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Soundgarden l’epica del dolore espressivo

Stile, moda e costume

Soundgarden l’epica del dolore espressivo

Cerco di risolvere i miei problemi scrivendo musica e registrando album, ma sai cosa c'è davvero divertente in tutto questo? Una volta che l'album diventa un successo, non risolve i tuoi problemi. Diventa solo più difficile scrivere il prossimo album. Sì. Combatto con questo tutto il

Enrico Marani23/05/2025Aggiornato 16/06/20256 min lettura1.102 parole

Cerco di risolvere i miei problemi scrivendo musica e registrando album, ma sai cosa c’è davvero divertente in tutto questo? Una volta che l’album diventa un successo, non risolve i tuoi problemi. Diventa solo più difficile scrivere il prossimo album.

Sì. Combatto con questo tutto il tempo. “Let Me Drown” è probabilmente una delle canzoni più disturbanti che abbia mai scritto. Di solito, se scrivo testi che sono cupi o oscuri, mi sento meglio. Quella canzone non l’ha fatto. Mi sono chiesto se fosse giusto cantare un testo del genere. Dovremmo suonarla davvero? Era così negativa. Ma è l’unica che mi ha fatto quest’effetto. Altrimenti, è come guardare un film horror: ti fa sentire meglio dopo averti fatto sentire peggio.
Chris Cornell

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Eugenio Montale

Oh rock, t’amo e t’odio! T’amo perchè indubbiamente sei una forma espressiva popolare, semplice, ma al contempo efficace e musicalmente comunichi energia ed un’immediatezza che colpisce prima fisicamente che intellettualmente. A suo modo una magia, una pozione. T’odio per i pesanti stereotipi in cui spesso anneghi, i calzoncini da collegiale del vecchietto Angus Young, la mitologia del sex and drugs and rock’n roll cara agli anziani Rolling Stones, gli stessi accordi ripetuti all’ignoranza, le stesse tematiche nei testi, gli stessi atteggiamenti sul palco, la stessa mancanza di rinnovamento e ricerca, gli stessi stanchi rituali stereotipati. Come uscirne?

Non nascondo che dall’arrivo del XXI secolo non mi è finito niente di appetitoso nel piatto definibile come rock. Probabilmente problema mio, ma negli anni 90 c’è stata una band esplosiva con base a Seattle: i Soundgarden.

Il rock si è salvato dalla definitiva obsolescenza con periodici “refresh”, come fece il buon Alessandro Manzoni andando a “lavar i panni in Arno”. Prima imbastardendosi con il blues, generando memorabili band come appunto gli Stones, poi guardando a forme musicali più complesse, come la classica ed il jazz ed è nato il progressive con i per me inarrivabili King Crimson, poi azzerando l’eccesso di tecnicismi e ornamenti con punk e new wave aprendo a gruppi come Sex Pistols e Joy Division ed infine con il grunge, quel rock esistenziale che ha avuto nei Nirvana un simbolo e nei Soundgarden un’esplosione d’energia autentica, una cometa luminosa nel firmamento della musica rock. Non a caso hanno interpretato le loro canzoni giganti come Johnny Cash.

Il merito di Chris Cornell con i Soundgarden e Kurt Cobain con i Nirvana sta nell’aver trasformato isolamento e disagio interiore in elementi per alimentare l’espressività e trasformare la sofferenza in creatività, in una battaglia di Sisifo contro se stessi, di cui le loro canzoni sono un diario accurato. Lì nell’immediatezza del rock la vena esistenziale ha saputo rinnovare una forma espressiva stanca e usurata.

Cosa amo delle band grunge? Di Soundgarden, Nirvana, Alice in Chains, Screeming Trees e di frontman come Chris Cornell, Kurt Cobain e Mark Lanegan? Amo appunto il taglio esistenziale, la dolente umanità che spesso li ha portati al suicidio, sulle orme dell’icona Ian Curtis che scolpisce il dolore esistenziale in forme sonore, come un oscuro male, un labirinto di sofferenza e non senso divorante e con i Soundgarden diventa grido, urlo “alla Munch” con radici antiche in un disagio moderno e contemporaneo. Nel grunge e nei Soundgarden deraglia l’american dream che è stato l’ossatura del XX secolo, muore la mitologia warholliana della fama e del successo come impermanente e fragile senso. I Soundgarden sono il suono rabbioso e violento che emerge dalle macerie di quel sogno ridotto a macerie.


Tra i potentissimi riff di Kim Tahyil (a più riprese ritenuto dalla stampa specializzata come il miglior chitarrista della sua generazione) ed una sezione ritmica mostruosa, si incastra la voce potente e violenta o dolcissima e malinconica di Chris Cornell, il Frank Sinatra del grunge, la voce voluta anche da Hollywood per cantare di 007 o Miami Vice. Il risultato si cristallizza in dischi di rara potenza, dove appunto rabbia, dolcezza e desolazione si mescolano in un gorgo di emozioni. Il pubblico risponde con 30 milioni di dischi venduti, due Grammy Awards e la fama internazionale.

Il male di vivere e le macerie del sogno americano di cui parlavo sono ben sintetizzate nel video e nel branodal testo surreale “Black Hole Sun”, dove la voce di Chris Cornell corrode l’anima come un’oscura serpe interiore, la stessa che ha divorato molti di questi artisti. Certo quando ci si toglie la vita cala dal cielo un velo di oscuro mistero ed il silenzio è il solo atteggiamento sensato e umano.

Resta il fatto che con la perdita di Chris Cornell, come per Kurt Cobain e altri si sono perse voci di un’espressività travolgente, voci che nel rock hanno trovato una forma adeguata per incanalare una rabbia potentissima e una sofferenza irrisolta, dando voce al demone della depressione e del non senso, un animaletto non estraneo all’animo di ognuno di noi, se solo guardiam bene senza far finta di niente.

Ci restano tra le mani ottimi album su cui svetta il capolavoro “Superunknown” e al solito la musica si fa beffe della morte e continua a regalarci le potenti canzoni dei Soundgarden che si erano riuniti nel 2011 dopo 12 anni di separazione e che purtroppo con “King Animal” hanno posto un drammatico epitaffio sul loro cammino, conclusosi a Detroit nel 2017, dove dopo un loro concerto Chris Cornell ha deciso purtroppo di farla finita.

Ora non ci resta che tuffarci nella lava incandescente dei Soundgarden e ustionarci come si deve. CLICCATE QUI per assaporare la passione rock della band di Seattle e farvi travolgere dal loro mitico suono.


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