Energia, ambiente e sostenibilità
Quello che ci ha insegnato il blackout Iberico
La settimana scorsa ha destato scalpore il blackout che ha colpito Spagna, Portogallo e parte della Francia. Lo ha destato nei non addetti ai lavori, e/o in chi non ha un minimo di basi di come funzionano le reti elettriche attuali. Ma cosa è successo? I



La settimana scorsa ha destato scalpore il blackout che ha colpito Spagna, Portogallo e parte della Francia. Lo ha destato nei non addetti ai lavori, e/o in chi non ha un minimo di basi di come funzionano le reti elettriche attuali.
Ma cosa è successo? I dettagli saranno oggetto di una commissione di inchiesta, intanto atteniamoci, cercando di semplificare, a quanto affermato dal gestore della rete. Premessa: la rete di distribuzione è un sistema che per funzionare deve essere sempre in equilibrio in ogni sua parte, con punti di immissione/produzione di energia e di uscita/consumo della stessa. Pare incredibile a chi non ha basi di ingegneria elettrica, ma nello stesso istante quanto si produce deve essere consumato, ed il tutto deve avvenire con la stessa “lunghezza d’onda”.
Se in qualche parte della rete questa “onda” diventa instabile, il sistema la esclude per mantenersi in equilibrio, e si hanno blackout locali. Le reti attuali sono pensate con centrali molto grandi, che funzionano in continuo, con sistemi che regolano l’onda. Le fonti rinnovabili invece sono impianti piccoli, diffusi e discontinui nella produzione, con una regolazione dell’onda limitata o nulla, demandata ad altri. Fino a quando erano poche installazioni, il sistema attuale non aveva problemi. Ma oggi con le FER a percentuali altissime in certi momenti, la regolazione è sempre più complessa. E gli allarmi e le richieste di adeguamenti/investimenti delle reti da parte dei gestori sono lì da anni e solo ora con colpevole ritardo si comincia a pianificarli.
Red Electrica (la TERNA Spagnola), ha ricostruito, secondo dopo secondo, le tappe verso il blackout: in “soli” cinque secondi la rete elettrica spagnola è collassata. Scrivo “soli” perché 5 secondi per questi sistemi sono una enormità.
12:33: la rete è colpita da una perdita di produzione di energia elettrica nel sud-ovest del paese. In quel momento fotovoltaico più eolico pesavano per il 72%. Nel giro di millisecondi, la rete si auto-stabilizza e sembra recuperare.
1,5 secondi dopo: altra perdita di produzione più pesante della prima, destabilizzando ulteriormente la rete.
3,5 secondi dopo: l’instabilità raggiunge il punto di non ritorno. Si interrompono le interconnessioni di confine tra Spagna e Francia; crolla la produzione da fonti rinnovabili, per i funzionari “molto probabilmente” di tipo fotovoltaico. A questo punto tutte le altre centrali di produzione – nucleari a gas o idroelettriche – sono state costrette a disconnettersi (non a spegnersi a disconnettersi), fino al completo collasso della rete: la Spagna è “al buio”.
Nel grafico allegato potete vedere questo crollo.

Cosa insegna/conferma questo evento?
Primo: diffidare dei commenti a caldo. Sentire come causa un “raro evento atmosferico” dovuto al caldo, mi ha fatto ripensare ai miei professori di ingegneria Elettrica, immaginandoli sbellicarsi dalle risate o imprecare a seconda del carattere. Tipo Gesù morto dal freddo. La cosa divertente è che, mentre leggevo un serissimo post di un “esperto” sostenitore delle rinnovabili, con tanto di formulone e spiegazioni i-n-a-t-t-a-c-c-a-b-i-l-i, usciva la nota del gestore della rete Spagnola che smontava tale ipotesi, relegandola a quello che era, ovvero aria calda fritta.
Secondo: della verità interessa poco ai sostenitori delle varie ideologie. In realtà anche questa è una conferma, se avete pazienza riprendete l’ultimo articolo che ho scritto. Da subito è partita la solita contrapposizione tra talebani delle rinnovabili e antagonisti delle stesse per partito preso, in maniera stucchevole.
Terzo: non si è capito che il problema non sono le rinnovabili in quanto tali, ma la rete e la sua gestione. Anche qui, nulla di nuovo in realtà. Gli allarmi sono stati dati da tempo, ad esempio la stessa Red Electrica, due mesi prima dell’incidente, avvertiva di potenziali rischi di “disconnessione della generazione”, anche “gravi”. Che sia chiaro, riguardano tutte le reti che devono gestire una grossa quantità di Fonti Rinnovabili intermittenti e non programmabili, non solo quella spagnola, andata in crisi per prima probabilmente perché quella con più impianti installati. Sono richiesti grossi accumuli, sistemi di regolazione (ne avevo già scritto), tutte dotazioni non ancora sufficienti per questi carichi. Probabilmente il blackout non si è esteso alla Francia come al Portogallo per via della rete francese più stabile (molte meno rinnovabili e più impianti continui), che ha fermato il blackout alla frontiera. Come sempre, non si tratta di tifo contro le rinnovabili ma di comporre il giusto mix per decarbonizzare ed avere costi accettabili.
Quarto: la rete elettrica si è disconnessa e i disagi per la popolazione sono stati enormi, con cinque morti causati dalla mancanza di energia elettrica. Di questo si è parlato poco. Di quanto siamo dipendenti nelle nostre vite dall’energia elettrica e di come diamo per scontato un sistema che invece si regge su una schiera di tecnici, controlli, sistemi che sono estremamente complessi, ma grazie ai quali possiamo avere un tenore di vita mai visto prima nella storia. E’ passato in sordina, coperto dal chiasso della battaglia tra talebani delle rinnovabili ed oppositori, che questi sistemi, specialmente quelli più moderni, potrebbero essere oggetto anche di attacchi hacker di tipo informatico. E gli allarmi sulla debolezza della cybersicurezza sono spesso liquidati con una alzata di spalle.
Infine, un auspicio. Il blackout spagnolo era tutto tranne che imprevisto. Ha solo mostrato a tutti cosa può succedere se si inseguono ideologie e mode politiche di breve respiro. A proposito, le dichiarazioni di Balir sono tardive e ipocrite per tempismo e dichiarante. Servono, lo riscrivo e lo ripeto, investimenti e non sussidi. Siamo ancora in tempo per evitare di spendere soldi dove non serve (sì, le tecnologie delle rinnovabili non hanno più bisogno di incentivi, ed è un bene), per utilizzarli per le reti, per ammodernarle e proteggerle. Non servono battaglie tra sette, ma programmazione e buon senso. Le tecnologie le abbiamo. Il resto finora no.
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Mi che ho letto pure io quel tizio che dimostrava senza spazio di dubbi che le AIV avevano causato il collasso della rete. Ho imprecato…
Buongiorno.
Non sono molto favorevole agli impianti eolici e solari, soprattutto per l’impatto che hanno sul paesaggio. Ma, ancora di più, perché sono favorevole al nucleare.
Però chiedo: la produzione in eccesso non può essere stoccata e utilizzata nei momenti di bassa produzione?
Grazie.
Nadia Mai