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Se l’allarme sull’antisemitismo non suona più

Antisemitismo

Se l’allarme sull’antisemitismo non suona più

La violenza del 25 aprile impone una riflessione che non può fermarsi alla cronaca. Tra antisemitismo mascherato da antisionismo, silenzi istituzionali e comunità ebraiche costrette a vivere sotto protezione, l’Italia sembra accettare come normale ciò che normale non è. A forza di battere sullo stesso tasto,

Stefano Piperno01/05/2026Aggiornato 30/04/20264 min lettura835 parole

La violenza del 25 aprile impone una riflessione che non può fermarsi alla cronaca. Tra antisemitismo mascherato da antisionismo, silenzi istituzionali e comunità ebraiche costrette a vivere sotto protezione, l’Italia sembra accettare come normale ciò che normale non è.


A forza di battere sullo stesso tasto, la musica prima o poi stona.

Un giovane ebreo della comunità romana viene fermato per gli spari contro una coppia che recava al collo il fazzoletto dell’ANPI.

Peggio di così non poteva andare: il male ha prodotto altro male, l’ignoranza avviluppata dall’ideologia ha stravolto la storia e, alla fine, si è trovato lo sconsiderato esasperato che si è messo in proprio, rendendo un pessimo servizio alla causa per cui credeva di combattere.

Le reazioni della comunità ebraica romana sono state immediate e sgomente: nessuna giustificazione, nessuna ambiguità, ma una presa di distanza netta da un gesto definito inaccettabile e contrario ai valori stessi della comunità.

In Italia, sondaggi di varia fonte accreditano le diverse forme di avversione verso gli ebrei — dall’antisionismo di recente conio all’antisemitismo tout court — intorno al 26%, una percentuale molto più alta di quella presente nel 1938, al momento della promulgazione delle leggi razziali.

Allora la percezione antisemita era alimentata soprattutto dall’atteggiamento di una Chiesa cattolica che non aveva ancora rinunciato all’espressione “perfidi giudei” e nella quale sopravviveva, in molti ambienti, l’antica accusa di deicidio.

Solo una minoranza, soprattutto nelle città dove esistevano comunità ebraiche, aveva reale cognizione della loro presenza. E tuttavia, dove vivevano, gli ebrei italiani erano spesso integrati nel tessuto sociale, anche per il loro numero esiguo: nulla a che vedere con la condizione degli ashkenaziti dell’Europa orientale.

Le leggi razziali furono accolte dai più senza particolare convinzione né entusiasmo. Lo dimostra anche l’aiuto prestato da molti italiani a famiglie ebree prima e durante l’occupazione nazista.

Certo, vi furono anche i delatori a pagamento e i fascisti irriducibili, come la banda Koch a Roma, che catturava ebrei e li consegnava ai tedeschi. Ma non vi fu mai, in Italia, un compatto e convinto movimento popolare antiebraico.

Diamo per noti i fatti che hanno condotto alla situazione presente. Preme invece puntualizzare due aspetti allarmanti, entrambi gravi e forieri di ulteriori sventure.

Il primo riguarda il sionismo, che è stato ed è una teoria politica fondata sulla rivendicazione, da parte degli ebrei, del ritorno alla loro terra d’origine, poi sfociata nella nascita dello Stato d’Israele sull’onda della Shoah.

Chi si dichiara apertamente antisionista nega a Israele il diritto di esistere. Distinguo e ambiguità sono inammissibili, a meno che non si ignori il significato della parola.

Accusare Israele di aver sottratto e occupato illegalmente terra altrui, rincarando la dose con le accuse di neocolonialismo, espansionismo, genocidio e pulizia etnica, non è soltanto una variante del vecchio antisemitismo razzistico: è qualcosa di peggiore, perché si ammanta di lessico politico e morale.

Tra costoro, nessuno dice che cosa si dovrebbe fare degli otto milioni di ebrei che vivono tra il Giordano e il Mediterraneo.

La seconda questione è tutta italiana: l’assordante silenzio della politica. Passi per gli anti-israeliani dichiarati, che siedono per lo più a sinistra in Parlamento: almeno non si nascondono.

Ma le autorità di governo, fino alla massima magistratura dello Stato, perché avallano sostanzialmente le storture storiche del 25 aprile? Perché, senza esercitare una vera moral suasion, costringono le comunità ebraiche a vivere blindate intorno a scuole e luoghi di culto?

La protezione armata delle forze dell’ordine, a ben guardare, è l’ammissione che si è in presenza di cittadini comunque “particolari”.

Coscienze a posto, accettando senza adeguata riprovazione le aggressioni contro chi espone, come suo diritto, i simboli della propria appartenenza.

Nessun’altra minoranza etnica o religiosa è soggetta a una situazione simile, qualcosa su cui riflettere.

La recente approvazione al Senato del disegno di legge sull’antisemitismo, che recepisce una formulazione internazionale, ha mostrato una sinistra riluttante e ambigua.

Insomma, sembra di capire che vada bene così.


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2 pensieri su “Se l’allarme sull’antisemitismo non suona più

  1. blogdibarbara dice:

    Non sono d’accordo sulla frase “lo sconsiderato esasperato che si è messo in proprio, rendendo un pessimo servizio *alla causa per cui credeva di combattere*.” Ci sono situazioni in cui dietro le azioni non ci sono finalità, non ci sono propositi, non ci sono piani, non ci sono ragionamenti: semplicemente uno, portato all’esasperazione, arriva al punto che non ne può più e dice basta, adesso prendo vado e spacco tutto (o forse magari neanche lo pensa: prende e va e basta). Non per cercare di ottenere qualcosa ma perché la rabbia accumulata per qualcosa che nessuno ha provato a fermare, che nessuno ha cercato di contrastare, per la quale nessuno ti ha dato una mano, a un certo punto esplode. E quando la bomba esplode, chi è stato finora a guardare senza muovere un dito dovrebbe fare qualche conto con la propria coscienza.
    Io mi ricordo quando i “ragazzi del 48”, dopo una serie di attacchi, di stelle gialle sui negozi di proprietà di ebrei ecc., in uno spettacolare raid notturno hanno assaltato e devastato la sede del gruppo responsabile . E tutte le anime belle – a partire, in campo ebraico, da Tullia Zevi buonanima che di fronte alle provocazioni invitava a tenere il profilo basso (quello delle pecore al macello?) – a dire ma no, non si fa così, non bisogna, è così che poi si scatena l’antisemitismo (la solita inversione di causa ed effetto). Beh, quella serie di attacchi dopo l’intervento dei ragazzi del 48 è cessata.

  2. rolm dice:

    Non so se si tratta dello stesso antisemitismo del tipo di derivazione dell’estrema destra.
    Non ci fosse stato il perenne conflitto con gli arabo-palestinesi, forse non ci sarebbe stata la stessa avversione verso Israele da parte di certi ambienti e partiti di sinistra ed estrema.
    Il problema è che hanno ceduto alla propaganda e mistificazione dei fatti da parte dei leader e dei gruppi palestinesi, in malafede per chi dirige o no per il resto dei sostenitori.
    In più Israele ha il sostegno continuo degli americani, quindi è un mix perfetto per quegli ambienti e partiti da portare avanti come simbolo di lotta e resistenza verso un certo sistema.

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