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Russia e Iran, partner solo per opportunismo

Cina

Russia e Iran, partner solo per opportunismo

(già pubblicato su La Ragione il 31.01.2024) Mentre gli occhi erano puntati su Ucraina e Taiwan (e l’attenzione rivolta alle tensioni fra Stati Uniti, Russia e Cina dopo l’attacco di Hamas in Israele), l’Iran è emerso come un altro attore nel panorama delle tensioni internazionali. Uno

Alessandra Libutti02/02/2024Aggiornato 25/03/20243 min lettura508 parole

(già pubblicato su La Ragione il 31.01.2024)

Mentre gli occhi erano puntati su Ucraina e Taiwan (e l’attenzione rivolta alle tensioni fra Stati Uniti, Russia e Cina dopo l’attacco di Hamas in Israele), l’Iran è emerso come un altro attore nel panorama delle tensioni internazionali. Uno in grado di stravolgere gli equilibri in Medio Oriente attraverso le sue milizie ‘per procura’: Hamas, Houthi ed Hezbollah. Sebbene l’Iran abbia fornito armi alla Russia nella guerra in Ucraina, è stato l’attacco di Hamas che ha evidenziato un potenziale asse fra Cremlino, Repubblica Islamica e Cina. Viene da chiederci però se – oltre a condividere l’appartenenza ai Brics – esista un’alleanza concreta fra questi Paesi.

Per approfondire abbiamo intervistato Mohammad Reza Taghizadeh, analista politico ed esperto delle dinamiche fra Russia e Iran. «Il Cremlino ha sempre avuto ambizioni nella regione, cercando di influenzare le politiche del regime degli ayatollah» ci spiega Taghizadeh. «Dopo la frammentazione dell’Urss, l’Iran aspirava a un rapporto paritario con la neonata Federazione Russa, ma questa continuava a considerare l’Iran un Paese subordinato». Il rapporto paritario, fondamentale per una relazione equa, richiede un bilancio commerciale in cui entrambi gli Stati soddisfino reciprocamente le proprie esigenze. Tuttavia questo equilibrio mancava fra Russia e Iran, entrambi ricchi di risorse naturali ma dipendenti da prodotti finiti, rendendoli rivali anziché partner: «Le riserve di petrolio e gas dell’Iran sono le prime al mondo, ma avendo la Russia il monopolio dell’esportazione del gas in Europa, ha evitato la costruzione di un gasdotto verso Ovest da parte dell’Iran per prevenire la nascita di un concorrente che potesse influenzare i prezzi, costringendo Teheran a esportare verso Est» osserva Taghizadeh.

I rapporti con la Cina sono stati contrassegnati da dinamiche analoghe: «Pechino finge di essere un partner strategico dell’Iran, ma lo considera in realtà soltanto un partner commerciale da isolare dai mercati a cui ambisce. Teheran aveva per esempio stipulato un accordo di cooperazione da 500 milioni di sterline con l’India per sviluppare dei porti a Chabahar, ma la Cina è intervenuta imponendo all’Iran 20 anni di cooperazione reciproca promettendo investimenti per 400 miliardi di dollari. Naturalmente poi non ha mai speso nemmeno un dollaro in Iran» racconta Taghizadeh.

Secondo l’analista, la guerra in Ucraina avrebbe creato nuovi equilibri sulla base della domanda e dell’offerta: «La Russia aveva bisogno delle armi dell’Iran. Da allora la cooperazione fra i due Paesi è diventata più stretta, ma non sono partner naturali. L’avvicinamento è opportunistico e circostanziale. La Russia resta un Paese imperialista». Quanto all’uso delle milizie ‘per procura’, Taghizadeh suggerisce che sia parte di un disegno della Repubblica Islamica per deviare minacce e proteggere i propri interessi. L’Iran estende così il proprio ‘confine’ attraverso la presenza attiva in Gaza, Siria, Libano, Yemen e Iraq: «Suppongo che eventualmente gli Stati Uniti saranno costretti a riconsiderare il loro rapporto con l’Iran e abbandonare la politica di pacificazione.

Finché esisterà il regime islamico a Teheran, non sarà possibile controllare Hamas, Hezbollah resterà in Libano e gli Houthi nello Yemen».

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