso a decine di migliaia di ebrei ultraortodossi di evitare la leva obbligatoria, ma la guerra in corso a Gaza (entrata nel suo ventunesimo mese) ha cambiato le carte in tavola. In Israele i cittadini che hanno compiuto diciotto anni sono tenuti a fare il servizio militare, che dura circa tre anni per gli uomini e due per le donne, e successivamente sono iscritti nelle liste dei riservisti. Poi possono essere richiamati per esercitazioni periodiche o per affiancare i militari di carriera in caso di conflitti, come succede dall’inizio del conflitto nella Striscia di Gaza.

L’Alta Corte di Giustizia israeliana ha recentemente stabilito l’obbligo, per l’esercito, di cominciare ad arruolare anche gli ultraortodossi. Tuttavia, l’attuale proposta di legge non soddisfa le richieste di United Torah Judaism, che chiede una codificazione chiara e definitiva delle esenzioni. Sebbene il suo ritiro non produca effetti immediati, Netanyahu resta ora con una maggioranza ridotta a un solo seggio nella Knesset. Questo rende il governo particolarmente vulnerabile a nuove defezioni. Tutti gli occhi sono puntati sul secondo partito ultraortodosso, Shas, che con i suoi undici seggi potrebbe far definitivamente cadere l’esecutivo se decidesse di seguire la stessa strada.

Tecnicamente, l’uscita di United Torah Judaism non è ancora definitiva: occorreranno 48 ore prima che diventi ufficiale. Questo concede a Netanyahu un margine di manovra per tentare una mediazione in extremis. Ma secondo Shuki Friedman, vicepresidente dell’Istituto per la Politica del Popolo Ebraico, le divergenze tra la proposta governativa e le richieste del partito ultraortodosso restano profonde, e un accordo lampo appare difficile (Euronews, 15 luglio).

Netanyahu ha comunque ancora la possibilità di trovare un compromesso che eviti le elezioni anticipate. Alla fine di luglio inizierà la pausa estiva del Parlamento, che offrirebbe altro tempo prezioso per risolvere la crisi.


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3 pensieri su “Perché la stabilità del governo Netanyahu è a rischio

  1. Maria Nadia dice:

    Gli estremismi religiosi, ideologici e di qualunque tipo sono una maledizione.
    Non fatico ad equiparare gli ultraortossi ad Hamas.
    Sono in buona parte responsabili dell’odio fra Israele e Palestina, però sono intoccabili e guai a mandare in guerra i loro rampolli.
    Non sono amati dalla grande maggioranza degli Israeliani, anche se (mi diceva un vecchio amico Ebreo laico) probabilmente si deve a loro la continuità e l’unità del popolo ebraico.
    Personalmente auspico la caduta di Netanyahu subito dopo la fine della guerra, ma, nel frangente, Israele deve rimanere unita e agguerrita.

  2. Mauro Venier dice:

    La stabilità del governo Netanyahu è a rischio semplicemente perché sempre più israeliani stanno comprendendo che si tratta di un governo nazista che vuole applicare ai palestinesi se non un nuovo Olocausto per lo meno un Apartheid stile Sudafrica pre 1994.
    Solo che i cosiddetti “liberali” europei (e la stampa che a loro si affianca, oltre a quella di destra e ultradestra esplicita) sono talmente appiattiti sotto i piedi di Tel Aviv che continuano a negarlo e a prendere le veline di IDF, Mossad e governo israeliano come verità assoluta (per loro non contano i fatti, Israele ha sempre ragione, a priori e a prescindere). Cosa che ormai neanche più i cittadini israeliani fanno.

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