Antisemitismo
No, non siamo disponibili a discutere con chi bestemmia la parola genocidio
Non stupisce per nulla – può dispiacere, può fare orrore, può terrorizzare – ma non stupisce per nulla che dopo duemila anni di persecuzioni e dopo lo sterminio novecentesco si sia inventata l’ennesima bugia che giustifica l’assassinio di massa degli ebrei, la bugia che legittima le



Non stupisce per nulla – può dispiacere, può fare orrore, può terrorizzare – ma non stupisce per nulla che dopo duemila anni di persecuzioni e dopo lo sterminio novecentesco si sia inventata l’ennesima bugia che giustifica l’assassinio di massa degli ebrei, la bugia che legittima le ambizioni di assassinio di massa degli ebrei, la bugia di cui non sono condannate le intenzioni e di cui non sono condannati gli effetti sostanzialmente da parte di nessuno, perché passa tutt’al più per una sgrammaticatura, per un’idea “sbagliata”.
Non per ciò che è: e cioè, appunto, la giustificazione della persecuzione degli ebrei sino all’assassinio di massa.
Quella bugia è il genocidio, il genocidio di cui si renderebbe responsabile Israele nei confronti della popolazione palestinese. Quella è la bugia-madre, i cui lombi hanno generato le sotto-bugie della pulizia etnica, della carestia, dell’uso della fame come arma di guerra, del deliberato sterminio della gente in fila per il pane, eccetera.
Quelle parole, genocidio, pulizia etnica, fanno ormai da mesi da rubrica legittima, acquisita, normale, alle requisitorie della stampa democratica. Non voglio fare esempi per carità di patria, ma non sono soltanto i fogli della più aperta propaganda antisemita a usare quelle parole, a metterle a contrassegno della propria linea: è anche la stampa che se la crede da stampa per bene, elegante, civile.
Anche questa partecipa con lo stesso grado di responsabilità alla nuova campagna per la persecuzione degli ebrei.
La miglior prova dell’intenzione sicaria o comunque dell’effetto persecutorio di quell’ennesima bugia antisemita è che non si rivolge affatto “contro il governo Israeliano”, ma contro Israele e contro gli israeliani: Israele e gli israeliani che, se non si meritano, comunque “devono aspettarsi” l’indifferenza internazionale davanti a ottocento ragazzi morti per combattere i nazisti di Gaza, l’indifferenza internazionale davanti al trattenimento, alla tortura e all’assassinio degli ostaggi, l’indifferenza internazionale davanti alle centinaia di missili lanciati sui civili israeliani, missili lanciati per uccidere i civili israeliani. Indifferenza quando non compiacimento.
Ma non basta neppure. Perché l’intenzione sicaria e l’effetto persecutorio di quella bugia antisemita, cioè il genocidio, non riguardano neppure soltanto Israele e gli israeliani, il che sarebbe già genocidiario, il che già configurerebbe la legittimazione dell’assassinio di massa, la legittimazione della cancellazione dell’unico Stato degli ebrei.
No, quell’intenzione sicaria e quell’effetto persecutorio riguardano tutti gli ebrei, gli ebrei in quanto tali, i quali sono convenuti dal supremo tribunale antisemita a condannare “in quanto ebrei” il presunto genocidio, a condannare “in quanto ebrei” la presunta pulizia etnica. Non si chiede a un elettricista di Lecce di condannare il genocidio.
Non si chiede a un consulente del lavoro di Abbiategrasso di condannare la pulizia etnica. Lo si chiede agli ebrei. E se non lo fanno è legittimo vietare loro di parlare, è legittimo cacciarli dalle conferenze, dalle scuole, dalle università. E se si va oltre, se gli ebrei sono picchiati, se le case e i negozi degli ebrei sono ricoperti di stelle gialle, le conseguenze sono alternativamente due: che non succede nulla, o che anche questo è giudicato dopotutto comprensibile visto che le comunità ebraiche, visto che “gli ebrei”, non denunciano il genocidio.
Chi vuole degradare questo andazzo alla circolazione di “idee criticabili”, di “opinioni sbagliate”, è naturalmente liberissimo di farlo.
Non abbia però la pretesa che chi non le considera “idee criticabili” o “opinioni sbagliate” accetti di “confrontarsi” in argomento.
Non ci confrontiamo con la propaganda neonazista. Non siamo disposti a spiegare che l’antisemitismo è “sbagliato”. Non siamo disposti a discutere in nessun modo con chi non si accorge di ciò che sta succedendo o addirittura lo rinnega. Tanto meno siamo disposti a discutere con quelli che a quell’andazzo partecipano, ingrossandolo.
Va meritata la disponibilità degli ebrei. Non la merita chi parla di genocidio e pulizia etnica. Non la merita chi chiede agli ebrei di assolversene. Non la merita chi assiste senza far nulla alla richiesta, rivolta agli ebrei, di “prendere le distanze”. Non la merita chi anche questa volta ha lasciato soli gli ebrei.
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Chapeau!! Sempre lucido e giustamente intransigente