Russia
Yandex vende le attività russe, il Cremlino non sta a guardare
Il colosso tecnologico Yandex, definito il “Google russo”, dopo lunghe trattative, ha trovato un accordo per cedere tutte le attività russe per un controvalore 475 miliardi di rubli, pari a 5,2 miliardi di dollari. Ma anche in questo caso spunta la mano del Cremlino. Secondo Meduza,

Il colosso tecnologico Yandex, definito il “Google russo”, dopo lunghe trattative, ha trovato un accordo per cedere tutte le attività russe per un controvalore 475 miliardi di rubli, pari a 5,2 miliardi di dollari. Ma anche in questo caso spunta la mano del Cremlino.
Secondo Meduza, il fondatore Arkady Volozh, che ha da tempo trasferito la sede del gruppo in Olanda, avrebbe infatti deciso di non fare ritorno in Russia all’indomani dell’invasione dell’Ucraina e già nei mesi successivi avrebbe iniziato a sondare la disponibilità di possibili acquirenti intenzionati a rilevare le attività.

Il fondo di investimento russo che ha effettuato l’acquisto, chiamato Consortium.First, comprende gli attuali membri dell’alta dirigenza di Yandex, un fondo di proprietà di Lukoil, una società di proprietà del fondatore di LETA Capital Alexander Chachava e una LLC di proprietà dell’ex vicepresidente di Gazprom Alexander Ryazanov. Sembra ne sia invece rimasto fuori Roman Abramovich, il quale era interessato anche a rilevare quote della parte “internazionale” rimasta fuori dalla vendita. Le manovre della proprietà hanno ovviamente destato le attenzioni del Cremlino, più che interessato a rafforzare il proprio controllo sul web.
Per questo, nei lunghi mesi di trattativa, un ruolo determinante è stato svolto da Alexey Kudrin, consulente per lo sviluppo aziendale di Yandex e della compagnia ed ex capo della Corte dei Conti russa, che ha incontrato separatamente ciascuno dei possibili acquirenti, presi da un elenco di investitori graditi stilato dal vice capo dello staff di Putin Sergey Kiriyenko. Il ruolo di Kudrin nella compagine aziendale sarebbe peraltro al momento confermato, ma, essendo un soggetto sanzionato dagli USA, non è detto che rimanga al suo posto. Tra gli imprenditori contattati, c’era originariamente anche il CEO di Novatek, Leonid Mikhelson, personalmente contrario all’operazione, ma che sembrava potesse cedere in cambio di una partecipazione (in deroga alle leggi) nel progetto di sviluppo di petrolio e gas Sakhalin-II. Secondo Meduza, nell’ambiente finanziario sono tutti pronti a scommettere che l’acquirente finale delle attività russe di Yandex sarà, direttamente o indirettamente, il miliardario e grande amico di Putin Yury Kovalchuk.

Stando a quello che si sa dell’accordo, gli acquirenti, i quali dovranno sborsare una cifra di molto al di sotto de valore di mercato (la legge russa prevede, in risposta alle sanzioni occidentali, che gli imprenditori stranieri che dismettono attività applichino uno sconto di almeno il 50% a chi rileva le loro attività), hanno anche accettato di farsi carico della “tassa di uscita” del 10%, l’imposta che dal 2022 lo stato richiede alle società che decidono di disinvestire, con la speranza (per gran parte vana) di frenare la fuga di capitali.
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