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Noterelle sul mercato del lavoro italiano. Persone con disabilità

Lavoro & Sindacato

Noterelle sul mercato del lavoro italiano. Persone con disabilità

Il 23 aprile scorso il Cnel ha pubblicato il XXVI Rapporto sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva in Italia. È rivolto non solo agli studiosi della materia, ma al più largo pubblico di cittadini interessati a conoscere dati aggiornati e attendibili sulla realtà e

Michele Magno13/05/2025Aggiornato 13/05/20254 min lettura862 parole

Il 23 aprile scorso il Cnel ha pubblicato il XXVI Rapporto sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva in Italia. È rivolto non solo agli studiosi della materia, ma al più largo pubblico di cittadini interessati a conoscere dati aggiornati e attendibili sulla realtà e sulle tendenze occupazionali, demografiche, salariali nel nostro paese. Qui intendiamo attirare l’attenzione del lettore sulla prima parte del Rapporto, proponendo cinque schede informative su altrettanti punti critici del mercato del lavoro e una sesta, ad essi strettamente collegata, sulla distribuzione degli occupati nelle varie classi di impresa e la loro produttività. Le schede, che verranno pubblicate a puntate, riguarderanno:

1-Occupazione, disoccupazione, inattività;

2-Lavoro femminile;

3-Persone con disabilità;

4-Stranieri e mercato del lavoro;

5-Lavoro sommerso;

6-Dimensione di impresa e produttività

Il curatore si rende conto che pubblicare testi pieni di numeri, dati e percentuali si presta a qualche rischio. Alla fine, può annoiare chi legge, ad esempio. La cultura dei dati, tuttavia, è importante. Come diceva Luigi Einaudi, “Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare”. Un adagio passato di moda in Italia.

Persone con disabilità

Le persone con disabilità continuano a fronteggiare ostacoli significativi nell’accesso al mercato del lavoro nonostante i progressi normativi degli ultimi anni. I pochi e datati dati disponibili mostrano un quadro preoccupante caratterizzato da disparità strutturali e difficoltà persistenti che limitano le opportunità di inclusione lavorativa. Nel 2023 solo il 33% delle persone con gravi limitazioni e il 57% di quelle con disabilità non grave risulta occupato a fronte del 62% della popolazione senza condizione di disabilità.

La differenza è ancora più marcata tra i disoccupati dove le persone con disabilità rappresentano una quota significativamente più alta, rispettivamente 16,6% e 14,4% rispetto a quelle senza condizione di disabilità 12% (dati Istat 2023). Inoltre, il fenomeno dei ritiri precoci dal lavoro colpisce in misura maggiore le persone con disabilità grave con una percentuale quasi tripla rispetto agli altri lavoratori: 5,7% rispetto a quelle senza limitazioni 2,3%.

Le disuguaglianze si manifestano anche in ambito formativo dove il divario educativo risulta particolarmente accentuato. Questa situazione si riflette direttamente sulla qualità dell’occupazione con una prevalenza di ruoli dequalificati e contratti part-time spesso non scelti liberamente. La condizione dei giovani con disabilità è particolarmente critica con due terzi di loro che non lavorano né studiano a fronte di una percentuale molto più bassa tra i coetanei senza condizione di disabilità.

L’assenza di politiche efficaci rischia di compromettere irrimediabilmente il futuro di un’intera generazione. Per affrontare queste criticità servono interventi concreti a partire da investimenti mirati nella formazione incentivando le aziende a creare ambienti lavorativi realmente inclusivi e promuovere condizioni contrattuali che garantiscano realmente pari opportunità.

L’inclusione lavorativa non è solo una questione di giustizia sociale ma rappresenta una risorsa fondamentale per lo sviluppo del Paese. Senza un impegno reale e coordinato il rischio è quello di perpetuare situazioni di esclusione e marginalizzazione che privano la società di competenze e potenzialità preziose.

I dati sopra richiamati e la sovra rappresentazione in posizioni dequalificate delle persone con disabilità confermano che il mercato del lavoro è ancora fortemente condizionato da stereotipi e resistenze culturali verso le persone con disabilità pesando sulle reali capacità professionali dei lavoratori e lavoratrici con disabilità. Permangono diffidenze ingiustificate da parte delle aziende, che spesso associamo la disabilità a minore produttività o maggiori costi. Questi pregiudizi si traducono in concrete discriminazioni: dalle difficoltà nell’accesso ai colloqui alla segregazione in ruoli marginali, fino alle barriere nella progressione di carriera.

Appare dunque come per una piena attuazione dell’articolo 27 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e la effettiva realizzazione del diritto al lavoro sancito dalla legge n. 68 del 1999, è necessario che il Paese operi un investimento straordinario in politiche attive, servizi e strumenti di sostegno, incentivi alla contrattazione collettiva che supportino l’inserimento, la permanenza e il benessere in ambiente lavorativo delle persone con disabilità.

Andrebbero introdotti sistemi di monitoraggio e valutazione dell’efficacia degli inserimenti, forme di tutoraggio continuativo per garantire la permanenza nel posto di lavoro, incentivi strutturali per le aziende che sviluppano carriere inclusive. Parallelamente, occorre rafforzare il legame tra politiche attive del lavoro e protezione sociale, garantendo percorsi formativi continuativi e misure di accompagnamento che evitino l’abbandono lavorativo.

Questi interventi andrebbero accompagnati da un cambiamento culturale che trasformi l’inclusione da adempimento burocratico a valore condiviso, riconoscendo appieno il contributo professionale delle persone con disabilità. Solo così potremo passare da un sistema basato sull’obbligo a uno fondato sulla valorizzazione delle capacità e delle differenze. Una cultura aziendale realmente inclusiva deve partire quindi dal superamento di questi retaggi culturali, perché nessuna politica sarà mai pienamente efficace senza un cambiamento di mentalità.

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