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Si respira aria tardo-repubblicana nell’America di Donald Trump

Bandiera americana avvolta dal fumo simbolo della crisi politica e istituzionale negli Stati Uniti nell’era Trump.

USA

Si respira aria tardo-repubblicana nell’America di Donald Trump

A un mese dall’insediamento alla Casa Bianca, la lotta tra Donald Trump e le istituzioni statunitensi è cominciata, e siamo solo all’inizio. Le dichiarazioni su Zelensky hanno creato una frattura nella maggioranza repubblicana al congresso. Come riportato da Politico, personalità di spicco come Mike Pence ed

Bandiera americana avvolta dal fumo simbolo della crisi politica e istituzionale negli Stati Uniti nell’era Trump.
Pietro Molteni21/02/2025Aggiornato 27/05/20254 min lettura719 parole

A un mese dall’insediamento alla Casa Bianca, la lotta tra Donald Trump e le istituzioni statunitensi è cominciata, e siamo solo all’inizio. Le dichiarazioni su Zelensky hanno creato una frattura nella maggioranza repubblicana al congresso. Come riportato da Politico, personalità di spicco come Mike Pence ed i Rappresentanti Don Bacon e Thom Tills hanno dichiarato che “Non c’è equivalenza morale tra Putin e Zelensky” e che è necessario continuare a sostenere Kiev.

La figura più importante espressasi in questa direzione è stata il leader della maggioranza repubblicana al senato John Thune: “Non c’è nessun equivoco su chi abbia iniziato la guerra” ha dichiarato, ma non ha esplicitamente detto che Trump dovrebbe ritirare le sue affermazioni. Anche il deputato repubblicano Brian Fitzpatrick ha dichiarato il suo sostegno all’Ucraina dichiarando che “c’è una maggioranza bipartisan in entrambe le camere del congresso pronta, desiderosa, e capace di fare qualsiasi cosa per impedire che il dittatore comunista Vladimir Putin sia premiato per la sua invasione, i suoi stupri, rapimenti e torture a danno del popolo ucraino”.

Negli apparati federali, invece, crescono le proteste nei confronti del dipartimento DOGE guidato da Elon Musk. Nelle ultime due settimane, i tagli hanno toccato non solo le agenzie che si occupano di DEI e aiuti umanitari, ma anche il National Nuclear Security Administration (NNSA). Secondo fonti dell’Associated Press, centinaia di dipendenti sono stati licenziati senza preavviso, tra i siti più colpiti dai tagli c’è l’impianto Pantex in Texas, il più grande sito di assemblaggio e smantellamento di ordigni nucleari degli Stati Uniti.

Gli USA stanno attuando un piano da 750 miliardi di dollari per l’ammodernamento dell’arsenale atomico ed i suoi vettori e negli ultimi anni l’agenzia ha intrapreso un forte piano di assunzioni. Ora, l’ondata di licenziamenti ha portato Edwin Lyman, direttore per la sicurezza nucleare presso la Union of Concerned Scientists, a lanciare l’allarme poiché i licenziamenti potrebbero destabilizzare il funzionamento quotidiano dell’agenzia e creare insicurezza sia a livello nazionale che internazionale. “Penso che il messaggio inviato agli avversari degli Stati Uniti sia piuttosto chiaro: abbiamo messo un bastone tra le ruote all’intero apparato di sicurezza nazionale e generato il caos,” ha dichiarato. “Questo non può che avvantaggiare gli avversari di questo paese.”

Nel frattempo, un presagio incombe sul sistema di giustizia. L’amministrazione Trump ha mostrato un atteggiamento sempre più conflittuale nei confronti della Corte Suprema, alimentando dubbi sulla possibilità che il presidente possa ignorare o contestare apertamente le decisioni giudiziarie.

Secondo l’analisi di alcuni giuristi, alla base di questa strategia vi è la teoria del dipartimentalismo, secondo cui il presidente ha il diritto di interpretare autonomamente la Costituzione, senza essere vincolato dalle interpretazioni della Corte Suprema, se non nei singoli casi specifici. Sebbene questa posizione abbia precedenti storici (da Jefferson a Lincoln) nessun presidente ha mai rifiutato apertamente di rispettare una sentenza della Corte.

A partire dal suo insediamento, Trump ha intensificato lo scontro con il sistema giudiziario attraverso ordini esecutivi controversi (a partire da quello sullo ius soli), immediatamente bloccati da corti federali, e ci si aspetta che questi casi siano rimessi alla Corte Suprema.

Data la forte determinazione nel ridisegnare le istituzioni americane, ora si teme che Trump possa utilizzare i cavilli della costituzione per poter bypassare le sentenze della Corte Suprema contrarie al suo volere, portando così alla totale perdita di credibilità di una delle tre massime istituzioni americane, ad oggi mai toccata da nessuno.

Ad un mese dal suo insediamento, Trump si dimostra determinato nel rafforzare l’esecutivo e, seguendo passo passo il Project 2025, accentrare il potere nelle mani del presidente, portando ad uno stravolgimento istituzionale mai visto dai tempi della Guerra di Secessione.


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