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Ha senso cancellare Richard Wagner?

Stile, moda e costume

Ha senso cancellare Richard Wagner?

Nei secoli dopo le guerre, l’Olocausto, dopo il Rwanda sembra che anche Dio sia più fragile, ma se per molti la musica è solo svago, fuga dalla realtà, per me è uno dei canali privilegiati per imparare qualcosa sulla vita e sull’uomo.Penso che l'antisemitismo di Wagner

Enrico Marani e Orlando16/05/2025Aggiornato 16/05/20257 min lettura1.337 parole

Nei secoli dopo le guerre, l’Olocausto, dopo il Rwanda sembra che anche Dio sia più fragile, ma se per molti la musica è solo svago, fuga dalla realtà, per me è uno dei canali privilegiati per imparare qualcosa sulla vita e sull’uomo.

Penso che l’antisemitismo di Wagner sia una cosa, e le cose con cui siamo stati costretti ad associare la sua musica siano un’altra.

Daniel Barenboin

Le domande e i dubbi sono un terreno fertile, forse irrinunciabile per non inaridirsi. Una questione tra le tante aperta a fronte all’avvento al potere del populismo, del suprematismo e delle destre estreme in genere c’è: quanto la cultura woke e la cancel culture adottate a sinistra sono stati un combustibile per la reazione a cui stiamo assistendo?

Con il buon vecchio amico Orlando Furioso, uscito dalle pagine dell’Ariosto, non pianifichiamo per filo e per segno le uscite di classica, ma ci facciamo trasportare dalle chiacchiere, dagli accidenti, dai cocktail (lui) e dai brontolamenti (io) per trovare qualche futile ragione per affrontare questo o quell’autore. Wagner è perfetto per sviluppare la domanda che ci siamo posti in partenza.

Perché mai Wagner è un buon innesco per ragionare su questo tema e per quale motivo le sue musiche andrebbero se non cancellate eseguite il meno possibile, meglio se dimenticate o sepolte in episodici concerti o circoscritte a festival? Quale tendenza culturale può mai auspicare questo e perché?

Richard Wagner, per rinfrescarci la memoria è stato compositore molto amato da Hitler ed assunto a simbolo ideologico dell’estetica nazista. La moglie del figli di Wagner, Siegfried, Winifred Williams Wagner creò un legame forte con i gerarchi nazisti e il Festival di Bayreuth.

Wagner muore prima della nascita di Hitler, è un uomo del XIX secolo, pieno di debolezze, invidioso, attaccato al danaro, preso a correr dietro ad ogni ragazza e, come purtroppo accadeva assai spesso in quegli anni, antisemita.

Siamo nel 1850 quando Richard Wagner, firmandosi con lo pseudonimo di K. Freigedank (Libero pensatore), pubblica sulla Nuova rivista musicale di Lipsia il pamphlet “Il giudaismo nella musica”. Il libello infame è un disastro di affermazioni razziste, idiote ed appunto antisemite. Halévy, Mendelssohn, Meyerbeer, compositori ebrei affermati a lui contemporanei sono l’obiettivo dell’invidioso Wagner e sono anche programma politico di quel recupero della “mitologia tedesca” da contrapporre alla narrazione giudaico cristiana. Niente di buono e molto cascame sgradevole.

La frittata è fatta.

Wagner è soprattutto la sua musica vanno cancellati?

Eppure tutto il XIX secolo dei ghetti ebraici in Europa, pullula del morbo dell’antisemitismo, che come una serpe pervade figure insospettabili e spinge molti a fare degli Ebrei capri espiatori, origine di ogni male, colpevoli di qualsiasi cosa, pur di mettere le mani sui loro patrimoni.

Ora volgendoci al male di quegli artisti che si sono macchiati indubbiamente di gravi colpe, pensiamo agli omicidi, da Caravaggio a Gesualdo da Venosa, fino a Burroughs, o appunto agli antisemiti, da Wagner a Celine, solo per citarne alcuni, quale deve essere il nostro atteggiamento?

C’è chi invoca la cancellazione di quel che sono stati e delle loro opere, Churchill il razzista, come recentemente accaduto o appunto si invoca il bando di Wagner e queste purghe, cariche di disprezzo e moralismo, sono state una prerogativa di certa sinistra non solo nel presente, appunto con la cancel culture, ma si pensi in passato alla caduta nel dimenticatoio del Futurismo, uno dei movimenti artistici più rilevanti dell’epoca, perché (erroneamente) associato al fascismo.

Crediamo che tutto questo desiderio di censura, presunta purezza, cancellazione e rimozione, che nella sua foga rischia di travolgere un po’ tutti gli artisti da noi distanti cronologicamente (i diritti umani son cosa recentissima e tutt’ora ignorata in buona parte del pianeta…) e minaccia anche i contemporanei non integerrimi non sia solo un grave errore, ma alimenti una crisi della sinistra e del riformismo a favore più che dei conservatori della destra estrema.

Discutendo con Orlando abbiamo maturato la convinzione che l’arte trascenda gli uomini attraverso cui si è manifestata. Le loro opere non sono di Wagner, Caravaggio, Celine, D’Annunzio, Burroughs eccetera, ma espressione di qualcosa che li supera e di cui sono solo tramiti.

L’arte, quando è espressione indiscutibilmente alta, non può esser rinchiusa e ancorata alle piccinerie umane, nella chiacchiera e negli atti, a volte orrendi, di chi è stato tramite di quei capolavori. Inoltre chi sarebbero i giudici del secolo successivo? Invasati che applicano criteri contemporanei ad epoche passate strumentalmente?

Autore ed opera non possono coincidere mai completamente, non diventano esclusivo frutto di quella certa carne e di quell’uomo o donna. Abitano l’opera d’arte la coralità dei fruitori, il genere umano è nei fatti custode e “proprietario” e soprattutto custode di quella bellezza, poesia, musica, dipinto. Cancellare significa illudersi di negare ciò che è innegabile: la bellezza, che si impone nonostante il suo autore, e che si eleva ben oltre la sua esistenza effimera, le sue debolezze, le sue vanità e persino le sue colpe.

Che il giudizio sull’uomo ricada sull’opera è per noi imbarazzante, eppure oggi si considerano le miserie, i misfatti e i crimini del creatore come ragione sufficiente per censurare la bellezza delle loro opere — che è sacra, e per sua natura trascende l’umano. Di fronte all’opera d’arte nel suo splendore crediamo che l’uomo debba ritirarsi nella contemplazione e lasciar da parte il giudizio.

Daniel Barenboin, importante pianista e direttore d’orchestra ebreo, uomo di grande umanità negli atti (ricordiamo la sua orchestra fatta di israeliani e palestinesi), porta avanti da anni la necessità di far conoscere Wagner anche in Israele e nel mondo.

Con Daniel Barenboin anche noi siamo convinti che tra le note scaturite da un uomo che si è macchiato anche di antisemitismo, abiti ben altro e questo ben altro sia gloria anche del popolo ebraico, come lo è di ogni essere umano sul pianeta. Wagner è parte dei tesori del genere umano e come tali inalienabili, insostituibili ed eterni.

Anzi proprio perché il popolo ebraico ha sofferto gli orrori dell’Olocausto noi crediamo in un rovesciamento ed essendo convinti che la bellezza di Wagner sia bene planetario e universale, detta bellezza abita in particolare il popolo israeliano e le emozioni che suscitano quelle partiture sono soprattutto loro. Strapparle dalle mani di chi ne ha fatto propaganda è necessario.

Per questo Barenboin le esegue con passione e dedizione, le fa proprie, le fa eseguire a giovani palestinesi ed israeliani. Non siamo obbligati ad ascoltare Wagner, ma non possiamo cancellare la grandezza delle sue composizioni.

Le partiture di Wagner, ricchissime armonicamente sono magnifiche ed innovative, abitate da una forza primordiale e da un’espressività potente, parte fondante di uno stare nel mondo che di fronte alla natura si pone con atteggiamento di meraviglia, adorazione e sfida.

La Gesamtkunstwerk, opera d’arte totale, a cui Wagner tanto ha contribuito è il seme di uno sguardo interdisciplinare e sinergico di diverse forme espressive che convergono in un unicum creativo: sono i temi cari alle avanguardie del XX secolo ed al nostro agire contemporaneo… Ancora a lungo si dovrebbe ragionare dell’opera di Wagner, ma è ora di far parlare la musica. 

CLICCATE QUI per esplorare la selezione che abbiamo imbastito, fatta essenzialmente da porzioni sinfoniche di alcune importanti opere wagneriane: un viaggio nella bellezza.

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5 pensieri su “Ha senso cancellare Richard Wagner?

  1. soulboldly0bae98e79d dice:

    Se è stato permesso a che qualcuno potesse censurare artisti come Wagner, la situazIone è davvero disperata. Se non sbaglio, lo stesso si è riproposto per gli artisti russi in Ucraina. Se siamo arrivati a tanto, credo non basterà un Trump ad invertire questa deriva.

    • ileniamelli dice:

      Credo che più che affidarci al politico di turno, stia a noi, a me e a lei, amare l’arte e collocarla in un contesto, accogliendo anche le problematicità con cui ci viene incontro.

  2. Maria Nadia dice:

    Dalle piramidi a ogni grande monumento o evento della storia, tutti sono costati sofferenza e morte, eppure sono l’espressione più alta del genio e dell’ingegno.
    Il bene e il male sono intrinsecamente legati e concorrono alla manifestazione della “scintilla divina” nell’opera umana.
    Se neghiamo questo siamo complici dei talebani che abbattono le statue del Buddha.
    Nadia Mai

  3. Giuseppe Rossi dice:

    L’opera di Wagner è la sua musica, non le sciocchezze che pensava.
    Persino artisti e pensatori considerati illuministi (come Voltaire ad esempio) hanno avuto un atteggiamento beffardo verso la storia biblica d’Israele.

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