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Quando i terroristi saltano in aria e l’ipocrisia va in crisi

Conflitto russo-ucraino

Quando i terroristi saltano in aria e l’ipocrisia va in crisi

Iscriviti a nostri canali e alla nostra newsletter Ecco il solito copione: città ucraine rase al suolo, scuole e ospedali trasformati in macerie, ma chissà perché non se ne parla mai abbastanza. Poi però basta che un deposito d'armi russo salti in aria, e subito partono

Alessandra Libutti19/09/2024Aggiornato 02/10/20244 min lettura802 parole

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Ecco il solito copione: città ucraine rase al suolo, scuole e ospedali trasformati in macerie, ma chissà perché non se ne parla mai abbastanza. Poi però basta che un deposito d’armi russo salti in aria, e subito partono le urla di scandalo. Già, perché quando sono gli ucraini a difendersi, si tratta di atti inqualificabili, mentre la Russia bombarda per amore della pace. Città spianate? Solo un necessario aggiustamento geopolitico. Qualche cratere qui e lì, ma alla fine chi si preoccupa davvero di quelle vite cancellate, no?

E ovviamente c’è la solita storiella dei “nazisti ucraini”. Basta un soldato con un simbolo sbagliato sul cappello e, per magia, l’intero popolo viene trasformato in una massa di fanatici. Fosse comuni, stupri, bambini deportati? Sono dettagli insignificanti, coincidenze che non meritano troppa attenzione. In fondo, cosa sono migliaia di vite spezzate rispetto alla benedizione della Santa Madre Russia e del suo salvatore, Putin? I crimini di guerra sono solo invenzioni dell’Occidente, ovviamente, e chi ci crede è vittima della propaganda.

Poi c’è la solita indignazione a senso unico sul Medio Oriente. Il 7 ottobre? Un dettaglio di cronaca. Se Israele viene bombardata ogni giorno, non è un problema: ci pensa l’Iron Dome, giusto? Razzi da Hamas? Roba da nulla. E se Hezbollah si diverte a lanciare missili? Eh, si chiamano combattenti per la libertà, no? Nel frattempo, la strage del 7 ottobre l’hanno già dimenticata l’8, mentre dal 9 si è già iniziato a parlare di genocidio a Gaza, prima ancora che un soldato israeliano mettesse piede laggiù. Perché indignarsi a comando è una vera arte, e certi maestri sanno esattamente come farlo.

Nel frattempo, Hezbollah, quei puri e nobili combattenti per la libertà, continuano a lanciare razzi, ma chi può dire cosa sia vero o falso? E se colpiscono un campo di pallone, sicuramente è una false flag! Perché la realtà, ovviamente, è solo un’opinione quando non conviene. E ora, dulcis in fundo, ci meravigliamo di quei poveri militanti di Hezbollah che vedono esplodere cercapersone e walkie talkie tra le mani. Ma come osano chiamare questo “strategia militare”? Terrorismo, gridano! Che confusione, vero? Perché, si sa, non è importante chi viene colpito, ma da chi. L’ipocrisia, come sempre, regna sovrana.

Siamo all’apoteosi dell’assurdo: quando si colpiscono veri terroristi con precisione chirurgica, si grida al terrorismo. Sembra che nessuno sappia più distinguere tra civili e militanti. Hezbollah? Poverini, vedono esplodere cercapersone e walkie talkie e giù a parlare di crimini di guerra. Forse qualcuno dovrebbe spiegare che c’è una differenza tra sparare missili su campi da calcio e neutralizzare chi quei missili li lancia. Ma evidentemente, per alcuni, la verità è troppo scomoda.

E poi che dire dell’ambasciatore iraniano con il suo bel cercapersone di Hezbollah, come se fosse un gadget qualsiasi. Nessuna indignazione, nessuno scandalo. E certo, meglio tirare giù le tapparelle, spazzare la polvere sotto al letto e far finta di non aver visto niente. Un dettaglio così insignificante, come trovare una pistola a una festa di compleanno, meglio ignorarlo. Del resto, ammettere che un ambasciatore traffica con terroristi sarebbe come buttare una secchiata d’acqua gelida sulla comoda narrativa da divano. Troppo sforzo, meglio lasciarlo lì, magari sotto il tappeto insieme al resto della spazzatura.

E ora eccoci alla fine del gioco, dove l’efficacia inossidabile di un attacco così preciso ha causato non pochi problemi al fegato e travasi di bile a chi, fino a ieri, credeva di poter pontificare indisturbato. Perché quando i terroristi vengono colpiti con precisione chirurgica, diventa difficile continuare a nascondersi dietro al solito teatrino. Si fa presto a gridare allo Stato canaglia davanti alle macerie di Gaza, ma si fa la figura degli imbecilli quando a cadere sono proprio i terroristi, e tu stai lì, a negare che lo siano. Peggio ancora, ti ritrovi lì, con le carte scoperte, costretto ad ammettere che no, sei dalla loro parte.

E allora cosa resta? Se Israele non può difendersi colpendo direttamente chi la vuole annientare, cosa dovrebbe fare? Ah già, secondo certi paladini della moralità dovrebbe solo arrendersi e sparire. Ed è qui che il cortocircuito si fa insopportabile: i moralisti di sinistra, che fino a ieri si atteggiavano a difensori dell’umanità, ora si trovano costretti a fare i conti con la loro stessa ipocrisia. Difendere apertamente i terroristi, mentre si riempiono la bocca di giustizia e diritti, fa fare solo una figura: quella dei finti moralisti che, alla fine, non riescono neanche a nascondere da che parte stanno per davvero.


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Un pensiero su “Quando i terroristi saltano in aria e l’ipocrisia va in crisi

  1. Samuele Marinozzi dice:

    Rosicano di brutto con la faccenda dei devices esplosivi! Tutti i pacifinti stanno avendo una crisi di nervi e le vendite di maalox e minias vanno alle stelle!!! Magari i relativi farmaci generici li producono in paesi neutrali, presso stabilimenti realizzati e diretti dal Mossad!!!!

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