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Maestro Gergiev dica una parola per l’Ucraina perché cessi l’invasione russa

Conflitto russo-ucraino

Maestro Gergiev dica una parola per l’Ucraina perché cessi l’invasione russa

La Sinfonia numero 7 Leningrado di Shostakovich è un'appassionata denuncia dei crimini della guerra perpetrati nei confronti di qualunque popolo che tenti di resistere alle crudeltà e alla sopraffazione e ne celebra gli eroici sforzi di non piegarsi. Se si dovesse pensare a una composizione più attuale sarebbe

Ilaria Borletti12/07/2025Aggiornato 12/07/20254 min lettura742 parole

La Sinfonia numero 7 Leningrado di Shostakovich è un’appassionata denuncia dei crimini della guerra perpetrati nei confronti di qualunque popolo che tenti di resistere alle crudeltà e alla sopraffazione e ne celebra gli eroici sforzi di non piegarsi. Se si dovesse pensare a una composizione più attuale sarebbe questa, seppur scritta da un grandissimo compositore russo del quale si celebra il cinquantenario dalla morte.

È musica universale, il cui tema si adatta a tutte le epoche e a tutti i popoli: così come l’Inno alla Gioia, quarto movimento della Nona sinfonia di Beethoven su testo di Schiller, che esalta la fratellanza universale, tanto da essere diventato l’Inno dell’Unione Europea.

La musica, quindi è quell’espressione che più di ogni altra abbraccia i grandi temi dell’umanità e che in un momento drammatico come quello che stiamo vivendo, può portare come un fiume in piena al cuore e all’anima di chi l’ascolta messaggi di conciliazione.

Recentemente in Italia abbiamo assistito alla polemica tra il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca e chi riteneva che l’invito al maestro Gergiev, grande direttore d’orchestra russo, per un concerto alla reggia di Caserta, sarebbe stato inopportuno vista la drammatica situazione Ucraina e la vicinanza dell’artista al Presidente Putin.

Nel 2017 uscì, con la prefazione di Antonio Pappano, un libro sul “caso Furtwängler” indimenticabile direttore d’orchestra, mai iscritto al partito nazista, ma considerato da quel regime un simbolo della grandezza tedesca, accusa questa che gli costò dopo la guerra, molti anni di ostracismo da parte delle grandi istituzioni musicali mondiali.

Il tema, quindi, è complesso e qualunque semplificazione lo riduce a una contrapposizione spesso sterile: si può forse concludere che la musica, la musica in sé, non andrebbe mai né bandita né rinchiusa dentro il recinto dell’attualità politica, ma come la sua stessa natura suggerisce, debba restare un linguaggio libero?

Altro è però parlare di chi la esegue, degli artisti che sono tutti gli effetti uomini o donne responsabili delle loro azioni e delle loro parole e che, se hanno dimostrato totale adesione, come nel caso di Gergiev, senza tentennamenti alla causa russa è giusto che per questo non ricevano dai paesi che si dicono alleati dell’Ucraina, il podio.

Bloccando Gergiev e ritenendo inopportuna la sua esibizione, non si vuole né si deve bandire la musica qualunque essa sia soprattutto se è scritta in contesti storicamente e temporalmente diversi, ma si vuole solo dare un segnale di concreta solidarietà ad un popolo martoriato come quello ucraino, un segnale che mai il direttore d’orchestra ha dato nelle sue per altro frequenti interviste.

Molti atenei italiani e internazionali   hanno bandito le università israeliana, colpendo un ambito, quello della ricerca, che come la musica non dovrebbe avere né confini né restrizioni, e così   colpendo accademici, studenti la cui unica colpa è quella di essere israeliani e quindi ebrei.

E le stesse persone che ritengono auspicabile o addirittura necessario rompere i rapporti con le università israeliane, definiscono inopportuno chiedere che venga sostituito pur con lo stesso programma, un direttore d’orchestra che si è dimostrato uno dei miglior testimonial di una sanguinaria dittatura.

Il tema appunto è complesso e come tutti i temi complessi non esiste una verità assoluta: si può tentare di mettere un punto fermo ed è quello della partitura e del compositore.

Tutto il resto, esecutore sopratutto se di fama, o contesto fanno parte invece di un’ulteriore necessaria valutazione che richiama alla responsabilità individuale di chi ha una voce ascoltata, oggi si direbbe persino che è un influencer, verso ciò che stiamo vivendo.

Quindi Maestro Gergiev, visto che sembra il suo concerto, nonostante le polemiche sarà confermato, prima dell’inizio dica una parola per l’Ucraina, perché cessi l’invasione russa e si possa finalmente parlare di pace: se lei lo facesse passerebbe alla storia e non solo per essere uno straordinario direttore d’orchestra!


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2 pensieri su “Maestro Gergiev dica una parola per l’Ucraina perché cessi l’invasione russa

  1. blogdibarbara dice:

    Quindi si chiede a un musicista russo la stessa identica, e oscena, cosa che si chiede agli israeliani, ossia di prendere le distanze dalla propria patria: una cosa vergognosa nell’uno come nell’altro caso.

  2. creatively72e047061f dice:

    Proprio un ruzzo???abbiamo tantissimi direttori d’orchestra Ucrsini..scusate sono stati uccisi indieme a vari musicisti

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