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Abbiamo aderito al Manifesto pubblicato da il Riformista “Dalla parte di Israele”

Israele

Abbiamo aderito al Manifesto pubblicato da il Riformista “Dalla parte di Israele”

Abbiamo sottoscritto il Manifesto pubblicato da il Riformista in edicola martedì 3 giugno. Le firme sono rapidamente e spontaneamente arrivate a superare le 900. Personalità della politica, della cultura, dell'università, del mondo delle imprese e delle professioni. Commercianti, avvocati, giornalisti. Donne e uomini uniti dall'esigenza di

InOltre03/06/2025Aggiornato 03/06/20255 min lettura919 parole

Abbiamo sottoscritto il Manifesto pubblicato da il Riformista in edicola martedì 3 giugno. Le firme sono rapidamente e spontaneamente arrivate a superare le 900. Personalità della politica, della cultura, dell’università, del mondo delle imprese e delle professioni. Commercianti, avvocati, giornalisti. Donne e uomini uniti dall’esigenza di dare voce – contro tutto e tutti – alla democrazia israeliana. Tra i primi firmatari i giornalisti di Radio Radicale. Giuliano Ferrara e Giulio Meotti del Foglio, Paolo Liguori, Mario Sechi. Pierluigi Battista, Stefano Folli, Mirella Serri, Daniele Capezzone, Biagio de Giovanni, Flavia Fratello, Davide Giacalone, Paolo Guzzanti, Cinzia Leone, Antonino Monteleone, Barbara Palombelli, Carlo Panella, Alessandro Sallusti, Maurizio Tortorella. E poi, nel mondo della politica, Daniele Capezzone, Fabrizio Cicchitto, Margherita Boniver, Carlo Giovanardi, Alessandro Litta Modignani, Stefano Parisi, Francesco Storace. Innumerevoli, poi, gli intellettuali, esponenti dell’accademia, delle arti e dello spettacolo, da Paolo Macry a Giulio Sapelli, da Daniela Santus a Sergio Scalpelli, il generale Leonardo Tricarico, il professor Ugo Volli, lo scrittore Daniele Scalise, Anna Paola Concia, attivista per i diritti, Lucetta Scaraffia, storica e giornalista, l’attivista Anita Friedman.

Per aderire con il proprio nome potete scrivere a redazione@ilriformista.it

Il testo del Manifesto

Le manifestazioni dei prossimi giorni “contro la guerra di Gaza” e “per fermare Israele” sono iniziative irresponsabili nei confronti degli ebrei di tutto il mondo, perché avranno il doppio effetto di armare sempre più l’opinione pubblica contro il diritto di Israele a sconfiggere il nemico che vuole distruggerlo e di consentire all’antisemitismo di dispiegarsi in libertà, minacciando la vita di ogni ebreo.

Quelle manifestazioni sono organizzate e promosse da chi non capisce o non vuol capire che cosa è successo e quel che ha significato il 7 ottobre 2023. I cinquemila terroristi palestinesi che quel giorno invadevano Israele dicevano al mondo che massacrare gli ebrei in massa era nuovamente possibile. I loro smartphone e le loro bodycam, restituendo le immagini delle decapitazioni e dei bambini bruciati vivi, raccontavano che lo sterminio degli ebrei tornava a essere una possibilità realizzabile, se solo ci fosse stato qualcuno disposto a metterlo in atto e nessuno disposto a impedirlo.

È stato l’inizio di una nuova era della persecuzione degli ebrei. Che non cominciava con quei massacri, ma con la diffusione dell’idea che tali massacri “non venivano dal nulla”, come oscenamente dichiarò il Segretario Generale dell’Onu. È vero, non venivano dal nulla. Venivano dalla volontà genocida antiebraica dell’Iran, che da decenni arma e foraggia Hamas, Hezbollah, gli Houthi, nel progetto di accerchiare e cancellare lo “Stato sionista”. Manifestare “contro la guerra di Gaza” e “per fermare Israele” (“fermare Netanyahu” è un modo ipocrita per dire la stessa cosa) significa pretendere che Israele e gli ebrei accettino, nella noncuranza della comunità internazionale, la vittoria di Hamas, la sopravvivenza di un nemico che vuole distruggerli.

Chi manifesta oggi “per Gaza” avrebbe potuto subito intervenire per imporre ad Hamas di rilasciare gli ostaggi, ma non lo ha fatto. Avrebbe potuto imporre ad Hamas di consegnare le armi, ma non lo ha fatto. Al contrario: ha plaudito ai mandati di cattura della Corte Penale Internazionale contro Netanyahu e Gallant, la cui esecuzione è oggi caldeggiata dalla piattaforma della manifestazione del 7 giugno.

Noi proviamo profondo dolore per tutte le sofferenze e i morti di questa guerra, per le tante famiglie distrutte. Proviamo dolore per tutte le vittime. Tutte. Anche per quelle del 7 ottobre e per i tanti coraggiosi giovani soldati israeliani caduti per il loro popolo. Ma sappiamo anche a chi imputarle: ad Hamas, che sin dall’inizio ha cinicamente pensato di combattere la sua guerra usando come scudi umani gli ostaggi e i propri stessi fratelli.

Noi sappiamo e denunciamo che l’obiettivo di questa guerra da parte del fondamentalismo islamico e dell’Iran è la distruzione non semplicemente dello Stato d’Israele ma degli ebrei. Di ogni ebreo. Non è un nostro pensiero. È quanto essi stessi dicono e proclamano da tempo, ed è la sola e vera intenzione genocidaria in atto. Se Hamas si arrendesse i palestinesi sarebbero al sicuro. Gli ebrei invece devono essere annientati in quanto tali.

Qual è e di chi è, allora, la volontà genocidaria? La campagna di biasimo, di diffamazione, di delegittimazione contro Israele e gli ebrei, oggi in atto in un Occidente cieco e autolesionista, sta dando un aiuto impensabile a questo disegno, i cui frutti copiosi e tremendi vediamo ogni giorno anche in Italia, con la diffusione delle più repellenti manifestazioni di odio antiebraico: dalle scritte sulle vetrine in stile Germania anni Trenta all’interdizione di ristoranti e negozi ai “sionisti”.

L’Europa che fu della Shoah si accorse dopo, troppo tardi, di esserlo stata. Quell’Europa che se ne accorse troppo tardi sta gridando a voi, manifestanti del 6 e del 7 giugno, e a chi in Europa vi appoggia, di non accorgervene troppo tardi.


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4 pensieri su “Abbiamo aderito al Manifesto pubblicato da il Riformista “Dalla parte di Israele”

  1. Giuseppe dice:

    Accomunare nel giudizio di condanna le due manifestazioni, senza distinzione, è a mio avviso un grave errore. Bisogna rifuggire dall’isolamento e saper apprezzare gli sforzi e i sentimenti umanitari di quanti vogliono difendere Israele, anche se la nostra analisi non coincide esattamente con la loro.

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