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Magia, religione e scienza. Come l’antropologia spiega bene la politica italiana

Politica italiana

Magia, religione e scienza. Come l’antropologia spiega bene la politica italiana

Secondo molti osservatori, nonostante i grandi progressi tecnologici, quello che stiamo vivendo sarebbe un tempo di regressione culturale e morale. Molti segnali sembrano asseverare tale teoria. Tra questi possiamo annoverare forse anche le scelte della sinistra italiana, comprese quella del prossimo referendum dell’8-9 giugno. Lo si

Alfonso Lanzieri03/06/2025Aggiornato 03/06/20255 min lettura1.060 parole
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Secondo molti osservatori, nonostante i grandi progressi tecnologici, quello che stiamo vivendo sarebbe un tempo di regressione culturale e morale. Molti segnali sembrano asseverare tale teoria. Tra questi possiamo annoverare forse anche le scelte della sinistra italiana, comprese quella del prossimo referendum dell’8-9 giugno.

Lo si può spiegare richiamando un’opera fortunata, “Il ramo d’oro”, scritta da James George Frazer, uno degli antropologi più importanti tra la fine Ottocento e l’inizio Novecento. Si tratta di imponente studio comparato su religioni, miti e i riti magici delle culture arcaiche, che ha avuto una notevole influenza.

In quest’opera, Frazer propone una teoria evolutiva della conoscenza umana. L’umanità avrebbe attraversato tre stadi: magia, religione e scienza. La magia è una forma primitiva di pensiero, basata sulla convinzione che si possa influenzare la natura tramite simboli, azioni o parole. La religione subentra, per Frazer, quando ci si accorge che la magia fallisce: si invocano allora forze divine attraverso preghiere e riti.

Agiranno loro al posto nostro. A un certo punto, sopraggiunge la scienza: ora l’uomo sviluppa un metodo razionale e sperimentale per osservare e intervenire sulla realtà. Naturalmente, lungo lo sviluppo descritto, i fattori degli stati meno evoluti non scompaiono ma restano come altrettanti “fossili culturali”: la permanenza della scaramanzia in tempo di scienza ne è un esempio perfetto.

Si badi bene, chiarisce Frazer: la mentalità magica presuppone già un universo fatto di leggi impersonali e stabili, come per la scienza. Semplicemente, la causalità individuata tra i fenomeni non è comprovata dalla sperimentazione ma stabilita per semplice ed arbitraria associazione di idee. Per questo motivo, ad esempio, si può credere che pronunciare quella serie di parole, in quell’ordine e con quella cadenza, possa avere un effetto concreto sulla realtà fisica.

Per giocare un po’, lasciandoci suggestionare da Frazer, possiamo dire che in politica lo stadio magico sembra corrispondere a quello populista. A questo livello di infantilismo civico, coagulatosi nella storia recente attorno a Beppe Grillo (sebbene circolasse da prima, va detto), si crede che basti pronunciare certe parole per cambiare il mondo. È sufficiente un “vaffa”.

È il momento dell’“uno vale uno”, del “chiamateci cittadini non onorevoli”, delle denunce velleitarie, degli scontrini mostrati sui social, degli stipendi restituiti. Tale impostazione va ovviamente incontro a contraddizioni irrisolvibili e insuccessi clamorosi. A questo punto sorge un leader: noi non siamo riusciti a dominare le forze sociali, ma lui ce la farà perché dotato di un dono speciale.

Siamo nella fase religiosa, che, come avrete capito, comincia più o meno con l’avvento di Giuseppe Conte quale “frontman” del Movimento 5 Stelle, all’inizio in duumvirato con Luigi Di Maio. Con l’energia divina si pretende ora di “abolire la povertà” e “spazzare via” i corrotti. Qui la logica che, seppur fallace, intramava la fase puramente magica, inizia a scolorire sempre più, dal momento che adesso è la volontà degli dèi ad essere legge.

Quindi ci si allea con la destra euroscettica, poi con la sinistra europeista, si rivendica il “sovranismo”, poi l’atlantismo: le parole degli dèi possono fare e disfare il mondo. Dio non fa ciò che è bene ma è bene quel che Dio fa.

Mentre era in corso questo processo, il Partito Democratico regrediva. Nato per riformare il Paese a partire da un approccio “scientifico”, vale a dire, fuori dalla metafora di Frazer, per modificare la realtà a partire da uno studio dei fatti e da una pragmatica amministrazione delle cose, ha cominciato a fare passi indietro e ha incrociato lungo il cammino proprio i 5S in piena fase magico-religiosa.

Così Conte, diventato nel frattempo leader unico del Movimento, è stato osannato pure dal PD. È “il punto di equilibrio più avanzato”, “il PD non ha altro nome che Conte” e via di seguito. Qui eravamo in piena fase monoteista.

Celebrate le nozze magico-mistiche, PD e 5S hanno diminuito il numero dei parlamentari: molto meglio una spruzzata di polvere magica negli occhi dei cittadini che una faticosa riforma istituzionale. Meno deputati, più efficienza: la causazione ovviamente è sballata, è puro pensiero magico, ma tant’è. Poi hanno cominciato a gridare “pace”, “no alle armi”, “basta guerra”, avendo fede nel fatto che queste formule, magicamente, potessero fermare Putin, salvaguardare la libertà dell’Ucraina e la sicurezza dell’Europa (tipo “Expelliarmus” di Harry Potter).

Qualcuno pensa che basta pronunciare la formula giusta e tutti i cattivi nel mondo si mettono a leggere Aldo Capitini, certo. Ormai contagiato dai 5S, nelle ultime settimane il PD ha iniziato a dire che con la vittoria del “sì” al prossimo referendum, tutti avranno un lavoro e l’avranno per sempre, si abolirà il precariato e nessuno sarà licenziato.

Il problema, insomma, non è aumentare i salari (prima questione, come sanno pure i sassi), creare lavoro, affrontare la deindustrializzazione crescente, fare qualcosa per colmare il gap tecnologico del Paese, migliorare la formazione: l’obiettivo è cambiare una legge, il Jobs Act, peraltro già rimaneggiata, fingendo che ciò cambi la realtà e riporti alla tutela-feticcio dell’articolo 18 (non è così, ma la magia non prevede il riscontro dei fatti).

In ultimo, e siamo ancora in ambito magia, il referendum serve a espellere una volta per tutte il fantasma di Renzi dalla casa infestata del Nazareno: è un referendum-ghostbusters. In questo arretramento cognitivo, la priorità è trovare nuove parole per dare ordini a una realtà che, ovviamente, procede per conto suo. Insomma, altro che riformismo, siamo alla stregoneria.

Può il PD tornare allo stadio scientifico, che in realtà ha abitato molto sporadicamente nel corso della sua breve storia? La vedo dura. Frazer spiega che la scienza, a differenza della magia, è correttiva: se una teoria non funziona, la si abbandona. Il PD, in questi anni, ha continuato a pronunciare le stesse formule magiche, nonostante i ripetuti “no” della realtà. Per sperare in un cambiamento serve una fede quasi religiosa.

Ecco, siamo in un cul-de-sac.


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4 pensieri su “Magia, religione e scienza. Come l’antropologia spiega bene la politica italiana

  1. typhoonpleasant11ad55d925 dice:

    Guardando quella foto l’unica da tirare in ballo è l’antropologia. Neanderthal, direi. Ai Sapiens non ci siamo ancora…

  2. Pingback: La triste storia di Elon Musk e del populismo plebiscitario alla prova dei fatti | InOltre

  3. luca dice:

    tra le parole “magiche” che aggiungerei c’è anche “neoliberismo” che ormai vale come condanna per il milionario di Dubai e l’idraulico sotto casa.

  4. claus skord dice:

    Perfettamente d’accordo. Calza a pennello. Del resto, come scrivo da tempo, essendo la maggioranza dei cittadini conservatori , da moderati a estremisti, la cosiddetta SX non fà eccezione, essendo composta soprattutto da conservatori di vario grado ma con ideologia diversa dai conservatori di DX. Il populismo è la variante corrotta dei conservatori.

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