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L’istigazione all’odio nei libri scolastici palestinesi

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L’istigazione all’odio nei libri scolastici palestinesi

Nel suo libro La Palestina nei testi scolastici di Israele, la filologa e attivista di estrema sinistra israeliana Nurit Peled-Elhanan sostiene che i testi destinati alle scuole in Israele abbiano veicolato un’immagine “disumanizzante” dei palestinesi, sedimentando in tal modo nell’opinione pubblica la legittimità di determinate decisioni

Nathan Greppi12/09/2025Aggiornato 11/09/20254 min lettura850 parole
Prima Pagina

Nel suo libro La Palestina nei testi scolastici di Israele, la filologa e attivista di estrema sinistra israeliana Nurit Peled-Elhanan sostiene che i testi destinati alle scuole in Israele abbiano veicolato un’immagine “disumanizzante” dei palestinesi, sedimentando in tal modo nell’opinione pubblica la legittimità di determinate decisioni dei governi israeliani.

Più di recente, il quotidiano Il Manifesto ha sostenuto che nei libri scolastici italiani viene minimizzata l’occupazione israeliana dei territori palestinesi. Nel sostenere ciò, si contesta il fatto che Gerusalemme venga riconosciuta come capitale d’Israele, dimenticando che questa è la realtà dei fatti: a Gerusalemme hanno sede il governo, la Knesset (il parlamento) e la Corte Suprema. Anche se la maggior parte dei paesi riconosce Tel Aviv come capitale, Gerusalemme lo è “de facto”, in quanto ospita le sedi di tutti i principali organi amministrativi, legislativi e giudiziari del paese.

Libri di testo palestinesi

La tesi secondo cui siano gli israeliani a disumanizzare i palestinesi per giustificare i soprusi nei loro confronti non tiene conto del fatto che, dall’altra parte, i testi scolastici utilizzati nelle scuole palestinesi disumanizzano costantemente non solo gli israeliani, ma anche gli ebrei come popolo.

Per fare un esempio di questo fenomeno, già nel settembre 2019 uno studio condotto dall’organizzazione no-profit israeliana IMPACT-SE, che si occupa di monitorare i libri di testo usati in Medio Oriente, ha rivelato che i materiali di studio utilizzati nei territori palestinesi e previsti per l’anno scolastico 2019-2020 contenevano propaganda antisionista e, in alcuni casi, anche antisemita, oltre ad inneggiare alla jihad e al martirio.

In un libro di matematica compariva questo esercizio: “Il numero di martiri della Prima Intifada è di 2026 martiri, e il numero di martiri dell’Intifada di Al-Aqsa è di 5050. Il numero di martiri delle due Intifade è di ____ martiri.” In un altro testo, invece, si tessevano le lodi del terrorista Dalal Al-Mughrabi, responsabile del Massacro della Strada Costiera, avvenuto nel 1978 a Tel Aviv e che provocò la morte di 38 persone, inclusi 13 bambini.

Lo studio di IMPACT-SE ha anche fornito dei dati: su 1509 riferimenti a Israele nel curriculum scolastico, il 93,5% non si riferivano ad esso con il suo vero nome, ma con termini dispregiativi quali “occupazione sionista”, “occupazione”, “sionisti” ed “entità sionista”. Israele veniva chiamata per nome solo nel restante 6,5% dei casi.

Proprio al terrorista Al-Mughrabi, negli anni 2010 era stata intitolata una scuola elementare a Hebron, finanziata tramite donazioni provenienti dal Belgio. Anche per questo e altri episodi analoghi, nel 2018 il governo belga aveva deciso di interrompere i finanziamenti destinati alle scuole palestinesi. Mentre nel maggio 2025, il Parlamento Europeo ha congelato i fondi destinati all’Autorità Nazionale Palestinese per l’istigazione all’odio nei suoi libri di testo per le scuole.

Insegnanti fanatici

Talvolta non sono solo i libri di testo ad incitare l’odio tra i bambini palestinesi, ma anche gli insegnanti: stando ad un rapporto pubblicato nell’agosto 2021 da UN Watch, associazione no-profit con sede a Ginevra, nelle scuole palestinesi gestite dall’UNRWA erano più di 100 gli insegnanti che istigavano alla violenza e all’odio sia contro gli israeliani che contro gli ebrei in generale.

Nello specifico, erano state raccolte 113 immagini di post pubblicati sui social da vari membri del personale UNRWA, che in alcuni casi incitavano all’uso della violenza anche tra i bambini. UN Watch aveva analizzato solo quelli che si identificavano pubblicamente come membri del personale dell’agenzia, e pertanto ipotizzava che il numero reale dei dipendenti con atteggiamenti apertamente violenti fosse molto più alto.

Per fare un esempio, Nahed Sharawi, insegnante di matematica in una scuola UNRWA a Gaza, sui social aveva condiviso un video che riprendeva Adolf Hitler, dicendo che lo faceva “per arricchire e illuminare le vostre menti e pensieri”. Mentre Husni Masri, che insegnava in una scuola in Cisgiordania, diffondeva teorie secondo le quali gli ebrei avrebbero creato il Covid-19, e avevano intenzione di distruggere l’Islam e dominare il mondo. Nei suoi post, se la prendeva con i cosiddetti “massoni sionisti”, sostenendo che “possiedono il 90% di tutto l’oro del mondo” e “controllano la Banca Mondiale”.

È curioso che Sharawi accusasse i sionisti di controllare la Banca Mondiale, quando questa annovera tra i suoi dipendenti Massimiliano Calì, marito dell’inviata speciale dell’ONU Francesca Albanesee già consulente del Ministero dell’Economia dell’Autorità Nazionale Palestinese. Nei suoi post sui social, anch’essi analizzati da UN Watch, Calì dimostra di avere posizioni non meno estreme della moglie, piene di odio nei confronti d’Israele e di giustificazione dei terroristi palestinesi.


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Un pensiero su “L’istigazione all’odio nei libri scolastici palestinesi

  1. blogdibarbara dice:

    È sempre stato così. Ho in archivio uno studio sui libri scolastici palestinesi tradotto dall’inglese da una mia amica nei primissimi anni 2000 – l’originale probabilmente è di qualche anno prima – con educazione al martirio e all’odio fin dalle prime classi elementari. E ho video di parecchi anni fa sia con lezioni in classe da parte di insegnanti dell’UNRWA che istruiscono all’odio e alla guerra senza quartiere, sia di interviste ai bambini che mostrano di avere perfettamente imparato queste lezioni.

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