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La Rai, Bruno Vespa e il pallottoliere di Hamas

Propaganda propal

La Rai, Bruno Vespa e il pallottoliere di Hamas

Chissà quanti hanno visto la trasmissione Porta a Porta di ieri sera, la nota trasmissione condotta da Bruno Vespa. Chi lo avesse fatto avrebbe appreso che nel condurre le proprie operazioni belliche a Gaza Israele fa trenta morti per ogni obiettivo. L’avrebbe accertato il New York

Iuri Maria Prado07/05/2025Aggiornato 07/05/20253 min lettura613 parole

Chissà quanti hanno visto la trasmissione Porta a Porta di ieri sera, la nota trasmissione condotta da Bruno Vespa. Chi lo avesse fatto avrebbe appreso che nel condurre le proprie operazioni belliche a Gaza Israele fa trenta morti per ogni obiettivo.

L’avrebbe accertato il New York Times, ha detto Vespa. Insomma, Israele punta a un obiettivo, nemmeno importante, nemmeno un caporione di Hamas, un combattente qualunque, e ammazza trenta innocenti.
Ora prendiamo il dato che oggi, 7 maggio, l’Ufficio Centrale di Statistica dello Stato di Palestina presenta a proposito delle morti a Gaza dall’inizio del conflitto: dice 52.615 morti.

Bene, giusto qualche settimana fa il medesimo Ufficio Centrale di Statistica dello Stato di Palestina rilasciava i riferimenti precisi, con nomi e cognomi, età e sesso dei morti (a quell’altezza di tempo erano circa 51 mila).
Che cosa evidenziavano? Evidenziavano che i morti dai 18 ai 40 anni erano 22.900, ed evidenziavano che il 72% delle morti nel tratto di età dai 13 ai 55 anni erano maschi.

Torniamo a Vespa e alla trasmissione Porta a Porta di ieri sera. Trenta ammazzati per ogni obiettivo, o venti ammazzati nelle migliori circostanze diceva Vespa.
Bene, se fosse vero vorrebbe dire che sono stati ammazzati circa 50 mila e trecento civili e circa milleottocento combattenti.

Lasciamo pur perdere che l’esercito israeliano dichiara di aver eliminato circa ventimila combattenti: lasciamolo perdere perché ovviamente – si capirà – questa è pura propaganda, mica come i numeri forniti da Hamas, che sono notoriamente affidabilissimi. Stiamo a questi numeri dunque, 52 mila ad oggi.

Abbiamo visto che oltre il 70% dei morti tra i tredici e i cinquantacinque anni sono maschi, e che dai 18 ai 40 anni – quindi una fascia ancora più ristretta – i morti sono quasi 23 mila. Abbiamo visto che, se fosse vero che sono stati ammazzati trenta civili innocenti per ogni combattente, vorrebbe dire che i combattenti uccisi sarebbero circa millesettecento (sul totale di 52 mila).

Bene, a fronte di questi dati – che sono del ministero della Salute di Gaza, non della Spectre sionista, non di un consorzio di ministri israeliani fondamentalisti – a fronte di questi dati, dicevo, c’è un essere sensato capace di sostenere che dei morti in età da combattimento (a Gaza, non a Copenaghen, non in Belgio o in Portogallo: a Gaza, regno di Hamas), c’è un essere sensato capace di sostenere che dei morti in età da combattimento fossero combattenti solo alcune centinaia?

Bisognerebbe lasciarle stare queste contabilità. C’è una tragedia in corso perché c’è una guerra in corso, e ci sono tanti innocenti uccisi: troppi innocenti uccisi, perché anche un innocente ucciso è di troppo.

Ma l’uso dei morti a fini propagandistici non serve a proteggere i civili e non risarcisce la morte degli innocenti, che è irrisarcibile; non serve neppure ad accertare le responsabilità di crimini che non solo possibilmente ma addirittura probabilmente sono stati commessi da Israele nella guerra di Gaza, come accade praticamente sempre in qualsiasi guerra.

Serve soltanto a dare biada alla belva terrorista. Non serve alla verità. Serve alla menzogna. E insulta anche i morti innocenti.


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2 pensieri su “La Rai, Bruno Vespa e il pallottoliere di Hamas

  1. Maria Nadia dice:

    Temo che Netanyahu stia facendo una pessima propaganda per Israele, ma, d’altronde, se Israele non riuscirà ad eradicare il nemico in modo definitivo, continuerà ad allevarsi la serpe in seno e la pace sarà preclusa all’infinito.

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