Conflitto russo-ucraino
Un racconto dal Donbas
Winston P. nasce con una telefonata arrivata alle 5 di mattina del 24 febbraio 2022. Una di quelle telefonate che speri di non ricevere mai. Una di quelle telefonate in cui lo squillo del telefono ti racconta già tutto quello che stai per ascoltare. La madre

Winston P. nasce con una telefonata arrivata alle 5 di mattina del 24 febbraio 2022. Una di quelle telefonate che speri di non ricevere mai. Una di quelle telefonate in cui lo squillo del telefono ti racconta già tutto quello che stai per ascoltare. La madre della mia compagna, che in quel frangente risiedeva a Dnepr, ci annunciava l’invasione russa. Una famiglia già provata dalla guerra, quella della mia compagna. Originari di Dokuchaevsk, una cittadina a pochi chilometri da Donetsk, la guerra per loro era cominciata già 8 anni prima in Donbas. Avevano deciso di lasciare quella terra e la loro casa per fuggire da un luogo che era divenuto improvvisamente il teatro di una guerra. Tempo fa condivisi il racconto della mia compagna e oggi mi sento di ripubblicarlo. “Prima del 2014, – mi ha raccontato – la vita a Donetsk scorreva serena. Mi ricordo che si poteva transitare il confine tra Russia e Ucraina senza passaporto. Durante l’Unione Sovietica c’era una grande permeabilità sociale tra le varie repubbliche. In Donbass, per la presenza di molti centri minerari, erano immigrati molti russi per lavorare. Ma non mi ricordo nessun episodio significativo di scontri tra filorussi e nazionalisti ucraini. Le cose sono cambiate dopo i fatti di piazza Maidan. Bisogna ricordare che Yanukovych era di Donetsk e aveva affidato la sua politica economica ad una squadra molto capace. Per questo molte persone ne davano un giudizio positivo. Dopo Maidan in molte città ucraine si cominciò a notare la presenza di agitatori provenienti dalla Russia che organizzavano manifestazioni contro il governo ucraino e incitando alla Russia. Generalmente si trattava di piccole manifestazioni che solo in pochi casi degeneravo in episodi violenti. La situazione divenne grave dopo l’invasione della Crimea. Tutto cominciò a Slavyansk, quando le milizie filorusse ne presero il controllo. Mi ricordo che una delle prime cose che fecero i filorussi fu spegnere tutti i canali televisivi ucraini, collegando solo le tv russe. L’incitamento all’odio è cominciato in quei giorni. I giornalisti russi dicevano che gli ucraini erano “fascisti”, “nazisti”, “Bandera”. La retorica era quella di demonizzare, disumanizzare la parte ucraina, costruendo queste associazioni negative e “l’immagine di criminali”. Pubblicherò domani la seconda parte delle riflessioni della mia compagna su InOltre. Grazie a tutti coloro che supportano la resistenza di un popolo che, suo malgrado, una mattina si è svegliato e ha trovato l’invasore.
“In generale, prima del 2014, non era percepibile una forte contrapposizione tra ucraini e russi. Certo è noto che molti russi abbiano sempre considerato gli ucraini come “cugini poveri”. E non si può negare che esistesse un sentimento nazionalista ucraino, soprattutto nella parte occidentale del Paese. Ma la maggior parte delle persone non ci dava un grande peso. Il fatto che tutti gli ucraini conoscessero la lingua russa (anche se molti non la parlano nel quotidiano) ovviamente ha sempre facilitato un forte interscambio. Molti ucraini andavano a lavorare in Russia e i matrimoni tra russi e ucraini erano normali. Se penso allo show business, ad esempio, la contaminazione era evidente: gli artisti ucraini erano popolari in Russia e viceversa.
Per tutto questo, parlare di “persecuzione dei russofoni” è un’emerita stupidaggine inventata a tavolino. Con mia madre e mia nonna parlo in russo, che considero la mia lingua principale. Nella maggior parte delle scuole ucraine esistevano classi ucraine e classi russe: stessi libri di testo scritti in lingue diverse. Solo dopo che i primi disordini sono cominciati in Donbass, abbiamo imparato a conoscere una propaganda che definiva l’Ucraina come un “Impero del Male”, decantando al contempo la grandezza della Russia.
Ironicamente, tra tutti questi grandi ammiratori, quasi nessuno ha lasciato l’Ucraina per andare a vivere in Russia e anzi ogni due mesi, puntualmente, viaggiavano dalle zone occupate per andare a ritirare pensione e sussidi in Ucraina. Si vede che i soldi dei “nazisti” sono pur sempre soldi”.
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Quanto accaduto in Ukraina dal 2014 è devastante e tutto per la smania di potere ma anche della paranoia del bastardo che siede al Cremlino e della sua cricca di cekisti. Prima hanno fomentato la guerra civile per poi iniziare la guerra di conquista. Sono eventi che visti dal cittadino medio sembrano impossibili da fermare, tantomeno da concepire ma credo, dalle letture fatte sul tema, che la classe dirigente di allora (ucraini ed europei) abbia sottovalutato le prime avvisaglie del separatismo filorusso. Di sicuro era insidiata da filorussi nascosti nell’ombra delle istituzioni. La gente ukraina deve sopportare una tragedia immane e questo sconvolge le persone sane di principi e di mente!!
Slava Ukraïni! Herojam slava!)
Grazie a te Valeria
Grazie a te Winston per diffondere una corretta informazione sulla guerra in Ucraina, e al popolo ucraino per resistere ormai da due anni all’invasore russo.