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L’inchiesta di Milano o dei danni enormi della burocrazia in Italia

Politica italiana

L’inchiesta di Milano o dei danni enormi della burocrazia in Italia

Quando parte un’indagine a Milano, c’è sempre forte l’eco di Tangentopoli, ossia la corruzione, Cusani, le monetine di Craxi (che tra l’altro erano a Roma, ma è un dettaglio). Brutta roba la corruzione, endemica pare, una di quelle compagnie che noi italiani (siamo comunque in buona

Simone Paoli20/07/2025Aggiornato 20/07/20256 min lettura1.219 parole
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Quando parte un’indagine a Milano, c’è sempre forte l’eco di Tangentopoli, ossia la corruzione, Cusani, le monetine di Craxi (che tra l’altro erano a Roma, ma è un dettaglio). Brutta roba la corruzione, endemica pare, una di quelle compagnie che noi italiani (siamo comunque in buona compagnia, ma guardiamo in casa nostra) non riusciamo a toglierci.

Negli anni si sono succeduti scandali, titoloni sui giornali, processi, condanne (poche), assoluzioni (tante), sono cambiate leggi, procedure, eppure siamo ancora qui, con Sindaco ed Assessore della locomotiva d’Italia indagati per lo sviluppo urbanistico della città.

Non voglio però scrivere di giustizia e processi, in quanto rappresentano solo l’effetto. Guardiamo alla causa, al motivo per cui in Italia è necessario sgomitare per realizzare qualsiasi opera, ovvero la tanto temuta burocrazia. E se avete pazienza di arrivare fino in fondo, vi sfiderò a rispondere a una domanda.

I danni della burocrazia in Italia sono economici, sociali e amministrativi. Cercherò di mantenere un tono pacato, ma personalmente non sarà semplice.

La burocrazia è prima di tutto un enorme freno alla crescita economica. Di seguito alcuni dati e considerazioni. Secondo studi della CGIA di Mestre (2023), costa alle imprese italiane circa 57 miliardi di euro all’anno in adempimenti amministrativi, tempo perso e inefficienze.

Le PMI, che rappresentano il 99% delle aziende italiane, sono le più colpite, poiché non possono permettersi le strutture organizzative necessarie a fronteggiare la mole di adempimenti incalcolabile (non sto scherzando, dopo capirete cosa intenda). La complessità delle procedure per ottenere tutte le autorizzazioni (es. permessi edilizi, licenze, bandi pubblici) scoraggia gli investitori, sia italiani che esteri. L’Italia si colloca al 58° posto nel Doing Business Index (è il rapporto pubblicato dalla Banca Mondiale che analizza la regolamentazione e la sua influenza sull’attività economica in vari paesi, 2020, ultima edizione disponibile).

La burocrazia non grava solo sulle imprese, ma altresì sui cittadini, creando disagi quotidiani non indifferenti. Vogliamo parlare dei tempi di attesa, anche per pratiche semplici, come il rinnovo di un documento o l’accesso a servizi sanitari? Tutti sappiamo che si possono aspettare settimane o addirittura mesi (tra 105 e 126 giorni, con punte di oltre 6 mesi per il 21% delle richieste, solo per la cronaca).  A meno che…

Si consideri poi che l’Italia dispone di uno dei sistemi tributari più complessi al mondo, con 800 adempimenti fiscali annuali per contribuente medio (dati del Consiglio Nazionale dei Commercialisti).

Nonostante i progressi nella digitalizzazione (SPID e PagoPA), molti servizi pubblici sono ancora legati a moduli cartacei (almeno il 10% dei comuni italiani è ancora totalmente cartaceo e sprovvisto di sportelli fisici, e il 25% non digitalizza ancora i propri documenti ufficiali, secondo la Mappa dei Comuni Digitali 2025). Salvo poi accorgersi, in queste settimane, che sono finiti i soldi per i servizi SPID, o che gli stessi possono essere svolti dalla Carta di identità elettronica, creando due sistemi paralleli per lo stesso servizio.

La struttura della Pubblica Amministrazione italiana è poi una sorta di torre di Babele, ed averci a che fare mi ricorda sempre le celeberrime “12 fatiche di Asterix”. La sovrapposizione di competenze (Stato, Regioni, province, comuni ed enti vari ed eventuali) spesso (e talvolta volentieri) ha responsabilità poco chiare, generando duplicazioni e ritardi. Ad esempio, per un progetto infrastrutturale servono in media 10 enti diversi per le autorizzazioni (dati Ance, 2023). Ed un numero di anni che è indefinibile.

Negli ultimi anni, i vari Governi han cercato di affrontare il problema della burocrazia: si sono infatti susseguiti tentativi digitalizzazione del Paese (vedasi i  7 miliardi di euro del PNRR per semplificare la PA e digitalizzare i servizi entro il 2026); sono state emanate norme così dette “Taglia leggi” (ricordate il falò di Calderoli?) e poi ancora misure volte a  ridurre gli adempimenti per le imprese sono state più di una i cui risultati tuttavia sono stati annullati dalle nuove norme e procedure create.

Cosa implica questo quadro che ho cercato di delineare, per quanto sommariamente? Che la complessità burocratica crea le condizioni e gli spazi per pratiche non lineari. Ma attenzione, la complessità in cui ci si muove vale per tutti, e la necessità di sbloccare pratiche ferme da tempo può portare a forzature (non sempre illecite, può semplicemente tradursi nell’assunzione di un rischio da parte di colui che firmi i documenti), anche solo dettato dal fatto di non vedere svanire nel nulla progetti costati molto denaro e fatica.

Ma veniamo alla domanda promessa. Voi sapete quante leggi ci sono in Italia? Bene, se lo sapete siete probabilmente degli indovini, e vi consiglio di giocare al Superenalotto. Perché, per quanto possa sembrare assurdo, nessuno è in grado ahimè di dirlo con precisione!

È letteralmente impossibile determinare il numero esatto di leggi attualmente in vigore in Italia, poiché non esiste un conteggio ufficiale e definitivo. Ci sono delle stime che variano notevolmente a seconda delle fonti e dei criteri utilizzati. Secondo il portale Normattiva, gestito dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, dal 1861 al dicembre 2022 sono stati emanati 203.068 atti normativi a livello nazionale, tra leggi, decreti, regi decreti e altri provvedimenti, ma molti di questi sono stati abrogati o sono decaduti. Quanti? Boh, non è dato saperlo. A questi si aggiungono circa 43.500 atti regionali, di cui circa 23.000 ancora in vigore.

Altre stime, come quella del Ministero per la Pubblica Amministrazione (un po’ datata, 2016, ma serve solo come riferimento), suggeriscono che le leggi in vigore potrebbero essere circa 10.000, ma questo numero è considerato una sottostima e non è certamente aggiornato. Altre fonti, come la CGIA di Mestre, parlano di circa 160.000 norme totali, di cui 71.000 nazionali e 89.000 regionali e locali. Il Sole 24 Ore riporta circa 111.000 atti normativi in vigore, includendo oltre 46.000 decreti del Presidente della Repubblica e 13.000 leggi, ma anche questa cifra è parziale. Il problema è soprattutto complicato dalla presenza di norme non esplicitamente abrogate, come regi decreti o decreti del periodo fascista (!) ancora tecnicamente in vigore, e dalla difficoltà di tracciare le abrogazioni implicite (i famosi riferimenti ai commi dei commi dei commi). Inoltre, l’eccessiva produzione normativa e la mancanza di codici organici rendono il conteggio ancora più complesso.

Ora, come comportarsi in questo ginepraio? Ah, ci sono poi regolamenti tecnici, leggi Europee, certificazioni, codici deontologici, perfino moduli che se non correttamente compilati possono far annullare una procedura.

È possibile rispettare tutto questo, ma prima ancora conoscere tutto questo? Personalmente non credo. E anche se uno dei principi cardine del nostro ordinamento è che la legge non ammette l’ignoranza, temo che siamo tutti un po’ ignoranti.

In definitiva, lungi da me assolvere corruttori e corrotti, appare pacifico che per ridurre il fenomeno della corruzione si debba partire dalla causa principale che lo genera, ossia la necessità di farsi strada nella selva di norme che rende il fare impresa (ma come detto non solo quello) una “mission impossible” pure senza controfigure.


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2 pensieri su “L’inchiesta di Milano o dei danni enormi della burocrazia in Italia

  1. Claudio Spada dice:

    Totalmente d’accordo. La soluzione? Andare via dall’Italia, come ho fatto io. Finché i cervelli con logica mentale conservatrice, di destra o sinistra, governeranno l’Italia, e purtroppo lo faranno ancora x millenni, non ci sarà un cambiamento vero e uno Stato capace di risolvere la maggioranza dei problemi dei cittadini italiani.

  2. Gino Saccioni dice:

    Questi descritti, i costi della burocrazia, costituiscono a ben vedere uno dei due motivi per cui le retribuzioni in Italia sono strutturalmente basse. L’altro è la mancanza di energia a prezzi sostenibili (leggasi: cieca ostinazione contro il nucleare). Le aziende e lo Stato stesso sono costretti a bilanciare questi costi mantenendo basse le retribuzioni. Effetto non secondario.

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