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Quando i colpevoli non si cercano, ma si scelgono

Conflitto russo-ucraino

Quando i colpevoli non si cercano, ma si scelgono

Vladimir Putin ha indubbiamente deciso di giocare d'azzardo, tra provocazioni e rilanci continui, confidando nel fatto che il vile Occidente sia troppo fragile e indeciso per dire basta. Le dichiarazioni del Cremlino in merito a presunte (e finora non suffragate da prove) responsabilità degli USA e

Marco Setaccioli26/03/2024Aggiornato 26/03/20243 min lettura468 parole

Vladimir Putin ha indubbiamente deciso di giocare d’azzardo, tra provocazioni e rilanci continui, confidando nel fatto che il vile Occidente sia troppo fragile e indeciso per dire basta.

Le dichiarazioni del Cremlino in merito a presunte (e finora non suffragate da prove) responsabilità degli USA e della Gran Bretagna, oltre che dell’Ucraina, nell’attentato del Crocus City Hall non possono essere derubricate a semplici boutade di propaganda. L’enormità e gravità dell’evento terroristico al quale sono collegate e l’inevitabile coinvolgimento emotivo del popolo russo in quella che a tutti gli effetti è una immane tragedia rendono la decisione di indicare un nemico in modo chiaro e definito una strada di non ritorno, che non può che preludere ad una resa dei conti, politica o militare che sia.

Ora più che mai, Putin, che ha costruito la propria fortuna politica (oltre che il suo potere assoluto), su un’ostentata forza, ma ancor più sulla capacità di garantire la sicurezza del proprio popolo, dovendo far dimenticare ai russi, già provati da una guerra ai confini europei che in vari modi impatta sulla loro quotidianità, la clamorosa falla nella sicurezza interna e far soprattutto dimenticare l’onta di aver ignorato gli avvertimenti degli odiati Stati Uniti sull’imminente attentato, ha scelto di alzare l’asticella dello scontro. Una scelta, come dicevo, gravida di conseguenze, tanto più per un regime che ha fatto del proprio approccio securitario un mantra tale da giustificare un quarto di secolo ininterrotto di guerre.

Come potrebbe Putin, che fin dalle prime ore ha promesso vendetta a chiunque sia coinvolto nella strage, omettere di “punire” Stati Uniti e Regno Unito, che agli occhi del popolo rischiano di apparire come i veri e propri “mandanti” (diretti o per il tramite dell’Ucraina) dell’attentato, qualora all’opinione pubblica non bastasse una “punizione per procura”, cioè scaricando ulteriori tonnellate di bombe su Kyiv?

Reiterare lo spericolato gioco della costruzione propagandistica del colpevole perfetto, lo stesso che in questi anni ha permesso di intraprendere folli e criminali campagne militari, stavolta rischia di rivelarsi un esercizio pericoloso, che se da un lato attenua il crollo di credibilità interna del Cremlino, spostando l’attenzione, dall’altro prelude ad una difficilmente evitabile escalation. D’altra parte questa, e non quella di compiere una imparziale inchiesta, appare la reale volontà di Mosca, che ha rifiutato la collaborazione dei paesi occidentali nelle indagini e non una parola ha riservato ad esempio al ruolo della Turchia, paese di partenza di una parte degli attentatori, oltre che nota base logistica di una buona parte degli uomini dello Stato Islamico.

Intanto in Italia, divenuto principale avamposto della disinformazione putiniana, i colonnelli della propaganda si erano già portati avanti. E tra una biliosa e strenua difesa di Putin da parte di Santoro e un non-scoop della non-testata “Il Corrispondente” di Avondet, il binario sul quale circoleranno le prossime bugie del Cremlino è già tracciato.

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