Nato
Ritorna il tema dell’“europeizzazione” della NATO
Terza puntata dell'analisi di Mario Greco sulle prospettive europee nell'attuale scenario internazionale dominato dallo spettro incombente del conflitto russo-ucraino. Prima puntata Seconda puntata Il tema dell’“europeizzazione” della NATO è reso più urgente che mai, dalla crescente incertezza sull'impegno a lungo termine degli Stati Uniti nei confronti


Terza puntata dell’analisi di Mario Greco sulle prospettive europee nell’attuale scenario internazionale dominato dallo spettro incombente del conflitto russo-ucraino.
Il tema dell’“europeizzazione” della NATO è reso più urgente che mai, dalla crescente incertezza sull’impegno a lungo termine degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa e sull’allineamento autoritario ad Oriente.
Mentre l’amministrazione Biden – a suo tempo – ha ribadito il sostegno americano all’Ucraina e alla NATO, rimane il fatto che – oggi – l’attenzione strategica degli Stati Uniti continua a spostarsi verso la Cina e l’Indo-Pacifico. Nel frattempo, le citate sfide interne agli Stati Uniti – dall’aumento del debito pubblico, alla crescente polarizzazione politica e “tecnocraticizzazione” del potere – hanno reso più difficile garantire impegni di politica estera, duraturi. Il sostegno di Washington non può più essere dato per scontato, automatico o permanente. Sebbene l’esatta portata e la velocità del disimpegno degli Stati Uniti dall’Europa non siano ancora chiare, la direzione è evidente.
Il nuovo ordine mondiale della Cina
Nel frattempo, quasi tre settimane dopo l’incontro del Presidente della Federazione Russa in Alaska con l’omologo Presidente degli Stati Uniti, il cosiddetto “malign autocratic alignment”, costituito dalla Repubblica Popolare Cinese, dalla Federazione Russa, dalla Repubblica della Corea del Nord, dalla Repubblica Islamica dell’Iran, dal Pakistan e altri Paesi “simpatizzanti”, per lo più autoritari, si riunisce a Pechino per celebrare retoricamente l’ottantesimo anniversario della fine della Guerra Mondiale in quel quadrante geografico del mondo.
Il presidente cinese Xi Jinping ha ospitato un vertice storico con la controparte russa, il presidente Putin, e il nordcoreano Kim Jong-un, segnando la loro prima apparizione congiunta e offrendo al mondo la rappresentazione plastica del consolidamento di un “Asse della Rivoluzione”. Da un punto di vista geopolitico si consolida la saldatura strategica attraverso legami tra nazioni sempre più isolate dall’Occidente, lanciando una sfida politico-valoriale esistenziale che tale convergenza autocratica pone agli interessi dei paesi liberal democratici occidentali.
Il Presidente Xi, con una parata militare commemorativa e un vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai ha sottolineato il crescente ruolo , della Cina e ha promosso, nel contempo, rassicuranti apprezzamenti circa i principi di uguaglianza sovrana e multilateralismo. Tuttavia, non si può ignorare che si sia trattato, in realtà, di un’occasione per condividere con il mondo la propria visione di un ordine mondiale multipolare, volto a sostituire l’egemonia statunitense con un’influenza autoritaria guidata dalla Cina. Tali avvenimenti segnalano un cambiamento geopolitico irreversibile.
Questa serie di eventi di alto profilo ha permesso inoltre di riunire i già nominati autocrati e il Primo Ministro indiano Modi. Sebbene le apparenze suggeriscano un allineamento strategico, credo che tale nascente partnership rimanga guidata da interessi nazionali individuali.
Il disimpegno discreto ma irreversibile degli Stati Uniti dal quadrante europeo.
Come ha recentemente confermato l’ambasciatore statunitense presso la NATO, Whitaker, le discussioni sulla riduzione delle truppe degli Stati Uniti presenti sul suolo europeo entreranno nella fase decisiva nelle prossime settimane in seguito agli esiti del vertice NATO dell’Aia. Questa direzione di riduzione dell’impegno militare è confermata in un promemoria a firma del Segretario per la Difesa Hegseth per i vertici del Pentagono che lancia la “Army Transformation Initiative” – considerata dagli analisti un “disarmo” vero e proprio nel teatro europeo, che deve essere conclusa entro il 2027 – data in cui gli Stati Uniti ritengono che la Cina possa avere le capacità per conquistare Taiwan.
Inoltre, il documento di Guida Strategica per la Difesa Nazionale, recentemente aggiornato, diffuso in ambito del Dipartimento per la Difesa e lasciato trapelare ai media statunitensi, sottolinea che “la Cina è l’unica minaccia strategica cruciale, ed impedire l’occupazione di Taiwan – mentre si assicura la difesa del territorio nazionale statunitense – è l’unico scenario all’attenzione del Dipartimento.”
Per quanto riguarda l’Europa, il documento suggerisce che Washington sosterrà l’Europa con la deterrenza nucleare nei confronti della Russia, ma è altresì indicato come “altamente improbabile che assetti strategici abilitanti siano garantiti in caso di operazioni militari russe”. Washington, in definitiva, pare intenda spingere gli alleati della NATO ad assumere la difesa primaria della regione.
In tale contesto, il Presidente Putin avendo ben chiari i propri obiettivi strategici quali:
- la rinascita dell’imperialismo russo post-sovietico e delle sfere di influenza;
- la distruzione del concetto valoriale di nazione Ucraina per quello che rappresenta: Europeismo, legalità, lotta alla corruzione e responsabilità penale della classe dirigente politica;
- disarticolazione dell’ordine globale basato sul diritto internazionale attraverso la disgregazione delle organizzazioni internazionali e delle alleanze politico-militari,
sarà stato particolarmente lieto per queste nuove formulazioni, che tra l’altro pongono qualche ombra sulla validità di principio dell’Articolo 5 del Trattato di Washington.
Da questa angolazione prettamente politica, l’Unione Europea si trova di fronte a un crocevia strategico tra sovranità effettiva e dipendenza strutturale: il disimpegno progressivo statunitense non è solo una questione militare, ma evidenzia la necessità di una nuova architettura di “governance” del potere continentale.
Le capitali europee, in particolare Roma, Parigi e Berlino, sono chiamate a ridefinire il proprio peso strategico, costrette a decidere se rimanere subalterne agli orientamenti di Washington o rivendicare una centralità di autonomia strategica nella difesa degli interessi europei.
La prospettiva di una difesa comune europea, finora rimasta confinata tra proclami e mezze misure, riemerge con forza nel dibattito politico-istituzionale. L’Unione Europea si scontra con le proprie contraddizioni: da un lato l’aspirazione a un ruolo geopolitico di primo piano, dall’altro la persistente frammentazione delle volontà politiche e delle capacità operative tra gli Stati membri.
D’altro canto, sul piano delle relazioni internazionali, la Russia coglie l’occasione per consolidare la propria posizione di attore revisionista, sfruttando le ambiguità occidentali per minare le fondamenta dell’ordine liberale. L’evocazione di una multipolarità “sovrana” diventa strumento retorico e operativo nella strategia di Mosca di logoramento delle alleanze tradizionali e delle istituzioni multilaterali. In questo gioco di potere, l’Ucraina è non solo campo di battaglia, ma paradigma della sfida tra modelli politici antagonisti – europeismo contro neoimperialismo.
La percezione di sicurezza collettiva continentale, che aveva garantito la stabilità europea nel secondo Novecento, si trova ora in bilico: la “deamericanizzazione” della difesa europea non rappresenta solo una svolta tecnico-militare, ma un ribaltamento dell’impianto politico che ha retto il continente oltre settant’anni. Gli attori europei devono ora assumersi il rischio e l’onere della leadership, ridefinendo la natura della solidarietà politica e militare in funzione della difesa degli interessi propri, in un contesto internazionale segnato dal ritorno della competizione tra potenze e dalla crisi delle vecchie certezze.
E se l’Europa vuole assumere un ruolo credibile, autonomo e decisivo per essere l’artefice della propria sicurezza in un ambiente strategico tumultuoso, polarizzato e in continua evoluzione, deve accettare – senza alcun ulteriore indugio – maggiore responsabilità politica, economica e capacitiva nel contesto dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, che di per sé rappresenta anche la migliore risposta politico-militare in chiave di deterrenza e difesa, nei confronti di tutti i potenziali avversari interni ed esterni.
La questione dell’Articolo 5 della NATO e la sua effettiva vincolatività si trasformano in un banco di prova per la credibilità politica dell’intero Occidente.uropea potrà garantire la propria sicurezza e quella dei suoi cittadini in un contesto internazionale sempre più incerto, polarizzato e altamente competitivo.
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