Israele
Il partito liberaldemocratico in Emilia Romagna: “rottura relazioni con Israele atto grave ed incoerente”
Pubblichiamo il comunicato del partito liberaldemocratico dell'Emilia-Romagna. Un ringraziamento all'amico Luigi Di Placido La decisione della Regione Emilia-Romagna, annunciata dal Presidente Michele De Pascale, di interrompere le relazioni istituzionali con Israele rappresenta un atto grave, superficiale e profondamente incoerente, che rischia di legittimare sentimenti ostili e


Pubblichiamo il comunicato del partito liberaldemocratico dell’Emilia-Romagna. Un ringraziamento all’amico Luigi Di Placido

La decisione della Regione Emilia-Romagna, annunciata dal Presidente Michele De Pascale, di interrompere le relazioni istituzionali con Israele rappresenta un atto grave, superficiale e profondamente incoerente, che rischia di legittimare sentimenti ostili e pericolosi, senza produrre alcun effetto positivo reale.
Si tratta di una presa di posizione che colpisce selettivamente Israele, l’unica democrazia pienamente funzionante in Medio Oriente, ignorando completamente i rapporti con regimi ben più compromessi sul piano dei diritti umani, come Russia, Cina o Iran. Mai, in precedenza, si erano adottate misure analoghe verso Stati coinvolti in guerre di aggressione, repressioni sistematiche o crimini documentati su scala ben più ampia.
Nel motivare la scelta, De Pascale richiama le accuse della Corte Penale Internazionale contro il Primo Ministro israeliano, ma omette ogni riferimento agli ostaggi israeliani ancora detenuti da Hamas, al massacro del 7 ottobre e alla natura terroristica di chi continua a minacciare la sicurezza dei civili. Una narrazione parziale, che rischia di distorcere gravemente la complessità del conflitto in corso.
L’affermazione secondo cui questa decisione non sarebbe “contro il popolo israeliano” è ipocrita: interrompere relazioni istituzionali, comprese quelle commerciali, inevitabilmente danneggia anche cittadini e lavoratori israeliani. E se è vero che i legami diretti tra la Regione Emilia-Romagna e il governo israeliano non sono strutturali o profondi, proprio per questo il gesto assume un carattere puramente simbolico — e perciò ancora più grave. Colpisce senza produrre conseguenze concrete sul piano diplomatico, ma lancia un segnale sbagliato, rafforzando atteggiamenti ideologici e alimentando sentimenti anti-israeliani che spesso sfociano nell’antisemitismo.
Inoltre, sorgono legittime domande: a quali poteri istituzionali si richiama il Presidente De Pascale per impartire una direttiva del genere? E soprattutto, a quali strutture fa riferimento con tanta sicurezza? Le elenchi, per favore, con trasparenza: si tratta di quali enti, agenzie, uffici, fondazioni? E quali relazioni concrete verrebbero interrotte da questa sua iniziativa? Si tratta di accordi economici, collaborazioni culturali, attività scientifiche? O, più probabilmente, siamo di fronte a un gesto privo di effetti reali, che serve solo a lanciare un segnale ideologico senza alcun impatto pratico?
Per coerenza, ci si aspetta ora che De Pascale e la sua giunta rinuncino all’utilizzo di tutte quelle tecnologie e dispositivi – compresi strumenti medici e software – che contengono componenti sviluppate o prodotte in Israele. Le aziende sanitarie regionali, smetteranno forse di utilizzare tecnologie salvavita israeliane? È evidente che no. E qui si svela tutta la natura demagogica di questo annuncio.
Il governo israeliano è stato democraticamente eletto e sarà, eventualmente, il popolo israeliano a valutarne l’operato attraverso gli strumenti della democrazia. Nessun ente locale italiano ha titolo per ergersi a giudice politico di una nazione sovrana sulla base di criteri ideologici.
Questa decisione appare quindi come una mossa puramente retorica, pensata per accontentare le frange più estremiste, ma priva di contenuti utili e concretamente lesiva della cultura del dialogo. L’Emilia-Romagna, terra di convivenza e innovazione, merita di più di un gesto simbolico che divide, alimenta polarizzazioni e rischia di diventare il cavallo di Troia di derive intolleranti; e ciò al di la’ della constatazione condivisibile della gravità assoluta della condizione in cui versa la popolazione palestinese di Gaza.
Ci auguriamo che la Regione torni sui suoi passi, ristabilendo un approccio equilibrato, rispettoso del diritto internazionale ma anche della complessità dei conflitti globali e della responsabilità delle istituzioni locali.
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Purhcè si parli di voi… Israele, ulivi, TAP. ma vi rendete conto che cavalcate sempre il peggio?
La letterina del presidente è così importante che sul sito della regione bisogna cercarla con pazienza e abilità di scavo, per scoprire che si tratta di un “invito” (che figura giuridica è?) scopiazzato con copia-incolla dalla precedente letterina di Emiliano (simpatia e affinità elettive veicolate dal nome?). Non è una direttiva, non è nulla, è priva di una parte premessa che ne richiami i presupposti normativi. Quindi si tratta del consueto gioco di simboli e bandierine della politica italiana. Che un presidente (anzi, due) faccia questo mostra poco rispetto per il proprio ruolo istituzionale e poco rispetto per i concittadini, ai quali si dà a bere ciò che non esiste.