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Le tante anime di Malmö

Luoghi & Design

Le tante anime di Malmö

Sono partita per un festival di design e mi sono ritrovata a scoprire una città che celebra il cambiamento: dall’eredità industriale alla creatività, dal simbolo del Turning Torso alle strade multiculturali, Malmö è un laboratorio urbano e umano in continua trasformazione Sono stata a Malmö a

Elena Cattaneo12/09/2025Aggiornato 11/09/20254 min lettura690 parole
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Sono partita per un festival di design e mi sono ritrovata a scoprire una città che celebra il cambiamento: dall’eredità industriale alla creatività, dal simbolo del Turning Torso alle strade multiculturali, Malmö è un laboratorio urbano e umano in continua trasformazione

Sono stata a Malmö a maggio per partecipare al Southern Sweden Design Days. Non era la mia prima volta: qualche anno l’avevo visitata per poche ore, giusto il tempo, durante una vacanza itinerante, di andare a vedere da vicino quella torre insolita progettata dall’architetto Santiago Calatrava. Il Turning Torso svetta come un faro in un tranquillo quartiere residenziale: più che la forma, mi aveva colpito la posizione rispetto alla città, quel gesto verticale che rompe l’orizzonte basso delle case e dei magazzini del porto. Allora l’avevo vista solo come un’icona architettonica un po’ slegata dal contesto, oggi mi è più chiara la sua funzione di simbolo concreto della trasformazione di Malmö in questi ultimi 20 anni.

Negli anni Settanta e Novanta la Svezia ha conosciuto crisi profonde. Poi, a metà degli anni Novanta, la ripresa: telecomunicazioni, ICT, nuove industrie creative. Con l’ingresso nell’Unione Europea e, poco dopo, la costruzione del ponte di Øresund (quel collegamento spettacolare fatto di ponte, isola artificiale e tunnel subacqueo che unisce Copenaghen e Malmö), la città ha cambiato pelle. Da enclave industriale legata al porto a hub internazionale capace di attrarre persone, idee e investimenti.

In questo scenario nasce il Southern Sweden Design Days (SSDD), il festival per cui sono tornata a Malmö. Visto che da anni visito fiere e saloni, ammetto che mi sentivo un po’ “assuefatta”. E invece, qui, sono stata accolta da un’energia era diversa. Non la competizione dei brand, non la ricerca dell’effetto scenico a tutti i costi, ma una dimensione inclusiva e generosa. A SSDD i progetti parlano da soli, che siano firmati da giovani designer indipendenti o da aziende affermate. Lo spazio si conquista con un’application semplice, le fee sono calibrate per non escludere nessuno, e tutto è pensato per essere accessibile. Ho trovato workshop per bambini, installazioni site-specific, esposizioni diffuse in 87 location sparse per la città: dai ristoranti, agli showroom, a edifici abbandonati della ex zona industriale.

È il festival di design, in questo caso, che mi ha permesso di scoprire Malmö quartiere per quartiere, di camminare tra i vicoli meno turistici, di incontrare botteghe, laboratori, spazi pubblici trasformati per l’occasione. È così che ho colto la vera anima della città: giovane (l’età media è bassissima), multiculturale (170 nazionalità convivono qui), curiosa, con una voglia di crescere che si respira ovunque.

Forse non è un caso che l’industria più attiva sia proprio quella legata alla creatività. Malmö non ostenta, non ha il passo sicuro di Stoccolma né il fascino patinato di Copenaghen. Ma ti conquista perché mette insieme storie diverse: l’eredità industriale e l’innovazione tecnologica, il design indipendente e la dimensione internazionale, la voglia di sperimentare senza paura di sbagliare.

Sono arrivata per un festival e sono ripartita con l’impressione di aver visto molto di più: ho parlato con giovani designer che hanno studiato all’estero, da Londra a New York, ma sono tornati qui per avviare, subito, un business locale, che hanno lasciato le metropoli per vivere in campagna nei dintorni di Malmö, non per isolarsi ma per una nuova sensazione di sicurezza data dalla scena creativa emergente e diffusa nel territorio. Impossibile, insomma, racchiudere Malmö in una sola definizione, le sue tante anime convivono e si trasformano insieme.


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2 pensieri su “Le tante anime di Malmö

  1. Elena Rosalinda Cattaneo dice:

    Buonasera Maria Nadia, nell’articolo ho citato esperienze derivate da racconti diretti di alcuni giovani con cui ho parlato. Non stento a credere che ci saranno anche esempi di ragazzi che verranno a fare esperienze in Italia. Un saluto, Elena

  2. Maria Nadia dice:

    Colpisce negativamente che gli studenti Svedesi di design abbiano “studiato a Londra e New York”. Nessun cenno nell’articolo a contributi, benché minimi, del celebrato design Italiano. Irrilevanti?

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