Politica italiana
Il PD milanese rivendichi i propri successi e lasci il giustizialismo ai soliti grillini
La tempesta che ha colpito la giunta di Milano e alla quale il sindaco Sala ha risposto con dignità e fermezza rischia di essere, in questo clima che è già preelettorale, la prova del fuoco di tutte le forze politiche: cominciamo dal partito democratico, certamente il



La tempesta che ha colpito la giunta di Milano e alla quale il sindaco Sala ha risposto con dignità e fermezza rischia di essere, in questo clima che è già preelettorale, la prova del fuoco di tutte le forze politiche: cominciamo dal partito democratico, certamente il più toccato.
Alcune componenti del Pd Milanese come quella che si riferisce all’On Majorino, si sono affrettate a dichiarare, con un tempismo veramente grillino, che bisogna cambiare rotta, che gli errori sono stati troppi e che si deve, tagliando con il passato, aprire una pagina completamente nuova.
Una risposta così alle indagini sul cosiddetto sistema Milano garantirà la certa sconfitta alle prossime elezioni.
Milano ha sempre avuto una componente di sinistra forte che storicamente trovava il suo consenso nel mondo operaio e una destra più legata a strati sociali piccolo borghesi oggi in affanno sia dal punto di vista economico che a causa del flusso mal gestito dei migranti, piuttosto consolidate.
Il cosiddetto centro, cioè quella Milano che si ispira alla grande tradizione liberale, riformista e cattolica e che ha espresso degli eccellenti amministratori è sempre stato decisivo nel voto alle elezioni comunali.
Sindaci del passato come Tognoli o Albertini, solo per citare i più recenti, sono l’espressione evidente di quel civismo privo di qualunque estremismo politico che raccoglie a Milano, più che in qualunque altra città d’Italia, un consenso solido.
L’atteggiamento assunto da una parte del partito democratico milanese ne sposta l’asse a sinistra e forse potrebbe raccogliere qualche voto del M5S che, com’era prevedibile, ha immediatamente abbracciato la tesi delle dimissioni della giunta e del sindaco.
Se il partito democratico, nonostante la tempesta, vuole conservare palazzo Marino deve rivendicarne i successi, quei passi che hanno fatto di Milano l’unica città europea del paese in grado di esistere in un mondo globale.
Naturalmente una metropoli che corre verso il futuro lascia indietro molti e certamente nel caso di Milano troppi: quindi è giusto e doveroso che si imbocchino per il prossimo biennio politiche specifiche perché Milano si riapra a coloro che non possono permettersi di viverci e affronti molti dei problemi che la sua straordinaria crescita hanno implicato per i cittadini, dal traffico alla sicurezza, problemi per altro comuni a tutte le grandi città europee.
Non è però rinnegando gli anni passati e strizzando l’occhio agli elettori di AVS e del M5S che il PD conquisterà quella parte di milanesi che ancora credono e sono pronti a impegnarsi per questo, nella vocazione civica che ha caratterizzato le migliori amministrazioni della città.
Non meno sono i dubbi nel campo del centrodestra: una parte, in particolare riferita al presidente del Senato Ignazio La Russa, parla di “espugnare “Milano, e sposta l’asticella di più verso la destra che il centro. Ci sono però esponenti di quella coalizione che hanno ricoperto ruoli apicali nella città, come Letizia Moratti e alla quale dobbiamo l’Expo, che insistono invece sulla necessità di trovare una figura e un programma che possano rappresentare proprio quel centro moderato, non strettamente legato ai partiti: la Milano del fare, solidale ma concreta, accogliente e vitale.
La Milano delle grandi università, delle straordinarie istituzioni culturali, di un associazionismo sia laico che cattolico esemplare per efficienza e dimensione. Da questa Milano deve partire il riscatto dopo questa pagina buia.
Le inchieste dei giudici vanno rispettate anche se in questo caso e con questi tempi soprattutto di fronte ad una fuga di notizie che ha permesso all’oggetto di quest’inchieste di arrivare all’attenzione della stampa prima che degli interessati, il dubbio di una strumentalizzazione più politica che giudiziaria rimane.
La conclusione che chiunque cerchi di approfittare sia all’interno del centro sinistra che nel centro destra di quello che sta succedendo in questi giorni, pensando di farne un punto a favore della propria vittoria elettorale, sta commettendo un errore: dimenticare quello che è Milano, dimenticarne la vocazione solidaristica che però non ha mai trascurato lo sguardo verso il futuro, la necessità di fare di Milano il motore propulsivo di tutto il paese, sarebbe un errore molto grave. Il Presidente Fontana, leghista, lo ha capito perfettamente.
Certamente si sono commessi degli errori in una città travolta dalla sua stessa crescita e si deve porre rimedio creando anche grazie a quelle reti di cui Milano era un esempio che sostengono la città, e in particolare chi è più debole, ma non abbandonando l’ambizione di restare un faro verso il futuro necessario in un paese che continua a ritenere le rendite di posizione una soluzione per tutelare quello che c’è oggi senza porsi la domanda di quello che sarà il domani.
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