Conflitto russo-ucraino
Quei pacifisti che continuano a guardare dalla parte sbagliata
Probabilmente ricordate la trama del film “Don’t look up” uscito nel 2021, con protagonisti Leonardo Di Caprio e Jennifer Lawrence. Una coppia di astronomi si accorge dell'esistenza di un meteorite in rotta di collisione con la Terra. I due scienziati cercano di avvertire tutti che il


Probabilmente ricordate la trama del film “Don’t look up” uscito nel 2021, con protagonisti Leonardo Di Caprio e Jennifer Lawrence. Una coppia di astronomi si accorge dell’esistenza di un meteorite in rotta di collisione con la Terra. I due scienziati cercano di avvertire tutti che il meteorite distruggerà il pianeta entro sei mesi. Un mix letale di indifferenza, superficialità e scetticismo, però, conduce la Terra al disastro finale.
Il film voleva essere una parodia del nostro comportamento nei confronti del cambiamento climatico: pur avendo tutti i dati a disposizione, continuiamo a ignorare la minaccia, nascondendoci dietro a infantili negazionismi e a clamorose sottovalutazioni. Prima o poi, però, il pericolo climatico diventerà un enorme masso capace di schiacciare l’umanità.
Ora, la metafora di “Don’t look up” può essere traslata anche sul piano del rapporto tra i pacifisti e la guerra, perlomeno da quando, tre anni fa quasi, è cominciata l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin. È da circa tre anni, infatti, che in tanti – nel mondo della politica, delle istituzioni, del giornalismo, della cultura – cercano di spiegare al cosmo pacifista che il conflitto in Ucraina non è affatto una questioncina territoriale, ma è la rivitalizzazione dell’imperialismo russo con il quale dover fare i conti.
Che l’Ucraina andava aiutata non a singhiozzo, mettendoci solo al traino USA, ma investendo – noi europei – i mezzi disponibili per consentirle di bilanciare davvero le forze in campo, anziché restare in piedi in un dissanguamento lento che forse è peggio di una rapida sconfitta. A nulla è servito dirgli che la difesa della libertà degli ucraini era la difesa dell’Europa. Che pensare alla pace come fine e non come mezzo per difendere la dignità integrale della persona – dunque la sua libertà – è un’ipocrisia per la quale la storia presenta il conto. Gli è stato spiegato che la resa degli ucraini era un omaggio al bellicismo, in quanto rende conveniente l’utilizzo della violenza nei rapporti internazionali. Che difendere con decisione la democrazia oggi, accettando la tragedia di un conflitto cui ti costringe il nemico predone, può significare non pagare un prezzo più alto domani. La risposta, spiace constatarlo, è stata la chiusura nel suprematismo morale supportato da argomentazioni logicamente friabili. Si doveva negoziare fin all’inizio – dicono i pacifisti – così ci saremmo risparmiati tanti morti. Che è come dire “se avessimo negoziato al principio col violentatore, ci saremmo risparmiati tanto dolore”.
Intanto, però, l’asteroide si avvicinava alla Terra, sempre più minaccioso. Ieri, Pete Hegseth, Segretario della difesa degli Stati Uniti d’America, ha parlato e sono piovute brutte notizie. Riassumendo: gli USA lavorano per il cessate il fuoco in Ucraina ma gli Stati Uniti non credono che l’adesione dell’Ucraina alla Nato sia un obiettivo realistico di un accordo negoziato e inoltre non si tornerà ai confini per 2014. La pace, ancora, non sarà sostenuta da truppe americane e comunque non all’interno di una missione Nato. Gli USA, ha continuato il capo del Pentagono, tengono certamente all’alleanza con l’Europa e la sicurezza europea è un imperativo. Tuttavia l’Europa deve fornire la quota maggioritaria dei futuri aiuti all’Ucraina e spendere di più in difesa: il 2% non è abbastanza.
Non sono un esperto di relazioni internazionali, ma basandomi solo sulla mia intelligenza, peraltro non eccelsa, ne concludo che tira una brutta aria per l’Ucraina e per noi, soprattutto se aggiungiamo le dichiarazioni di Trump. Se le cose procederanno su questi binari, Putin avrà ottenuto la sua espansione territoriale, l’Ucraina sarà meno libera e con lei tutti noi un po’ meno al sicuro.
Eccoli i negoziati ai quali, almeno per il momento, l’Europa conta zero perché paga le sue titubanze. Eccolo il “Trump pacifista” cinicamente sponsorizzato dai sovranisti e incredibilmente sperato da non pochi pacifisti. La realtà, però, fa capolino in cielo, oscura il sole dell’utopismo e dice che da domani dovremo spendere di più in difesa perché, almeno per i prossimi 4 anni, il paradigma è questo. Appena i pacifisti avranno terminato le marce, fateglielo sapere, ma con molto tatto, mi raccomando: fino ad oggi hanno visto un altro film.
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Tutti vorremmo un’Europa unita, solidale e determinata, ma è un patchwork di Stati che si sono combattuti fino a ieri, che non parlano la stessa lingua, che hanno tradizioni e culture diverse. Non si è ancora realizzata l’unità d’Italia dopo 160 anni ed è difficile immaginare che si possano in breve tempo amalgamare storie ed interessi così eterogenei. Tanto piú considerando il livello attuale dei politici.
La situazione richiederebbe assunzione di responsabilità e un rapido agire, ma non ci resta che aspettare…
Purtroppo il pacifismo corrente è spesso non voler pagare per gli altri. Per come la vedo io Trump non uscirà dalla NATO, non gli conviene, perderebbe tutte le basi nel Mediterraneo con tutto quel che questo comporterebbe. Di sicuro renderà minimale il suo contributo all’alleanza e richiederà
contropartite come sta facendo con l’Ucraina. Ricordiamoci che il Canada fa parte della NATO e il Canada non ha intenzione di uscirne, specie in questo momento che nel mirino di Putin c’è anche l’Alaska attualmente degli USA. Per questo Trump vuole il Canada e vorrebbe anche la Groenlandia che fa parte dell’Europa. Purtroppo per lui, sa di non poter pretendere visto che non l’avrà mai, quindi nella sua testolina potrebbe anche pensare di venderci (noi Europei) a Putin per una manciata di denari. Ad ogni modo Putin non aspetta altro che gli USA si girino dall’altra parte, che i pacifisti facciano le loro rimostranze egoistiche per riprendersi quel che lui pensa sia suo di diritto spingendosi fino ai baltici e alla Finlandia. I russi sono megalomani, la nuova generazione postsovietica crede di avere un potere assoluto in termini economici e commerciali, non conoscono cosa significa correttezza, buon senso e pacifica convivenza su un suolo comune. Non hanno mai avuto una educazione democratica e per dirla tutta anche noi europei negli ultimi trent’anni c’è la siamo alquanto giocata. Quindi il pacifismo di facciata non è altro che una manifestazione di puro egoismo.