Stile, moda e costume
Perdonate ma non si poteva proprio non parlare di Gianni Agnelli
Ho tentato di resistere a lungo, poi mi sono detto che, occupandomi di stile, non potevo continuare ad ignorare quella specie di re d’Italia in pectore senza corona che è stato Gianni Agnelli, osannato come uno degli uomini più eleganti al mondo, con quella faccia da



Ho tentato di resistere a lungo, poi mi sono detto che, occupandomi di stile, non potevo continuare ad ignorare quella specie di re d’Italia in pectore senza corona che è stato Gianni Agnelli, osannato come uno degli uomini più eleganti al mondo, con quella faccia da imperatore romano.
Di lui si è detto e scritto tutto fino alla noia: interviste, libri, biografie, documentari, anche il suo modo di vestire è stato descritto e sezionato nei minimi particolari, oggetto di subitanea imitazione, si diceva che se fosse uscito di casa in mutande, il giorno stesso molti lo avrebbero seguito.
Dopo la sua morte non sono mancate le voci contrarie al suo personaggio, pur riconoscendogli charme, intelligenza e curiosità intellettuale, le critiche di sono incentrate soprattutto sulle sue qualità di industriale e sulla sua vita privata, un qualcosa che mi ricorda alcuni versi dell’ode manzoniana “5 Maggio”, perché finché fu in vita nessuno osò attaccarlo, a parte Scalfari col famoso titolo di Repubblica: “L’avvocato di panna montata”. Ma in quel caso era una questione di stampa e potere legata alla politica, non riguardava la persona in quanto tale.
In questa sede ci occuperemo di lui come fashion-leader, infatti la sua influenza in fatto di eleganza maschile formale e casual è stata così potente che quando nel ‘78 Giorgio Tocchi fondò un’azienda di casual elegante la chiamò “Johnny Lambs”, previa autorizzazione del suo amico Gianni.
Detto questo, cos’altro si può raccontare di non già trito e ritrito? Tutti sanno che il suo sarto d’elezione era Caraceni, il suo fornitore segreto di camicie formali era Mattano, ma il suo stile era fatto di particolari spesso trasgressivi dei canoni classici, a mio avviso un punto importante a suo favore, l’esatto contrario di certi manichini semoventi e privi di appeal alla Berlusconi.
Per vestire in un certo modo occorre voglia, sfrontatezza, fantasia e cultura, intesa come conoscenza di certi elementi, ad esempio se ignori che esistono le cravatte di lana non le cercherai e non le indosserai mai, come faceva l’avvocato, anche abbinate a completi classici e non solo sportivi.
Non l’ho conosciuto personalmente, l’ho però incrociato varie volte a New York da Brooks Brothers nelle mie scorribande di acquisti compulsivi, anche lui si era innamorato delle mitiche camicie button-down, a cui slacciava i bottoni del collo, subito imitato, personalmente non l’ho mai fatto perché quelle vele con le punte al vento proprio non mi piacciono, nessun americano lo farebbe.
Ma le calzature sportive marroni, spesso scamosciate, anche sotto un doppiopetto blu gessato Palermo, sono un colpo di genio, nessuno avrebbe mai osato tanto, al contempo non mi piacevano l’orologio sopra il polsino, la cravatta sopra il pullover a Ve certi occhialoni da sci che aveva indosso in alcune foto in montagna, e per finire trovo terribile l’idea di far stirare i jeans con la riga e la giacca dello smoking aperta, re Carlo in dinner-jacket è insuperabile, anche perché sdrammatizzato dall’immancabile pochette al taschino.



Oggi il taglio degli abiti di Caraceni: spalline imbottite, petti a lancia del doppio petto abnormi, pantaloni larghi con pence in vita, appaiono fuori dal gusto corrente, l’unico che ha seguito la via tracciata dall’avvocato è suo nipote Lapo che vi ha aggiunto un uso innovativo dei colori sgargianti, che non mi dispiace, dicendo però che il giovane Elkann non ha nemmeno da lontano il bearing (portamento) del suo illustre avo.
Questa considerazione ci porta alla fine del discorso, è una realtà incontrovertibile che per quanto si possa spendere in abbigliamento e accessori ricercati, se non sai stare dentro i tuoi abiti con naturalezza, non hai un aspetto in chiave con loro e manchi del senso di autoironia non sarai mai realmente chic…un binomio di pochi baciato dalla fortuna a cui non hai modo di opporti se non ce l’hai.
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Gianni non aveva il dono della simpatia, quello dell’ intelligenza si e non è poco.
Lapo con i suoi drammatici scorci di vita è stato infinitamente superiore, empatia si davvero, insieme a simpatia e visione.
Ricordo che quando per la prima volta l’ho visto – o forse per la prima volta vi ho fatto attenzione – alla televisione, ero convinta che fosse un bel po’ sopra i 70. Poi anni dopo ho letto che si apprestava a festeggiare l’importante traguardo del mezzo secolo. In compenso nelle foto da ragazzo aveva una tale faccia da ebete che quasi quasi era meglio da vecchio.
Poi anche in quelle foto in cui si tuffa nudo dalla barca non è che faccia tanto un bel guardare.
Con le sue belle cadute di stile, però: Se oggi ripetesse la famosa pacchianata che “dopo i vent’anni si innamorano solo le cameriere”, non strapperebbe più un sorriso a nessuno.
Bellezza, eleganza e fascino solo gli happy few.
Grazie per la Sua risposta su AD di Stellantis, purtroppo ricevuta su posta indesiderata da cui non potevo rispondere.
Io l’ho conosciuto, per ragioni famigliari – era certo un bell’uomo, e anche molto sexy. Aveva un bel portamento ma forti tratti di volgarità aperta – e non solo esteticamente. Era privo di ogni morale, il che non è davvero elegante: e comunque non praticava la sua amoralità in souplesse, ma con esibizione compiaciuta. A quei tempi i veri signori erano assai diversi. Oggi sarebbe stato da matrimonio Bezos