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Mario Draghi, il fuoriclasse che resta sempre in panchina

Unione Europea

Mario Draghi, il fuoriclasse che resta sempre in panchina

Al meeting di CL a Rimini, ormai palcoscenico riconosciuto dal quale lanciare i messaggi sul futuro del paese, Mario Draghi con un intervento durissimo ha descritto l’attuale stato nel quale si trovano le istituzioni europee: paralizzate e incapaci di esprimere posizioni autorevoli in un mondo che

Ilaria Borletti24/08/2025Aggiornato 24/08/20253 min lettura635 parole
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Al meeting di CL a Rimini, ormai palcoscenico riconosciuto dal quale lanciare i messaggi sul futuro del paese, Mario Draghi con un intervento durissimo ha descritto l’attuale stato nel quale si trovano le istituzioni europee: paralizzate e incapaci di esprimere posizioni autorevoli in un mondo che le richiederebbe di fronte alle costanti emergenze che si presentano, indebolite e balbettanti.

Se l’appello di Draghi sia una condanna definitiva o lasci aperta ancora la porta a qualche flebile speranza è difficile dirlo: le sue parole sono un richiamo ad una leadership forte, autorevole, capace di rappresentare l’Europa nei confronti degli Stati Uniti in particolare ma in generale in un mondo di nuovi imperi, con ben altro piglio di quello dimostrato nei recenti incontri.

Già in passato aveva indicato la via e tra le varie proposte c’era prima di tutto la revisione urgente delle regole che costringono all’unanimità per le decisioni ”sensibili” del Consiglio d’Europa, un vero percorso di semplificazione normativa, un solido pacchetto di misure per il rilancio dell’economia affinché il vecchio continente sia competitivo nei confronti di altri paesi ben più agguerriti.

In passato il plauso era stato bipartisan e quasi unanime, tranne la critica di quei soliti esponenti politici che, incapaci di capire che cosa significhi governare un paese o un consesso di nazioni e la responsabilità che questo implica, ascoltano la piazza e il rumore dei social, ma nonostante la sua popolarità e il rispetto mondiali dei quali gode tutto si è tradotto in richieste di interventi, documenti, dichiarazioni ma non in offerte di ruoli.

Nell’attuale Europa geografica e politica leader come quello tedesco o quello inglese che valutano la gravità della situazione internazionale e che cercano di portare avanti un’azione di governo nei loro paesi e fuori ragionevole e seria sono stati recentemente eletti. Ma per usare un riferimento al passato: questo sarebbe il momento dei Churchill non dei Chamberlain, questo sarebbe il momento dei numeri uno non di seppur degni e preparati numeri due.

L’impressione dopo un anno di governo è che entrambi, sia il premier inglese Starmer e che il cancelliere tedesco Merz, quest’ultimo già in gravi difficoltà interne, difficilmente potrebbero essere considerati dei leader così forti in patria e autorevoli da essere trascinanti per il resto dei paesi europei.

Questa carenza di leadership, che si traduce anche in una carenza di classe dirigente, potrebbe trovare in Mario Draghi una straordinaria risorsa per uscire dello stallo in cui si trova l’Europa. 

Eppure, forse la paura di essere adombrati dalla sua presenza, il timore di dovergli il tributo di una svolta è talmente forte in chi rappresenta le istituzioni europee da impedire che la stima si traduca in un ruolo istituzionale. Per cui, tristemente, come in una frase adatta al libretto di un’opera mozartiana, si potrebbe dire “tutti l’applaudono, tutti lo cercano ma nessuno lo vuole“.

Poter contare su un capitano con la sua forza e la sua preparazione ma tenerlo in panchina non è solo un errore calcisticamente imperdonabile ma rientra in quelle scelte tra molte altre purtroppo, delle quali i responsabili dell’Europa di oggi potrebbero veramente presto e amaramente pentirsi.


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6 pensieri su “Mario Draghi, il fuoriclasse che resta sempre in panchina

  1. Maria Nadia dice:

    È la sorte che tocca alle Cassandre.
    Almeno i Romani ebbero l’umiltà e l’intelligenza di richiamare Cincinnato.

  2. Andrea dice:

    Il problema dei mediocri, partendo dalla baronessa fino ai piccini Conte & Slavini, è che Draghi farebbe risaltare la loro pochezza.
    Europa come un solo Stato, maddai: e il nostro consenso? Perché è solo a questo che pensano.

  3. Enrico Marani dice:

    Chi sono “i responsabili dell’Europa” se non Tedeschi, Francesi e dall’esterno gli Inglesi con le loro robuste difficoltà interne? Draghi creerebbe consenso o risentimento come leader in Italia se venisse proposto da destra, essendo da sinistra impossibile per M5s in coalizione? Ed è volontà condivisa quella di indebolire peso degli stati nazionali, creando magari una reazione di partiti come Lega, AfD e FN, se si favorisse un rafforzamento dell’Europa?

    Non mancano esempi di squadre di fuoriclasse ricche di danari, ma che hanno vinto al di sotto delle aspettative. Mancano, per un ruolo chiave a Mario Draghi le condizioni politiche in cui possa realizzarsi. Non a caso sia come PdC che come candidato a PdR alla fine si è trovato in una posizione di scacco ed ha dovuto farsi da parte.

    Creare le condizioni politiche per dar spazio al suo essere indubbiamente un fuoriclasse, credo sia la sfida. Altrimenti ne sentiremo solo parlare un paio di volte all’anno di cui una sicuramente dal meeting di Comunione e Liberazione passerella del declino più che dell’essere protagonisti.

  4. annamariaarvia dice:

    In questa epoca in cui mancano dei leader forti e competenti, Draghi potrebbe essere una guida decisiva. Purtroppo sembra contare di più porsi in modo sguaiato e prepotente, oltre ad avere un grande seguito sui social.

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