Israele
Il sostegno a Israele viene dalle voci arabe che conoscono bene Hamas
Mentre in Occidente personaggi famosi fanno a gara per esternare il loro odio contro Israele, minimizzando o ignorando totalmente la questione degli ostaggi, nel mondo arabo è nata in anni recenti una nuova generazione di influencer che, andando controcorrente, si dichiarano apertamente filoisraeliani e condannano senza



Mentre in Occidente personaggi famosi fanno a gara per esternare il loro odio contro Israele, minimizzando o ignorando totalmente la questione degli ostaggi, nel mondo arabo è nata in anni recenti una nuova generazione di influencer che, andando controcorrente, si dichiarano apertamente filoisraeliani e condannano senza mezzi termini le atrocità compiute da Hamas.
Ad agosto, dopo che Hamas ha diffuso il video dell’ostaggio israeliano Evyatar David, ridotto in condizioni terribili dalla prigionia a Gaza, la scrittrice e giornalista egiziana Dalia Ziada ha condiviso una foto di David, emaciato e intrappolato in un tunnel, dichiarando: “Hamas ha costretto l’ostaggio israeliano Evyatar David a scavarsi la fossa affamato mentre lo filmava, credendo che tali scene avrebbero manipolato la comunità internazionale per convincerla a inviare più aiuti a Gaza. In realtà, questi video non fanno che invitare a una guerra più dura. […] Tuttavia, ad Hamas non importa. Non si sono mai veramente preoccupati di nulla se non della sopravvivenza dei propri militanti”.
La Ziada si è inoltre chiesta: “Perché il mondo non riesce a vedere la verità? Hamas ha trasformato la sofferenza umana in un’arma – quella degli abitanti di Gaza e quella degli ostaggi israeliani – per ingannare il mondo e far sopravvivere i propri comandanti e militanti! Invece di premiare il loro terrorismo riconoscendo il loro Stato illusorio, i leader mondiali devono aiutare Israele a liberare gli ostaggi e gli innocenti tra la popolazione di Gaza dal controllo di Hamas e dei suoi sponsor”.
Prima che partisse la recente Flotilla per Gaza, si era già fatta notare quella precedente con Greta Thunberg, intercettata dagli israeliani che dopo una breve detenzione l’hanno rispedita in Europa. In quell’occasione Amjad Taha, analista politico emiratino, ha twittato: “Mio Dio, l’unica foto sorridente di Greta Thunberg è di oggi, quando ha visto gli israeliani. Allora, Israele ti fa sorridere? Gli israeliani l’hanno accolta senza filtri e con del hummus per di più. Israele l’ha gestita come dei professionisti. Nessun dramma, nessun terrorismo, solo aiuti consegnati nel modo giusto senza il circo dei selfie fluttuanti e le Olimpiadi degli influencer. Volevano che questo fosse usato contro Israele, ma che piaccia o no, ha mostrato umanità, legge e ordine. Israele l’ha vinta”.
A maggio, sempre Taha ha criticato duramente in un video su YouTube l’indulgenza degli atenei occidentali verso la propaganda jihadista e antisemita dei Fratelli Musulmani: “Hanno trasformato i luoghi dell’istruzione e della conoscenza in zone di guerra”, ha affermato. “Deportate questi islamisti. Non permettetegli di fare del male ai vostri figli, alla vostra società o alla vostra comunità”.
Khulood Alsabbagh, scrittrice bahreinita, ha scritto ad agosto sul sito Times of Israel: “Molti arabi parlano a gran voce di giustizia e umanità, ma solitamente lo fanno solo quando è coinvolto Israele. La rabbia è forte e passionale, ma quando arabi fanno del male ad altri arabi, il silenzio è pesante”.
La Alsabbagh ha aggiunto che “è importante considerare fatti spesso ignorati. Diverse volte Israele ha aiutato i suoi vicini arabi. Ha inviato acqua alla Giordania durante periodi di scarsità. Ha fornito gas all’Egitto quando aveva bisogno di energia. Ha agito contro Iran e Hezbollah quando minacciavano la stabilità della regione”.
C’è stato anche chi ha avuto il coraggio di andare alle Nazioni Unite per denunciarne l’ipocrisia e chiedere conto ai suoi dirigenti del loro doppio standard contro Israele: è il caso dell’opinionista Luai Ahmed, yemenita di nascita e svedese d’adozione, che a febbraio è andato a parlare al Consiglio dei diritti umani dell’ONU.
Rivolgendosi all’Alto Commissario per i diritti umani, Ahmed ha detto: “Posso chiederti perché il tuo rapporto menziona Israele 188 volte, ma non menziona nemmeno una volta la Repubblica islamica dell’Iran? Come puoi parlare del conflitto ignorando il partito che ha armato, addestrato e finanziato i terroristi per procura, Hamas, Hezbollah, gli Houthi, che hanno bombardato Israele migliaia di volte? Perché non menzioni gli Houthi che hanno speso milioni di dollari per lanciare missili contro Israele, invece di sfamare la mia gente affamata? Chiedo all’Onu, alla Lega araba e a tutti coloro che hanno issato la bandiera palestinese dal 7 ottobre: dov’è la bandiera dello Yemen?”.
Ahmed ha anche chiesto: “Nel mio paese, mezzo milione di persone sono morte negli ultimi dieci anni. La più grande carestia della storia moderna. Perché a nessuno importa quando muoiono mezzo milione di yemeniti? […] Alto Commissario perché, quando gli arabi uccidono milioni di arabi, nessuno batte ciglio? Dove sono le proteste?”.
Non sono solo influencer e comunicatori digitali ad esprimere determinate posizioni. Nei paesi del Golfo, esponenti di spicco del clero islamico sunnita si sono schierati contro Hamas dopo l’omicidio della famiglia Bibas: “Quello che abbiamo visto oggi a Gaza è una vergogna per l’Islam, un atto di blasfemia contro Allah e un peccato che non rappresenta i seguaci del Profeta, la pace sia su di lui”, ha dichiarato il Gran Mufti dell’Arabia Saudita Abdul Aziz Al Sheikh. Idem per il Gran Mufti degli Emirati Arabi Uniti, Ahmed al-Haddad, secondo il quale “Hamas ha gettato vergogna sull’Islam a livelli mai visti prima”.
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